ROMA - Nell'Italia che strizza l'occhio al condono, crescono di due terzi i roghi, in gran parte dolosi: tra il primo gennaio 2011 e lo scorso 10 agosto i focolai di incendio sono aumentati del 66 per cento rispetto allo stesso periodo del 2010. E se la superficie devastata dalle fiamme ha avuto un incremento minore (più 41 per cento) è merito da spartire tra il caso (un'estate meno ventosa) e una migliore capacità di intervento sia della Forestale che dei Comuni.
I numeri contenuti nel rapporto "Ecosistema incendi 2011" curato da Legambiente e dalla Protezione civile, ci rivelano che nel 2011 tutto sommato è andata bene. Il dato si coglie meglio spostandosi dalle percentuali agli ettari. Nel 2010 si sono persi 46.537 ettari: in buona parte andati in fumo nella parte finale dell'estate, segnata da condizioni meteo preoccupanti. Quest'anno invece gli ettari bruciati fino al 10 agosto sono stati 16.487 e, secondo le previsioni di Legambiente, a fine settembre, grazie alle piogge in arrivo, ci si dovrebbe attestare attorno ai 20 mila ettari, decisamente meno rispetto all'anno scorso.
"Non dobbiamo però fare l'errore di sottovalutare il rischio strutturale creato da chi incendia i boschi per aprire le porte alla speculazione, magari fidando nella possibilità di un ennesimo condono", ricorda Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente. "I roghi continuano a rappresentare un danno incalcolabile per il nostro patrimonio boschivo e per tutta l'economia che ruota attorno alle ricchezze e alle qualità ambientali dei vari territori". Inoltre i tagli ai fondi a disposizione degli enti locali rischiano di diminuire la capacità di monitoraggio e di risposta agli incendiari: il fattore che quest'anno ha fatto la differenza. Anche perché, nonostante un'alta adesione al catasto delle aree percorse dal fuoco (è stato realizzato nel 78% dei comuni che hanno risposto al sondaggio curato dal rapporto ed è stato aggiornato nell'ultimo anno nel 50% dei casi), solo il 5% delle amministrazioni comunali risulta applicare pienamente la legge quadro in materia di incendi boschivi.
L'allarme, nonostante la flessione del numero di ettari colpiti, resta alto anche perché le regioni del sud e le isole - le zone in cui la pressione legata agli interessi speculativi è più alta - continuano a essere il nostro tallone d'Achille: l'anno scorso in Sicilia, Sardegna, Calabria e Puglia sono andati in fumo complessivamente circa 37.000 ettari di territorio, l'80% della superficie incendiata in tutta Italia. E la situazione non cambia nei primi otto mesi del 2011: la Calabria risulta essere una delle regioni più devastate con 486 incendi, seguita da Campania e Sardegna rispettivamente con 389 e 369 roghi. Mentre in Puglia si è avuta la più estesa superficie boscata percorsa dal fuoco (2.020 ettari), seguita dalla Sardegna (1.829 ettari) e dalla Campania (914 ettari).
I numeri contenuti nel rapporto "Ecosistema incendi 2011" curato da Legambiente e dalla Protezione civile, ci rivelano che nel 2011 tutto sommato è andata bene. Il dato si coglie meglio spostandosi dalle percentuali agli ettari. Nel 2010 si sono persi 46.537 ettari: in buona parte andati in fumo nella parte finale dell'estate, segnata da condizioni meteo preoccupanti. Quest'anno invece gli ettari bruciati fino al 10 agosto sono stati 16.487 e, secondo le previsioni di Legambiente, a fine settembre, grazie alle piogge in arrivo, ci si dovrebbe attestare attorno ai 20 mila ettari, decisamente meno rispetto all'anno scorso.
"Non dobbiamo però fare l'errore di sottovalutare il rischio strutturale creato da chi incendia i boschi per aprire le porte alla speculazione, magari fidando nella possibilità di un ennesimo condono", ricorda Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente. "I roghi continuano a rappresentare un danno incalcolabile per il nostro patrimonio boschivo e per tutta l'economia che ruota attorno alle ricchezze e alle qualità ambientali dei vari territori". Inoltre i tagli ai fondi a disposizione degli enti locali rischiano di diminuire la capacità di monitoraggio e di risposta agli incendiari: il fattore che quest'anno ha fatto la differenza. Anche perché, nonostante un'alta adesione al catasto delle aree percorse dal fuoco (è stato realizzato nel 78% dei comuni che hanno risposto al sondaggio curato dal rapporto ed è stato aggiornato nell'ultimo anno nel 50% dei casi), solo il 5% delle amministrazioni comunali risulta applicare pienamente la legge quadro in materia di incendi boschivi.
L'allarme, nonostante la flessione del numero di ettari colpiti, resta alto anche perché le regioni del sud e le isole - le zone in cui la pressione legata agli interessi speculativi è più alta - continuano a essere il nostro tallone d'Achille: l'anno scorso in Sicilia, Sardegna, Calabria e Puglia sono andati in fumo complessivamente circa 37.000 ettari di territorio, l'80% della superficie incendiata in tutta Italia. E la situazione non cambia nei primi otto mesi del 2011: la Calabria risulta essere una delle regioni più devastate con 486 incendi, seguita da Campania e Sardegna rispettivamente con 389 e 369 roghi. Mentre in Puglia si è avuta la più estesa superficie boscata percorsa dal fuoco (2.020 ettari), seguita dalla Sardegna (1.829 ettari) e dalla Campania (914 ettari).