ABUJA - Sequestro-lampo di un tecnico italiano in Nigeria: Carmelo Stella, originario di Messina, dirigeva un progetto per la costruzione di una strada nell'area di Ogbia (stato di Bayelsa), nella zona del Delta del Niger, la principale regione petrolifera del Paese. Rapito il 9 dicembre, è tornato in libertà il 10.
"Tutto si è risolto nel pomeriggio del 10, quando mio fratello è riuscito a liberarsi da solo", ha raccontato Mario Stella, fratello di Carmelo e azionista della società. I familiari del rapito erano stati immediatamente contattati dai sequestratori che avevano richiesto un riscatto di 700mila dollari per la sua liberazione. Il mediatore della trattativa, però, è stato intercettato dalla polizia nigeriana che lo ha costretto a contattare i complici per dire che la somma era stata pagata e che potevano liberare l'ostaggio.
Quando uno dei sequestratori si è allontanato con un'imbarcazione per rilasciare il rapito, "mio fratello è riuscito a buttare in acqua il conducente e a raggiungere un motoscafo in transito che lo ha aiutato, scortandolo in un posto sicuro. Da lì ci ha contattato e ci ha detto con esattezza dove andarlo a prendere".
Nei giorni successivi la polizia ha proseguito l'operazione e arrestato quattro rapitori. Secondo quanto riferito da Carmelo Stella al fratello, però, "la banda era composta da almeno tredici persone, evidentemente abituate e specializzata in operazioni simili".
Un altro tecnico italiano era stato sequestrato a maggio nel nord-ovest della Nigeria, al confine con il Niger, e non è ancora stato liberato. Si tratta di Franco Lamolinara, 47 anni, originario di Gattinara, in provincia di Vercelli, che lavora per la società di costruzioni Stabilini Visiloni Ltd e al momento del rapimento era impegnato nella costruzione di un edificio della Banca centrale nigeriana a Birnin Kebbi, capoluogo dello Stato omonimo.
"Tutto si è risolto nel pomeriggio del 10, quando mio fratello è riuscito a liberarsi da solo", ha raccontato Mario Stella, fratello di Carmelo e azionista della società. I familiari del rapito erano stati immediatamente contattati dai sequestratori che avevano richiesto un riscatto di 700mila dollari per la sua liberazione. Il mediatore della trattativa, però, è stato intercettato dalla polizia nigeriana che lo ha costretto a contattare i complici per dire che la somma era stata pagata e che potevano liberare l'ostaggio.
Quando uno dei sequestratori si è allontanato con un'imbarcazione per rilasciare il rapito, "mio fratello è riuscito a buttare in acqua il conducente e a raggiungere un motoscafo in transito che lo ha aiutato, scortandolo in un posto sicuro. Da lì ci ha contattato e ci ha detto con esattezza dove andarlo a prendere".
Nei giorni successivi la polizia ha proseguito l'operazione e arrestato quattro rapitori. Secondo quanto riferito da Carmelo Stella al fratello, però, "la banda era composta da almeno tredici persone, evidentemente abituate e specializzata in operazioni simili".
Un altro tecnico italiano era stato sequestrato a maggio nel nord-ovest della Nigeria, al confine con il Niger, e non è ancora stato liberato. Si tratta di Franco Lamolinara, 47 anni, originario di Gattinara, in provincia di Vercelli, che lavora per la società di costruzioni Stabilini Visiloni Ltd e al momento del rapimento era impegnato nella costruzione di un edificio della Banca centrale nigeriana a Birnin Kebbi, capoluogo dello Stato omonimo.