PERUGIA - Non ci saranno nuove perizie scientifiche nel processo d’appello per l’omicidio di Meredith Kercher, la ragazza inglese uccisa a Perugia la notte del 1 novembre 2007. Il presidente della Corte d’Appello Claudio Pratillo Hellmann ha infatti respinto la richiesta avanzata dai pm Manuela Comodi e Giancarlo Costagliola di una nuova analisi scientifica su una traccia di dna sul coltello (traccia non esaminata né dalla polizia scientifica né dai periti nominati dal tribunale per la sua scarsa consistenza) e sul calcolo biostatistico (che avrebbe dovuto stabilire quante probabilità esistano che il profilo genetico attribuito a Raffaele Sollecito appartenga ad altre persone), definendola "superflua" e spiegando: "Gli accertamenti dei periti e gli elementi di valutazione forniti dai consulenti di parte consentono alla Corte di Formarsi il proprio ragionato convincimento…".
Con questo ennesimo schiaffo all’accusa contro Amanda Knox e Raffaele Sollecito, condannati nel dicembre 2009 a 26 e 25 anni di carcere, si è chiusa la fase dibattimentale del processo di secondo grado. Le udienze riprenderanno il 23 settembre con le requisitorie dei pm e le arringhe dei legali della difesa. Dopo la Corte si ritirerà in camera di consiglio e deciderà la sorte dei due imputati. Probabilmente la sentenza sarà emessa tra il 30 settembre e il 1 ottobre.
Iniziato il 24 novembre scorso, il processo ha visto una contrapposizione durissima tra accusa e difesa. In primo grado, il presidente della corte d’assise Giancarlo Massei che, a sorpresa, aveva respinto la richiesta delle difese di Amanda e Raffaele di perizie più approfondite sui profili genetici rilevati dalla Scientifica: al centro della richiesta, un coltello sequestrato a casa del ragazzo e il gancetto del reggiseno di Meredith. I giudici dell’Appello avevano espresso sin dall’inizio perplessità sulla condanna decisa in primo grado e avevano così disposto una perizia sulle tracce biologiche che rappresentavano il nucleo forte del quadro indiziario contro Amanda e Raffaele, nonché l’audizione di alcuni testi ritenuti fondamentali dai pm.
I risultati delle analisi degli esperti nominati dal tribunale erano stati catastrofici per l’accusa: con termini durissimi i professori Vecchiotti e Conti, entrambi della Sapienza di Roma, avevano accusato la polizia di aver condotto le operazioni di repertazione e analisi in modo superficiale, trascurando gran parte dei protocolli previsti dalla normativa internazionale. Sostanzialmente i due esperti avevano messo in rilievo le lacune dei diversi sopralluoghi (il gancetto del reggiseno filmato il giorno della scoperta del cadavere era stato repertato più di 40 giorni dopo e nelle operazioni gli investigatori avevano lavorato indossando guanti sporchi) e avevano sottolineato la possibilità di una contaminazione dei reperti.
I pm avevano reagito in modo durissimo accusando i periti nominati dal tribunale di incompetenza, con il sostegno dei legali di parte civile. E ora a sorpresa, dopo essersi opposti negli altri gradi di giudizio a nuove perizie scientifiche, hanno chiesto un supplemento di indagine di laboratorio. Affidata però a nuovi esperti.
Al presidente della Corte d’appello - che, con la gestione pacata ma decisa del processo, si è guadagnato la stima dei media americani che erano stati invece durissimi nei confronti del presidente della Corte d’Assise - è bastato un’ora di camera di consiglio per decidere di respingere la richiesta della Procura.
Ora la difesa di Amanda e Raffaele comincia a sperare in un ribaltamento della sentenza di primo grado. "Amanda inizia a vedere la fine del tunnel in cui è entrata quattro anni fa nonostante la sua innocenza" spiega Curt Knox, il padre della giovane americana. Fare pronostici però a Perugia è difficile. Di certo il processo d’appello ha messo in rilievo l’inconsistenza delle accuse contro Amanda e Raffaele e soprattutto gli errori commessi durante un’inchiesta scandita da fretta e ostinazione.
Se è comprensibile infatti che in un primo momento gli investigatori abbiamo arrestato Patrick Lumumba (identificato come l’assassino grazie alla "confessione" di Amanda e poi scagionato da un teste) più difficile è capire perché una volta individuata senza ombra di dubbio la presenza di Rudy Guede in via della Pergola la notte del delitto, si sia preferito accanirsi contro la giovane americana e il suo ex ragazzo invece di approfondire il ruolo dell’ivoriano che, grazie al rito abbreviato, è stato definitivamente condannato a a 15 anni. Catturato in Germania grazie all’abilità della Sco, Rudy aveva potuto parlare con i suoi legali prima di essere interrogato dagli inquirenti. E in Italia aveva dato versione contrastanti con quanto detto in chat ad un amico.
Rudy d’altronde non ha mai apertamente accusato in aula né Amanda né Raffaele. La Procura non ha mai fatto un confronto tra i tre pur ritenendoli complici del delitto. Dopo quattro anni quindi nessuno sa ancora che cosa è accaduto esattamente in via della Pergola la notte dell'omicidio.
Con questo ennesimo schiaffo all’accusa contro Amanda Knox e Raffaele Sollecito, condannati nel dicembre 2009 a 26 e 25 anni di carcere, si è chiusa la fase dibattimentale del processo di secondo grado. Le udienze riprenderanno il 23 settembre con le requisitorie dei pm e le arringhe dei legali della difesa. Dopo la Corte si ritirerà in camera di consiglio e deciderà la sorte dei due imputati. Probabilmente la sentenza sarà emessa tra il 30 settembre e il 1 ottobre.
Iniziato il 24 novembre scorso, il processo ha visto una contrapposizione durissima tra accusa e difesa. In primo grado, il presidente della corte d’assise Giancarlo Massei che, a sorpresa, aveva respinto la richiesta delle difese di Amanda e Raffaele di perizie più approfondite sui profili genetici rilevati dalla Scientifica: al centro della richiesta, un coltello sequestrato a casa del ragazzo e il gancetto del reggiseno di Meredith. I giudici dell’Appello avevano espresso sin dall’inizio perplessità sulla condanna decisa in primo grado e avevano così disposto una perizia sulle tracce biologiche che rappresentavano il nucleo forte del quadro indiziario contro Amanda e Raffaele, nonché l’audizione di alcuni testi ritenuti fondamentali dai pm.
I risultati delle analisi degli esperti nominati dal tribunale erano stati catastrofici per l’accusa: con termini durissimi i professori Vecchiotti e Conti, entrambi della Sapienza di Roma, avevano accusato la polizia di aver condotto le operazioni di repertazione e analisi in modo superficiale, trascurando gran parte dei protocolli previsti dalla normativa internazionale. Sostanzialmente i due esperti avevano messo in rilievo le lacune dei diversi sopralluoghi (il gancetto del reggiseno filmato il giorno della scoperta del cadavere era stato repertato più di 40 giorni dopo e nelle operazioni gli investigatori avevano lavorato indossando guanti sporchi) e avevano sottolineato la possibilità di una contaminazione dei reperti.
I pm avevano reagito in modo durissimo accusando i periti nominati dal tribunale di incompetenza, con il sostegno dei legali di parte civile. E ora a sorpresa, dopo essersi opposti negli altri gradi di giudizio a nuove perizie scientifiche, hanno chiesto un supplemento di indagine di laboratorio. Affidata però a nuovi esperti.
Al presidente della Corte d’appello - che, con la gestione pacata ma decisa del processo, si è guadagnato la stima dei media americani che erano stati invece durissimi nei confronti del presidente della Corte d’Assise - è bastato un’ora di camera di consiglio per decidere di respingere la richiesta della Procura.
Ora la difesa di Amanda e Raffaele comincia a sperare in un ribaltamento della sentenza di primo grado. "Amanda inizia a vedere la fine del tunnel in cui è entrata quattro anni fa nonostante la sua innocenza" spiega Curt Knox, il padre della giovane americana. Fare pronostici però a Perugia è difficile. Di certo il processo d’appello ha messo in rilievo l’inconsistenza delle accuse contro Amanda e Raffaele e soprattutto gli errori commessi durante un’inchiesta scandita da fretta e ostinazione.
Se è comprensibile infatti che in un primo momento gli investigatori abbiamo arrestato Patrick Lumumba (identificato come l’assassino grazie alla "confessione" di Amanda e poi scagionato da un teste) più difficile è capire perché una volta individuata senza ombra di dubbio la presenza di Rudy Guede in via della Pergola la notte del delitto, si sia preferito accanirsi contro la giovane americana e il suo ex ragazzo invece di approfondire il ruolo dell’ivoriano che, grazie al rito abbreviato, è stato definitivamente condannato a a 15 anni. Catturato in Germania grazie all’abilità della Sco, Rudy aveva potuto parlare con i suoi legali prima di essere interrogato dagli inquirenti. E in Italia aveva dato versione contrastanti con quanto detto in chat ad un amico.
Rudy d’altronde non ha mai apertamente accusato in aula né Amanda né Raffaele. La Procura non ha mai fatto un confronto tra i tre pur ritenendoli complici del delitto. Dopo quattro anni quindi nessuno sa ancora che cosa è accaduto esattamente in via della Pergola la notte dell'omicidio.