Cronaca

L'Italia cresce solo grazie agli immigrati.
59,6 milioni di cittadini, ma nascite in calo

I dati dell'Istat aggiornati alla fine del 2012. I residenti di origine straniera hanno raggiunto il 7,4% della popolazione e i nuovi arrivi dell'anno hanno compensato il saldo negativo tra nascite e decessi. Quasi 26 milioni le famiglie anagrafiche

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ROMA - Non si arresta in Italia il calo delle nascite, dovuto ad una forte flessione da parte degli italiani, mentre crescono i nuovi nati stranieri che comunque non riescono a compensare il fenomeno delle culle vuote. E' questo il quadro delineato dall'Istat nel Bilancio demografico nazionale relativo al 2012. Secondo i dati appena diffusi il 31 dicembre 2012 risiedevano in Italia 59.685.227 persone. Fra loro più di 4milioni e 300mila (7,4%) di cittadinanza straniera. Nel corso dello scorso anno la popolazione è cresciuta di 291.020 unità (+0,5%).  L'aumento dello 0,5%, spiega l'Istat, è dovuto in parte alla revisione post censuaria delle anagrafi e, in parte, alle migrazioni dall'estero, che compensano il calo di popolazione dovuto al saldo naturale negativo. Sono quasi 26 milioni le famiglie anagrafiche.

Neonati. Il numero dei nati è diminuito rispetto al 2011 di 12.399 unità, pari a -2,3%, seguendo un andamento già registrato a partire dal 2009. Il decremento, seppur contenuto, si registra in tutte le aree del Paese, ma in particolare nelle regioni del Sud e nel Centro (-2,5%), quindi nelle due Isole (-2,3%). Tuttavia, anche il Nord-est (-2,1%) e il Nord-ovest (-2,0%) presentano diminuzioni di poco inferiori.

Bambini stranieri. Aumenta invece il numero di neonati stranieri: di pari passo con l'aumento di stranieri che vivono in Italia, anche l'incidenza delle nascite di bambini stranieri sul totale dei nati ha avuto un notevole incremento, passando dal 4,8% del 2000 al 14,9% del 2012; in valori assoluti da quasi 30 mila nati nel 2000 a quasi 80 mila nel 2012. Tuttavia, l'incremento che le donne straniere danno alla natalità non compensa la diminuzione dovuta a quello delle donne italiane. Infatti, da un lato le donne italiane in età riproduttiva (15-49 anni) fanno registrare una diminuzione della propensione alla procreazione; dall'altro si registra una progressiva riduzione delle potenziali madri, dovuto al prolungato calo delle nascite iniziato all'incirca a metà anni '70, con effetti che si attendono ancora più rilevanti in futuro. Nonostante l'assenza di relazioni dirette di causa-effetto, l'Istat non esclude che la crisi economica abbia prodotto qualche effetto negativo anche sulla natalità, come peraltro potrebbe essere avvenuto per la concomitante diminuzione dei matrimoni, registrata proprio negli ultimi tre anni.

Il tasso di natalità è pari al 9,0 per mille, supera la media nazionale nella ripartizione del Nord-est e varia da un minimo di 7,4 nati per mille abitanti in Liguria e nel Molise a un massimo di 10,7 per mille nella provincia autonoma di Bolzano.

Le famiglie. Le famiglie anagrafiche italiane sono 25 milioni e 873 mila circa; il numero medio di componenti per famiglia è pari a 2,3. Il valore minimo è di 2 e si rileva in Liguria, mentre il massimo è di 2,7, riscontrato in Campania. Il 99,5% della popolazione residente in Italia al 31 dicembre 2012 vive in famiglie. Il restante 0,5% della popolazione, pari a circa 326 mila abitanti, vive in convivenze anagrafiche (caserme, case di riposo, carceri, conventi, ecc.).

Aumenta il numero di decessi, pari a 612.883, superiore di 19.481 unità a quello del 2011. Il tasso di mortalità è pari a 10,3 per mille, e varia da un minimo di 8,2 per mille nella provincia autonoma di Bolzano a un massimo di 13,9 per mille in Liguria, risultando in aumento in tutte le regioni, eccetto che in Valle d'Aosta e in Molise, dove il numero dei decessi rimane stabile. I maggiori incrementi si evidenziano nella provincia autonoma di Bolzano (+7,2%), in Lombardia (+5,3%), in Umbria (+4,8%), Marche (+4,3%) e Toscana (+4,2%).