FIRENZE - Lei resterà a Seattle, lui è da giorni a Santo Domingo. Questa mattina né Amanda Knox né Raffaele Sollecito saranno presenti alla prima udienza del nuovo processo di appello che, dopo l'assoluzione del 24 ottobre 2011, li vede nuovamente accusati di aver ucciso la sera del 1° novembre 2007 Meredith Kercker, la coinquilina inglese della giovane americana. A giudicarli questa volta saranno i giudici della Corte d'Appello di Firenze dato che l'unica corte di secondo grado di Perugia si è già espressa nel tribunale umbro non ne esiste una seconda. Sarà però, con gran delusione degli oltre 200 giornalisti accreditati, un processo senza la presenza degli imputati.
LA VIDEOINTERVISTA AD AMANDA KNOX
Amanda, finalmente al sicuro negli Stati Uniti, ha da tempo fatto sapere di non avere nessuna intenzione di sedersi nuovamente al banco degli imputati sottolineando: "A parte le spese che comporterebbe seguire un processo in Italia, non voglio tornare in un paese dove sono stata tenuta in carcere per quattro anni nonostante fossi innocente". Raffaele che da quando è tornato in libertà viaggia spesso, invece, resterà a Santo Domingo dove è da qualche settimana ospite di un amico e dove sta cercando lavoro come ingegnere informatico. Francesco Sollecito, il padre giura però che sarà presente alle prossime udienze. "Di sicuro sarà in aula per le ultime due udienze di ottobre" spiega, indignandosi se qualcuno gli ricorda che Santo Domingo è uno dei pochi Paesi che non ha firmato trattati di estradizione con l'Italia. Assenti anche i familiari di Meredith Kercher. Stephanie, la sorella di Meredith, dopo aver ascoltato Amanda dire che vorrebbe portare un fiore sulla tomba della sua coinquilina, ha reagito con sdegno dicendo: "Ora Meredith riposa in pace ma non vogliamo Amanda accanto alla sua tomba".
Di certo il compito della Corte d'appello di Firenze presieduta da Alessandro Nencini non è facile. Con la sentenza di annullamento dell'assoluzione decisa dai giudici perugini la Suprema Corte nel marzo 2013 non solo ha riesumato la condanna del primo grado del dicembre 2009 ma ha anche dato indicazioni precise per il nuovo processo. Di fatto i giudici hanno "ordinato" al nuovo collegio giudicante di valutare in modo "osmotico" gli indizi che la Corte d'appello di Perugia aveva giudicato insufficienti. In parole povere, secondo il loro parere, un'analisi globale delle prove raccolte dalla polizia perugina potrebbe portare ad una conclusione diversa dall'assoluzione.
Al centro del processo quindi torneranno ancora le prove scientifiche che la Corte d'appello di Perugia aveva giudicato improbabili per effetto della contaminazione durante la raccolta dei reperti dimostrata dai suoi periti. In particolare il reperto I, una traccia tra l'impugnatura e la lama del coltello che non fu esaminata perché troppo microscopica. E poi forse saranno riascoltati testimoni non tenuti in considerazione, secondo l'accusa, dai giudici che assolsero Amanda e Raffaele. Alcuni dei testi chiave della Procura di Perugia però non potranno essere riascoltati: il clochard Curatolo ad esempio è deceduto tempo fa. In più l'avvocato Giulia Bongiorno, legale di Raffaele Sollecito, sottolinea: "Ascoltare i testi è inutile, meglio concentrarsi sulle prove scientifiche e la loro attendibilità".
Altri protagonisti della vicenda hanno avuto destini diversi: il capo della Sezione Omicidi di Perugia Monica Napoleoni e tre suoi "fedelissimi" investigatori sono finiti sotto accusa per aver vessato la psicologa incaricata di stabilire, nel corso della causa di separazione dal marito, a chi dovessero essere affidati i figli della commissaria di polizia, lo stesso avvocato di Patrick Lumumba, Carlo Pacelli ha avuto guai giudiziari. E ora la sorte ha voluto che Amanda e Raffaele fossero processati proprio nel Tribunale che a suo tempo mise sotto accusa il loro grande accusatore, il sostituto procuratore Giuliano Mignini, ora alla Procura Generale di Perugia.
LA VIDEOINTERVISTA AD AMANDA KNOX
Amanda, finalmente al sicuro negli Stati Uniti, ha da tempo fatto sapere di non avere nessuna intenzione di sedersi nuovamente al banco degli imputati sottolineando: "A parte le spese che comporterebbe seguire un processo in Italia, non voglio tornare in un paese dove sono stata tenuta in carcere per quattro anni nonostante fossi innocente". Raffaele che da quando è tornato in libertà viaggia spesso, invece, resterà a Santo Domingo dove è da qualche settimana ospite di un amico e dove sta cercando lavoro come ingegnere informatico. Francesco Sollecito, il padre giura però che sarà presente alle prossime udienze. "Di sicuro sarà in aula per le ultime due udienze di ottobre" spiega, indignandosi se qualcuno gli ricorda che Santo Domingo è uno dei pochi Paesi che non ha firmato trattati di estradizione con l'Italia. Assenti anche i familiari di Meredith Kercher. Stephanie, la sorella di Meredith, dopo aver ascoltato Amanda dire che vorrebbe portare un fiore sulla tomba della sua coinquilina, ha reagito con sdegno dicendo: "Ora Meredith riposa in pace ma non vogliamo Amanda accanto alla sua tomba".
Di certo il compito della Corte d'appello di Firenze presieduta da Alessandro Nencini non è facile. Con la sentenza di annullamento dell'assoluzione decisa dai giudici perugini la Suprema Corte nel marzo 2013 non solo ha riesumato la condanna del primo grado del dicembre 2009 ma ha anche dato indicazioni precise per il nuovo processo. Di fatto i giudici hanno "ordinato" al nuovo collegio giudicante di valutare in modo "osmotico" gli indizi che la Corte d'appello di Perugia aveva giudicato insufficienti. In parole povere, secondo il loro parere, un'analisi globale delle prove raccolte dalla polizia perugina potrebbe portare ad una conclusione diversa dall'assoluzione.
Al centro del processo quindi torneranno ancora le prove scientifiche che la Corte d'appello di Perugia aveva giudicato improbabili per effetto della contaminazione durante la raccolta dei reperti dimostrata dai suoi periti. In particolare il reperto I, una traccia tra l'impugnatura e la lama del coltello che non fu esaminata perché troppo microscopica. E poi forse saranno riascoltati testimoni non tenuti in considerazione, secondo l'accusa, dai giudici che assolsero Amanda e Raffaele. Alcuni dei testi chiave della Procura di Perugia però non potranno essere riascoltati: il clochard Curatolo ad esempio è deceduto tempo fa. In più l'avvocato Giulia Bongiorno, legale di Raffaele Sollecito, sottolinea: "Ascoltare i testi è inutile, meglio concentrarsi sulle prove scientifiche e la loro attendibilità".
Altri protagonisti della vicenda hanno avuto destini diversi: il capo della Sezione Omicidi di Perugia Monica Napoleoni e tre suoi "fedelissimi" investigatori sono finiti sotto accusa per aver vessato la psicologa incaricata di stabilire, nel corso della causa di separazione dal marito, a chi dovessero essere affidati i figli della commissaria di polizia, lo stesso avvocato di Patrick Lumumba, Carlo Pacelli ha avuto guai giudiziari. E ora la sorte ha voluto che Amanda e Raffaele fossero processati proprio nel Tribunale che a suo tempo mise sotto accusa il loro grande accusatore, il sostituto procuratore Giuliano Mignini, ora alla Procura Generale di Perugia.