Cronaca

"Spatuzza collaboro' dal 1998"
A verbale il depistaggio di via D'Amelio

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CALTANISSETTA - Gaspare Spatuzza avrebbe iniziato a collaborare con la giustizia già nel '98. Il pentito che ha permesso alla Procura di Caltanissetta di riaprire l'inchiesta sulla strage di via d'Amelio, ha negato ma in realtà alcune sue rivelazioni sono contenute in un verbale reso agli allora procuratori antimafia nazionale e distrettuale.

In quel verbale, con il procuratore nazionale antimafia Pier Luigi Vigna, Spatuzza avvertì gli investigatori che sulla strage di via D'Amelio stavano clamorosamente sbagliando. La rivelazione è arrivata al processo per l'eccidio costato la vita al giudice Paolo Borsellino, nell'udienza celebrata in trasferta a Rebibbia.

Spatuzza ha parlato della preparazione degli attentati a Roma, Firenze e della strage di via d'Amelio. Nell'udienza di oggi è entrato sulle fasi preparatorie della strage in cui morì il giudice Borsellino: dal furto della 126 usata come autobomba, al trasferimento della macchina in diversi magazzini che la cosca di Brancaccio aveva a disposizione.

A sovrintendere a tutte le operazioni, compresa la messa a punto dell'auto che doveva essere efficiente, il boss Giuseppe Graviano, capomafia a cui Spatuzza era ed è - ci tiene a precisarlo - legato da "grandissima amicizia". Ha fatto anche i nomi di tutti gli uomini d'onore coinvolti nella fase dell'organizzazione dell'attentato - Fifetto Cannella, Renzino Tinnirello, Nino Mangano - del meccanico che aggiustò la 126. Ricorda che c'era anche un cinquantenne, ma non ha aggiunto altro. Ha detto solo che "non era di Cosa nostra".

Quando si occupò del furto della 126 e delle targhe Spatuzza non sapeva quella macchina a cosa sarebbe servita. Lo scoprì solo all'indomani della strage di via d'Amelio.