Cronaca

Diffamazione e carcere:
due giornalisti condannati

Otto mesi a Mulè e un anno a Marcenaro di "Panorama". I politici: reato da rivedere

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ROMA - Condannato a otto mesi senza condizionale Giorgio Mulé, direttore di Panorama, per aver diffamato il procuratore di Palermo Francesco Messineo. Scatta nei suoi confronti la solidarietà bipartisan del mondo politico senza dimenticare ovviamente la Mondadori, a partire dal presidente Marina Berlusconi. Ma dopo la condanna a un anno e due mesi di Alessandro Sallusti, un altro direttore che rischia il carcere ripropone il tema di una riforma del reato di diffamazione a mezzo stampa. Come nel caso del direttore del Giornale (diffamò un giudice torinese, ottenne la grazia dal Quirinale), anche per Mulé la condanna è per aver diffamato un magistrato. Il direttore risponde di omesso controllo, mentre il giornalista autore dell'articolo dal titolo "Ridateci Caselli", Andrea Marcenaro, è stato condannato a un anno per diffamazione. La sentenza è di primo grado, quindi, prima che la pena diventi definitiva dovrà superare il vaglio della Corte d'Appello di Milano e della Cassazione.

La solidarietà a Mulé è arrivata da tutti i partiti, ad eccezione di Sel e M5S. Il Pdl non s'è lasciato sfuggire l'occasione per attaccare i giudici. "Evidentemente in Italia - accusa il deputato Fabrizio Cicchitto - una parte della magistratura persegue solo una parte della stampa italiana". "Altro che bavaglio - tuona il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri - si vogliono i giornalisti in carcere appena osano toccare la casta dei magistrati".

Solidali anche i democratici: "Un giornalista in carcere mi mette sempre i brividi", commenta il senatore Nicola Latorre. Ma la solidarietà s'è subito spostata sul piano della riforma della legge sulla diffamazione. "Questo ennesimo attacco alla libertà di stampa - per il capogruppo dei deputati Pdl Renato Brunetta - è anche frutto del fallimento della trattativa politica per rivedere il sistema delle pene". Sulla stessa linea anche Mara Carfagna, portavoce dei deputati Pdl, che ha chiesto di abolire il carcere per la diffamazione.

Preoccupati per la condanna dei colleghi, i fiduciari di Panorama si sono appellati alla Federazione Nazionale della Stampa "per una presa di posizione chiara in difesa della libertà di stampa sempre più minacciata dai poteri forti". E la Fnsi s'è fatta subito sentire, definendo la sentenza ingiusta e grave. "Bisognerebbe poterla portare subito davanti alla Corte di giustizia europea per i diritti umani di Strasburgo - scrive la Fnsi - per ottenerne il sicuro annullamento". "Una riforma urgente" della normativa che prevede il carcere per il giornalisti è invocata anche dall'Usigrai, mentre per "Articolo 21" questa sentenza "non potrà che aggravare ulteriormente la posizione dell'Italia nella classifica internazionale sulla libertà di stampa che ci vede confinati al 57esimo posto per i continui bavagli al diritto di cronaca".