POTENZA - Tre persone sono morte e un'altra è rimasta ferita a Genzano di Lucania (Potenza), in una sparatoria. Ettore Brucella, 77 anni, ha fatto fuoco con un fucile automatico, al culmine di un litigio con vicini di casa, la famiglia Menchise. Con loro Bruscella aveva un vecchio dissidio da cui oggi, dopo l'ennesimo litigio, sarebbe scaturita la sparatoria. Bruscella ha ucciso una donna e due suoi figli.
Antonietta Di Palma, di circa 50 anni, è stata uccisa davanti alla lavanderia che gestiva. Maria Donata e Matteo Menchise, 20 e 30 anni rispettavamente, sono stati raggiunti dalle fucilate ad alcune decine di metri di distanza dalla lavanderia, mentre stavano cercando di sfuggire all'assassino. Il ferito, padre dei due e marito della donna, è Leonardo Menchise, ora pensionato, ricoverato n ravi condizioni in ospedale. Il triplice omicidio è avvenuto in strada.
I motivi. Dietro la strage, la rabbia del 77enne per il fastidio, i danni e i disagi provocatigli dalla canna fumaria della lavanderia gestita dalla famiglia annientata dalla sua collera, esplosa dopo anni di litigi e cause pendenti in tribunale.
Tutto è successo in pochi minuti, ma la sequenza dei fatti è da film dell'orrore: a testimoniarlo è la posizione dei corpi delle tre vittime della follia omicida di Bruscella. Il cadavere di Di Palma è appena fuori dalla lavanderia, che si trova in una zona di Genzano di Lucania vicina alla villa comunale. I corpi dei suoi due figli, invece, sono più distanti: i due giovani hanno cercato di sottrarsi all'assassino, trovando scampo forse in un garage, ma non vi sono riusciti. Bruscella li ha uccisi senza pietà. Poi ha cercato di "completare" la strage, sparando anche a Leonardo Menchise, nella sua casa.
I pochi minuti di terrore che hanno falciato tre vite e distrutto il clima natalizio di Genzano di Lucania sono tutti nel movente di Bruscella: la canna fumaria della lavanderia e i fumi che ne uscivano gli davano fastidio. Fra lui e la famiglia Menchise - ricordano tanti che sono tenuti lontani dai Carabinieri, in via Vulture, la scena della strage, per poter raccogliere e catalogare gli elementi utili all'inchiesta - i dissidi avevano assunto da tempo la forma della carta bollata, delle querele, degli avvocati, dei processi. C'è chi parla di una vera e propria "ossessione" di Bruscella per quella canna fumaria. Gli investigatori, che hanno già interrogato alcune persone e altre saranno ascoltate nelle prossime ore, devono stabilire se il triplice omicidio sia il frutto dell'ennesimo litigio oppure di un impulso improvviso che ha spinto Bruscella a sparare.
Antonietta Di Palma, di circa 50 anni, è stata uccisa davanti alla lavanderia che gestiva. Maria Donata e Matteo Menchise, 20 e 30 anni rispettavamente, sono stati raggiunti dalle fucilate ad alcune decine di metri di distanza dalla lavanderia, mentre stavano cercando di sfuggire all'assassino. Il ferito, padre dei due e marito della donna, è Leonardo Menchise, ora pensionato, ricoverato n ravi condizioni in ospedale. Il triplice omicidio è avvenuto in strada.
I motivi. Dietro la strage, la rabbia del 77enne per il fastidio, i danni e i disagi provocatigli dalla canna fumaria della lavanderia gestita dalla famiglia annientata dalla sua collera, esplosa dopo anni di litigi e cause pendenti in tribunale.
Tutto è successo in pochi minuti, ma la sequenza dei fatti è da film dell'orrore: a testimoniarlo è la posizione dei corpi delle tre vittime della follia omicida di Bruscella. Il cadavere di Di Palma è appena fuori dalla lavanderia, che si trova in una zona di Genzano di Lucania vicina alla villa comunale. I corpi dei suoi due figli, invece, sono più distanti: i due giovani hanno cercato di sottrarsi all'assassino, trovando scampo forse in un garage, ma non vi sono riusciti. Bruscella li ha uccisi senza pietà. Poi ha cercato di "completare" la strage, sparando anche a Leonardo Menchise, nella sua casa.
I pochi minuti di terrore che hanno falciato tre vite e distrutto il clima natalizio di Genzano di Lucania sono tutti nel movente di Bruscella: la canna fumaria della lavanderia e i fumi che ne uscivano gli davano fastidio. Fra lui e la famiglia Menchise - ricordano tanti che sono tenuti lontani dai Carabinieri, in via Vulture, la scena della strage, per poter raccogliere e catalogare gli elementi utili all'inchiesta - i dissidi avevano assunto da tempo la forma della carta bollata, delle querele, degli avvocati, dei processi. C'è chi parla di una vera e propria "ossessione" di Bruscella per quella canna fumaria. Gli investigatori, che hanno già interrogato alcune persone e altre saranno ascoltate nelle prossime ore, devono stabilire se il triplice omicidio sia il frutto dell'ennesimo litigio oppure di un impulso improvviso che ha spinto Bruscella a sparare.