Cronaca

'Ndrangheta, scomparso il boss pentito:
doveva testimoniare in aula contro i clan

NIno Lo Giudice detto 'U nanu' era atteso in aula al dibattimento "Archi Astrea", invece ieri pomeriggio è sparito dalla località segreta dov'era agli arresti domiciliari. Personaggio di spessore della criminalità, si era autoaccusato per gli attentati contro i magistrati di Reggio Calabria

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REGGIO CALABRIA
- Lo aspettavano al Processo "Archi-Astrea", dove avrebbe dovuto testimoniare contro alcuni clan di Reggio Calabria. Invece Nino Lo Giudice, tra i più importanti pentiti di 'ndrangheta ed ex capofamiglia, è scomparso.

Lo Giudice è scomparso dalla località segreta in cui si trovava agli arresti domiciliari già nel pomeriggio di ieri facendo perdere le proprie tracce. L'allarme è stato dato dalla compagna, che non lo ha trovato in casa Un personaggio importante. Chiamato a testimoniare contro le più importanti famiglie di 'ndrangheta reggine. A ottobre scorso era stato condannato a 6 anni e 4 mesi di reclusione per gli attentati di del 2010 contro i magistrati di Reggio Calabria, quando a Reggio Calabria vennero fatte esplodere due bombe.

Detto "u nanu", si era assunto la responsabilità dell'esplosione al portone della Procura Generale, del 3 gennaio 2010, e di quella alla porta d'ingresso del palazzo in cui vive il Procuratore generale, Salvatore Di Landro, del 26 agosto successivo. Fu lui a far ritrovare un bazooka 'destinato' all'allora procuratore Giuseppe Pignatone a poche decine di metri dalla Procura della Repubblica. Episodi di cui si era autoaccusato come mandante, indicando anche gli esecutori materiali.

Nino Lo Giudice è anche stato l'accusatore di Alberto Cisterna ex numero due della Dna nel procedimento per il quale la stessa Dda della città dello Stretto ha poi chiesto l'archiviazione. Lo Giudice è considerato il boss dell'omonimo clan. Una 'ndrina "spuria", ossia senza territorio che aveva però il controllo di alcuni settori commerciali della città, come quello della frutta e dell'ortomercato. Pentitosi nel novembre del 2010, dopo l'arresto per estorsione e associazione mafiosa, da allora è stato sentito come teste in tutti i maxiprocessi contro la 'ndrangheta che si sono svolti, o si stanno svolgendo a Reggio Calabria.

Il procuratore capo di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, ha presieduto un vertice al quale hanno partecipato i tre procuratori aggiunti, Nicola Gratteri, Michele Prestipino ed Ottavio Sferlazza, ed i sostituti Giuseppe Lombardo ed Antonio de Bernardo. "E' una vicenda delicata  - ha detto  -  stiamo cercando di capire, è prematuro fare ogni valutazione, dovremo accertare se si è trattato di un allontanamento volontario".