Cronaca

LA CURIOSITÀ

Vanga, setaccio e tanta fortuna
È l'esercito dei cercatori d'oro

Aumenta senza sosta il numero degli amatori che nel tempo libero battono i fiumi, soprattutto al nord, alla ricerca di pepite. "In una giornata buona, si possono raccogliere due o tre grammi". E con le quotazioni alle stelle, i praticanti si moltiplicano di STEFANO PESCE

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C'è chi nei weekend va al cinema con la famiglia, chi va a pesca con gli amici, chi in cerca di funghi o di tartufi e c'è chi, invece, prende scarponi, vanga e setaccio e va in cerca d'oro. Lungo i fiumi, nei torrenti, nelle anse limacciose scavate dalle piene, è lì che il prezioso metallo si nasconde e attende solo di essere scoperto dall'occhio attento dei cosiddetti "cercatori d'oro amatoriali".

Sono molti i praticanti, soprattutto al nord, dove lungo tutta l'area settentrionale della pianura padana, decine di fiumi e torrenti si originano dai ghiacciai dell'arco alpino e si gettano nel Po. Qui, grazie all'azione erosiva dell'acqua che incessantemente scorre scavando nelle rocce, sedimenti di vario tipo si depositano a valle, e tra questi c'è anche lui, l'oro. "Un cercatore esperto, in una giornata buona, può anche tirare su due o tre grammi", ci conferma Arturo Ramella, presidente dell'Associazione mondiale cercatori d'oro. "Questo vuol dire che con le quotazioni di questi ultimi mesi, che oscillano tra i 30 e i 50 euro al grammo, si può arrivare a cifre considerevoli. Senza contare poi che secondo le previsioni il prezzo dell'oro è destinato a salire oltre i 2mila dollari l'oncia".

FOTO Quelli che cercano l'oro

E' proprio questo infatti il motivo principale che spinge sempre più gente ad avvicinarsi a questo particolare hobby: l'idea di arrotondare un magro stipendio o, magari, per i più audaci e intraprendenti, la possibilità di farne un vero e proprio lavoro. Iniziare infatti è semplice: basta una vanga per raccogliere la sabbia terrosa dal fondale, un setaccio per separarla dai sassi, e un piatto, che in gergo tecnico si chiama "batéa" che, se usato bene, riesce a separare la sabbia dalle pagliuzze dorate. La legge, poi, è alquanto permissiva: nella maggior parte delle regioni italiane la ricerca d'oro fluviale è libera, o al massimo vincolata a un'iscrizione gratuita presso il registro regionale.

E i praticanti appunto non mancano: attualmente i cercatori d'oro attivi in Italia sono circa 500, e sono in continuo aumento: "Arriviamo a 1500 se si contano quelli che noi chiamiamo i "cercatori della domenica", aggiunge Ramella. "Qui in associazione arrivano decine di telefonate di persone che vorrebbero iniziare questa attività e la domanda che fanno tutti è sempre la stessa: quanto ci si guadagna?". A detta di Armando Pasqualini, presidente della Federazione italiana, la situazione non è così rosea: "Chi si avvicina per la prima volta a questa pratica, con l'idea di arricchirsi, deve essere disilluso. Molti giovani sono affascinati più dalle leggende dei cercatori che da un vero e proprio riscontro pratico, e molti invece credono di potersi arricchire. Aspettative come queste non vengono quasi mai soddisfatte".

Quasi mai, perché a sentire Claudio Taddia, cercatore d'oro tra i più esperti del nord'ovest piemontese, "l'oro c'è, ma bisogna sapere quando e dove cercarlo. Gli abitanti del luogo, da generazioni, si tramandano i segreti sui punti migliori, quelli meno battuti e più ricchi. Per questa gente, prima, durante e dopo le grandi guerre la ricerca dell'oro è stata una vera e propria fonte di sostentamento. Oggi è un passatempo, che però a volte sa ancora regalare grandi soddisfazioni: ricordo l'ultima grande piena, era il 2000, eravamo sul fiume Orco, in un'ansa nei pressi di Feletto. Uscimmo in gruppo quella mattina, tornammo a casa con quasi 600 grammi di pepite. L'Orco noi piemontesi lo chiamiamo l'Eva d'Or, l'acqua d'oro".