REGGIO CALABRIA - Sembra l'azione di un mitomane. Sta di fatto che la Squadra Mobile di Reggio Calabria, diretta da Gennaro Semeraro, lo ha individuato e arrestato nel giro di poche ore. Si chiama Eros Benito De Francesco e ha 23 anni, la persona che ieri sera ha collocato davanti al portone della procura generale di Reggio Calabria una bottiglia di liquido infiammabile e un accendino. Un gesto che inizialmente aveva molto preoccupato gli investigatori memori della bomba del 3 gennaio 2010 che aveva devastato l'ingresso del palazzo di via Cimino a Piazza Castello. Sembrava un avvertimento di stampo mafioso, l'ennesimo. Invece dopo le prime verifiche si è capito che altri non era che la follia inspiegabile di singolo. De Francesco, incensurato, poco dopo le 20 di ieri sera è passato davanti al portone della procura generale. Ha tirato fuori dalla giacca una bottiglia contenente un misto di kerosene e nafta e un accendino, ha messo il tutto sulla soglia del portone blindato dell'edificio per poi girare le spalle e andare via come se nulla fosse.
Il tutto davanti a uno dei palazzi più controllati della città dello Stretto, presidiato dall'esercito proprio a seguito della bomba del 2010. Quasi mezz'ora dopo una telefonata anonima al 113 e l'intervento conseguente delle volanti del questore Guido Longo. I poliziotti hanno prima ritrovato il contenitore e subito dopo visionato le registrazioni delle telecamere a circuito chiuso che riprendevano nitidamente il volto di De Francesco. Da parte sua nessun tentativo di nascondersi, né un passamontagna, né un cappellino, né altro. Ha agito a volto scoperto. Nelle riprese sembra un cittadino come tanti. Capace di passare inosservato ai controlli dei militari che, cosa ancor più grave, neppure si erano accorti di quella bottiglia abbandonata all'ingresso che è stata scoperta solo un'ora dopo all'arrivo della polizia. De Francesco non ha spiegato il suo gesto. Non ha fornito alcun movente. E dopo essere stato interrogato è stato fermato e portato in carcere.
Il tutto davanti a uno dei palazzi più controllati della città dello Stretto, presidiato dall'esercito proprio a seguito della bomba del 2010. Quasi mezz'ora dopo una telefonata anonima al 113 e l'intervento conseguente delle volanti del questore Guido Longo. I poliziotti hanno prima ritrovato il contenitore e subito dopo visionato le registrazioni delle telecamere a circuito chiuso che riprendevano nitidamente il volto di De Francesco. Da parte sua nessun tentativo di nascondersi, né un passamontagna, né un cappellino, né altro. Ha agito a volto scoperto. Nelle riprese sembra un cittadino come tanti. Capace di passare inosservato ai controlli dei militari che, cosa ancor più grave, neppure si erano accorti di quella bottiglia abbandonata all'ingresso che è stata scoperta solo un'ora dopo all'arrivo della polizia. De Francesco non ha spiegato il suo gesto. Non ha fornito alcun movente. E dopo essere stato interrogato è stato fermato e portato in carcere.