Cronaca

IL CASO

Asili, al Sud 42% dei bimbi resta fuori
tra liste di attesa e rette troppo care

Per mandare un figlio al nido si spendono 302 euro al mese, più di tremila euro l'anno. Secondo l'indagine di Cittadinanzattiva, dal 2005 a oggi le tariffe sono aumentate in media del 4,8%. Nel 2010/11, sono stati registrati incrementi di spesa in 26 città. La situazione peggiore è in Sicilia e a seguire in Toscana e Puglia

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ROMA - Prezzi alti, liste d'attesa, poca disponibilità di posti. Nel nuovo millennio in Italia il 25% dei bimbi non riesce ad accedere agli asili nido comunali. La situazione peggiora al Sud. In Sicilia a restare fuori è il 42% dei bimbi. Ma anche in Toscana e Puglia la situazione è grave, e la percentuale dei piccoli in lista d'attesa è del 33%.

Secondo quanto rileva un'indagine di Cittadinanzattiva, dal 2005 a oggi le tariffe degli asili nido sono aumentate in media del 4,8%. In particolare, nel 2010/11, ben 26 città hanno ritoccato all'insù le rette di frequenza, e cinque capoluoghi registrano incrementi a due cifre: Foggia (+54,6%), Alessandria (+24,3%), Siracusa (+20%), Caserta (+19,5%), Catanzaro (+19,4%).

In media per mandare un figlio al nido si spendono 302 euro al mese che, considerando dieci mesi di utilizzo del servizio, portano la spesa annua a famiglia a più di tremila euro. Inoltre dai dati del Viminale relativi al 2009, emerge che il numero degli asili nido comunali ammonta a 3.424 (-0,4% rispetto al 2008) con una disponibilità di 141.210 posti (+0,8% rispetto al 2008). Il 25% dei richiedenti rimane in lista d'attesa.

L'analisi dell'osservatorio Prezzi & tariffe di Cittadinanzattiva ha considerato una famiglia tipo di tre persone (genitori e figlio 0-3 anni) con reddito lordo annuo di 44.200 euro e relativo Isee di 19.900 euro. I dati sulle rette sono elaborati a partire da fonti ufficiali (anni scolastici 2009/10 e 2010/11). "Purtroppo i tagli agli enti locali previsti dall'attuale manovra finanziaria non faranno che peggiorare la situazione dal punto di vista sia della qualità del servizio che dei costi", ha detto Antonio Gaudioso, vicesegretario generale e responsabile delle politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva.

La Calabria è la regione più economica (110 euro), mentre la Lombardia e la Valle D'Aosta sono le più costose con non meno di 400 euro di spesa media. Nella top ten delle dieci città più care, tra quelle che offrono il servizio a tempo pieno, si confermano, rispetto al 2009/10, Lecco, Belluno, Sondrio, Bergamo, Mantova, Cuneo, Forlì, Udine e Pavia, mentre Pisa subentra a Treviso. Nella graduatoria delle dieci città meno care, prevalgono le realtà del centro-sud. In assoluto, la città più economica risulta Catanzaro, seguita da Vibo Valentia, Cagliari e Roma.

Le cose cambiano da paese a paese e in una provincia, la spesa mensile media per il tempo pieno può avere costi anche tre volte superiori rispetto a un'altra provincia, e doppi tra province di una stessa regione. A Lecco per esempio la spesa per la retta mensile raggiunge i 537 euro ed è sei volte più cara rispetto a Catanzaro (80 euro), il triplo rispetto a Roma (146 euro) e più che doppia rispetto a Milano (232 euro).

In Veneto, la retta più cara, in vigore a Belluno (525 euro al mese per il tempo pieno) supera di 316 euro la più economica registrata a Venezia. Così come nel Lazio la retta che si paga a Viterbo (396 euro) supera di 250 euro la più economica registrata a Roma. Al sud in Puglia tra la retta di Foggia (368 euro) e quella di Bari la differenza è di 179 euro.

"In tema di asili nido comunali" spiega Gaudioso, "l'Italia sconta un ritardo strutturale ormai conclamato, espressione di una attenzione alle esigenze delle giovani coppie vera solo sulla carta, pur se sbandierata a ogni campagna elettorale. Il dato di fondo resta sempre l'enorme scarto esistente tra le esigenze delle famiglie e la reale possibilità di soddisfare tali esigenze, tenuto anche conto che ormai per una famiglia la spesa media mensile per la retta del nido comunale ammonta al 12% della spesa media mensile totale".