TRASFORMARE un'intera città in parco di divertimenti, in tempi in cui è sempre più difficile per gli adolescenti giocare all'aperto, tra la mancanza di strutture urbane adeguate e il fascino magnetico dei videogame, è di per sé un'impresa. Per otto anni l'Associazione Giochi Antichi e il Comune di Verona ci sono riusciti, realizzando il Tocatì, festival originale e con amplissima partecipazione (non solo dei bambini). Ma quest'anno, per la sua nona edizione dal 23 al 25 settembre, la manifestazione che prende il nome dal modo di dire dialettale "tocca a te", quando si passa il turno ad un altro giocatore, ha l'ambizione di far diventare la città di Montecchi e Capuleti il centro nevralgico internazionale dei giochi di strada.
LE IMMAGINI
Lo dimostra l'organizzazione di un convegno, supportato dall'Unesco, che ha al centro il dibattito sul gioco tradizionale come patrimonio dell'umanità: un capitale immateriale ma di grandissimo valore, se si considera che persino attraverso una partita a Ciclotappo i ragazzini di oggi tramandano un'attività intrapresa già dai loro nonni, se non in tempi ancor più lontani. Per questo oltre ad ascoltare gli interventi di antropologi, sociologi, esperti di storia dello sport - perché molto spesso l'aspetto ludico è indissolubilmente legato a quello agonistico, come per il Tiro alla fune - la cosa più importante sarà giocare, riappropriandosi fisicamente di ogni angolo del centro storico: i cortili, le piazze, le vie e i vicoli, certe discese del lungadige su cui cimentarsi magari in una gara di tiro alla forma di formaggio, e poi le strade solitamente intasate di automobili e persino certi luoghi eleganti e storici di Verona, come Piazza delle Erbe o Piazza dei Signori.
Al desiderio di crescere della manifestazione, corrisponde l'aumento dei Paesi stranieri invitati: fino all'anno scorso era solo uno per edizione, mentre quest'anno arriveranno giochi da tutto il mondo, antichi, spettacolari e un po' pericolosi, come il salto della corda acrobatico (Tiàoshéng), che arriva da Taiwan, la danza-lotta brasiliana (Capoeira), il lancio dei dischi di pietra di tradizione vichinga (Varpa), la ginnastica persiana (Zurkhaneh) che richiede grande forza e flessibilità, e molti altri ancora. Ovviamente la parte del leone la fanno i nostri giochi tradizionali, che in occasione dei festeggiamenti dell'Unità d'Italia, arriveranno da tutte le regioni: ecco allora da nord a sud, in un mescolarsi di dialetti e tradizioni, il veneto Burea S'gepera, l'abruzzese Stù, il sardo S'istrumpa e il siciliano Paorgiu, tra carte, birilli, bocce, funi, carri, biglie e mille altri oggetti trasformati in elementi ludici. Il bello è naturalmente che adulti e bambini, possono cimentarsi in partite che permettono di imparare anche nuovi passatempi, grazie all'aiuto di istruttori esperti.
Tra la mostra fotografica di Vittorio Canisi, che ha immortalato trottole, fionde e altri strumenti utili allo svago, e incontri con personaggi come il regista Carlo Mazzacurati, lo scrittore ed enigmista Stefano Bartezzaghi, il filosofo Duccio Demetrio, che rapporteranno il gioco alla propria esperienza e attività professionale, a Verona per un week-end ci sarà l'imbarazzo della scelta: di certo non mancheranno le occasioni per ritrovare in sé quella predisposizione naturale al gioco troppo spesso seppellita in età giovanile per far posto al valore della produttività. Per ritornare (o restare per sempre fanciulli) non è mai troppo tardi.
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Lo dimostra l'organizzazione di un convegno, supportato dall'Unesco, che ha al centro il dibattito sul gioco tradizionale come patrimonio dell'umanità: un capitale immateriale ma di grandissimo valore, se si considera che persino attraverso una partita a Ciclotappo i ragazzini di oggi tramandano un'attività intrapresa già dai loro nonni, se non in tempi ancor più lontani. Per questo oltre ad ascoltare gli interventi di antropologi, sociologi, esperti di storia dello sport - perché molto spesso l'aspetto ludico è indissolubilmente legato a quello agonistico, come per il Tiro alla fune - la cosa più importante sarà giocare, riappropriandosi fisicamente di ogni angolo del centro storico: i cortili, le piazze, le vie e i vicoli, certe discese del lungadige su cui cimentarsi magari in una gara di tiro alla forma di formaggio, e poi le strade solitamente intasate di automobili e persino certi luoghi eleganti e storici di Verona, come Piazza delle Erbe o Piazza dei Signori.
Al desiderio di crescere della manifestazione, corrisponde l'aumento dei Paesi stranieri invitati: fino all'anno scorso era solo uno per edizione, mentre quest'anno arriveranno giochi da tutto il mondo, antichi, spettacolari e un po' pericolosi, come il salto della corda acrobatico (Tiàoshéng), che arriva da Taiwan, la danza-lotta brasiliana (Capoeira), il lancio dei dischi di pietra di tradizione vichinga (Varpa), la ginnastica persiana (Zurkhaneh) che richiede grande forza e flessibilità, e molti altri ancora. Ovviamente la parte del leone la fanno i nostri giochi tradizionali, che in occasione dei festeggiamenti dell'Unità d'Italia, arriveranno da tutte le regioni: ecco allora da nord a sud, in un mescolarsi di dialetti e tradizioni, il veneto Burea S'gepera, l'abruzzese Stù, il sardo S'istrumpa e il siciliano Paorgiu, tra carte, birilli, bocce, funi, carri, biglie e mille altri oggetti trasformati in elementi ludici. Il bello è naturalmente che adulti e bambini, possono cimentarsi in partite che permettono di imparare anche nuovi passatempi, grazie all'aiuto di istruttori esperti.
Tra la mostra fotografica di Vittorio Canisi, che ha immortalato trottole, fionde e altri strumenti utili allo svago, e incontri con personaggi come il regista Carlo Mazzacurati, lo scrittore ed enigmista Stefano Bartezzaghi, il filosofo Duccio Demetrio, che rapporteranno il gioco alla propria esperienza e attività professionale, a Verona per un week-end ci sarà l'imbarazzo della scelta: di certo non mancheranno le occasioni per ritrovare in sé quella predisposizione naturale al gioco troppo spesso seppellita in età giovanile per far posto al valore della produttività. Per ritornare (o restare per sempre fanciulli) non è mai troppo tardi.