FIRENZE - La nuova perizia svolta dai carabinieri del Ris lo ribadisce: è di Amanda Knox la traccia di Dna individuata sul coltello da cucina che l'accusa ritiene sia l'arma usata per uccidere Meredith Kercher, la sera del 1 novembre 2007, nella casa che le due studentesse condividevano a Perugia. Ma lo stesso accertamento non ha riscontrato le presenza del codice genetico della vittima. Così le difese dei due imputati, in particolare quella di Raffaele Sollecito, esultano. I Ris hanno depositato oggi i risultati della perizia presso la Corte d'asside d'appello di Firenze, dove si celebra il nuovo processo ad Amanda Knox e a Raffele Sollecito. I risultati della perizia verranno discussi in aula il 6 novembre prossimo.
Il coltello da cucina venne sequestrato in casa di Sollecito, all'epoca del delitto fidanzato con la Knox, entrambi condannati in primo grado, rispettivamente, a 26 e 25 anni di reclusione. Per le difese dei due imputati, quel legame affettivo rendeva normale la presenza delle tracce genetiche di Amanda sul coltello, visto che la giovane americana frequentava normalmente l'abitazione di Raffaele e usava i suoi oggetti.
Ma nel corso delle indagini, la polizia scientifica aveva isolato anche un'altra traccia genetica di Amanda Knox sul manico e una di Meredith sulla lama. Risultati che i periti della Corte d'assise d'appello di Perugia avevano ritenuto inattendibili, instradando il verdetto verso la successiva assoluzione dei due giovani. Sentenza poi annullata dalla Cassazione, che aveva disposto la celebrazione di un nuovo processo di secondo grado. Questa volta a Firenze.
La nuova perizia. Gli esperti dei Ris incaricati dalla Corte d'assise d'appello fiorentina hanno evidenziato sul coltello "la presenza di una quantità estremamente esigua di materiale genetico derivante dal contributo di uno o più soggetti femminili", in un campione "in condizioni analitiche complesse (low-template Dna o low copy number)".
Secondo i periti, le comparazioni hanno "permesso di escludere l'ipotesi che materiale genetico" di Meredith, Rudy Guede e Raffaele Sollecito sia "presente nella traccia I e che, quindi, tali soggetti possano aver contribuito, con proprio materiale biologico, alla traccia I".
In dettaglio, l'esame della traccia di Dna repertata "nel punto di contatto fra la lama e l'impugnatura" del coltello sequestrato in casa di Raffaele Sollecito ha consentito di "riscontrare un elevato grado di compatibilità, statisticamente supportato, tra il profilo genetico di Amanda Marie Knox e i profili genetici della traccia stessa".
La difesa di Sollecito: "Escluso ogni legame col delitto". Non riscontrando la presenza di tracce genetiche di Meredith Kercher, i difensori di Sollecito e Knox rivendicano come la nuova perizia dei Ris rafforzi le loro tesi: "Questa perizia esclude categoricamente che il coltello sia l'arma del delitto - annuncia Giulia Bongiorno, l'avvocato di Sollecito - l'ennesima prova che non c'è alcun collegamento tra Raffaele e l'omicidio di Meredith Kercher, dopo la perizia sul gancetto del reggiseno che aveva escluso anche in quel caso la presenza del Dna di Sollecito".
Bongiorno evidenzia inoltre come quel collegamento sia cancellato anche dal fatto che sul coltello non siano state riscontrate tracce del codice genetico né della vittima né di Rudy Guede, condannato definitivamente a 16 anni di reclusione per l'assassinio.
Secondo un altro dei difensori del giovane, l'avvocato Luca Maori, la nuova traccia rappresenta un "prolungamento" di quella già analizzata. "E' la dimostrazione che Amanda lo ha preso per tirarlo fuori dal cassetto e farne un normale uso in cucina". Ma ancor più importante, sottolinea Maori, è il fatto che sul coltello "non c'è il Dna di Meredith. Come avevano ampiamente dimostrato i periti della Corte d'assise d'appello di Perugia".
La difesa della Knox: "I periti di Perugia avevano ragione". Per la difesa di Amanda Knox parla l'avvocato Luciano Ghirga. La perizia "allontana sempre di più il concetto che quella sia l'arma del delitto" e rivaluta l'operato dei periti della Corte d'assise d'appello di Perugia (il cui verdetto di assoluzione è stato annullato in Cassazione, ndr): "Quei periti, che non avevano allora strumenti idonei a esaminare una così bassa quantità di materiale, hanno operato bene".
"Gli esperti nominati dai giudici di Firenze - aggiunge Ghirga - hanno infatti ricostruito i metodi per analizzare un campione low copy number e sono gli stessi in base ai quali a Perugia vennero ritenute non affidabili le conclusioni della polizia scientifica. In particolare per la traccia sul coltello attribuita a Meredith Kercher. Le critiche mosse all'operato della scientifica erano quindi fondate".
Il legale dei Kercher: "Amanda usò quel coltello". Di diverso avviso i legali della famiglia Kercher. "La perizia conferma quello che era stato ufficiosamente anticipato - commenta l'avvocato Francesco Maresca - è provato che il coltello è stato usato dalla Knox e tale elemento, valutato insieme a quelli già presenti, permette di ipotizzare la responsabilità degli imputati".
Lo stesso Maresca contesta la conclusione che sul coltello non sia stato trovato il dna di Meredith. "Bisogna ricordarsi che sulla punta del coltello è stato rintracciato (durante le indagini della polizia scientifica, ndr) il profilo della vittima" dichiara l'avvocato all'Adnkronos, "i periti del primo appello (quello di Perugia, annullato dalla Cassazione, ndr) non hanno contestato questo profilo come esito di laboratorio, ma hanno contestato l'esiguità della sostanza biologica per l'esito dell'esame. Quindi non si discute sull'esito ma se si poteva esaminare oppure no".
Inoltre, per Maresca "questo crea anche una valutazione indiziaria in relazione a dove è posizionata la traccia I sul coltello. Cioè vicino al manico, ma non nel punto di unione tra manico e lama. E sinceramente è un punto dove tagliando il famoso pane è difficile andare con la mano. Ritengo comunque che questo processo sia già pieno di tanti elementi che la Corte potrà valutare in modo sereno e assolutamente ponderato".
Il coltello da cucina venne sequestrato in casa di Sollecito, all'epoca del delitto fidanzato con la Knox, entrambi condannati in primo grado, rispettivamente, a 26 e 25 anni di reclusione. Per le difese dei due imputati, quel legame affettivo rendeva normale la presenza delle tracce genetiche di Amanda sul coltello, visto che la giovane americana frequentava normalmente l'abitazione di Raffaele e usava i suoi oggetti.
Ma nel corso delle indagini, la polizia scientifica aveva isolato anche un'altra traccia genetica di Amanda Knox sul manico e una di Meredith sulla lama. Risultati che i periti della Corte d'assise d'appello di Perugia avevano ritenuto inattendibili, instradando il verdetto verso la successiva assoluzione dei due giovani. Sentenza poi annullata dalla Cassazione, che aveva disposto la celebrazione di un nuovo processo di secondo grado. Questa volta a Firenze.
La nuova perizia. Gli esperti dei Ris incaricati dalla Corte d'assise d'appello fiorentina hanno evidenziato sul coltello "la presenza di una quantità estremamente esigua di materiale genetico derivante dal contributo di uno o più soggetti femminili", in un campione "in condizioni analitiche complesse (low-template Dna o low copy number)".
Secondo i periti, le comparazioni hanno "permesso di escludere l'ipotesi che materiale genetico" di Meredith, Rudy Guede e Raffaele Sollecito sia "presente nella traccia I e che, quindi, tali soggetti possano aver contribuito, con proprio materiale biologico, alla traccia I".
In dettaglio, l'esame della traccia di Dna repertata "nel punto di contatto fra la lama e l'impugnatura" del coltello sequestrato in casa di Raffaele Sollecito ha consentito di "riscontrare un elevato grado di compatibilità, statisticamente supportato, tra il profilo genetico di Amanda Marie Knox e i profili genetici della traccia stessa".
La difesa di Sollecito: "Escluso ogni legame col delitto". Non riscontrando la presenza di tracce genetiche di Meredith Kercher, i difensori di Sollecito e Knox rivendicano come la nuova perizia dei Ris rafforzi le loro tesi: "Questa perizia esclude categoricamente che il coltello sia l'arma del delitto - annuncia Giulia Bongiorno, l'avvocato di Sollecito - l'ennesima prova che non c'è alcun collegamento tra Raffaele e l'omicidio di Meredith Kercher, dopo la perizia sul gancetto del reggiseno che aveva escluso anche in quel caso la presenza del Dna di Sollecito".
Bongiorno evidenzia inoltre come quel collegamento sia cancellato anche dal fatto che sul coltello non siano state riscontrate tracce del codice genetico né della vittima né di Rudy Guede, condannato definitivamente a 16 anni di reclusione per l'assassinio.
Secondo un altro dei difensori del giovane, l'avvocato Luca Maori, la nuova traccia rappresenta un "prolungamento" di quella già analizzata. "E' la dimostrazione che Amanda lo ha preso per tirarlo fuori dal cassetto e farne un normale uso in cucina". Ma ancor più importante, sottolinea Maori, è il fatto che sul coltello "non c'è il Dna di Meredith. Come avevano ampiamente dimostrato i periti della Corte d'assise d'appello di Perugia".
La difesa della Knox: "I periti di Perugia avevano ragione". Per la difesa di Amanda Knox parla l'avvocato Luciano Ghirga. La perizia "allontana sempre di più il concetto che quella sia l'arma del delitto" e rivaluta l'operato dei periti della Corte d'assise d'appello di Perugia (il cui verdetto di assoluzione è stato annullato in Cassazione, ndr): "Quei periti, che non avevano allora strumenti idonei a esaminare una così bassa quantità di materiale, hanno operato bene".
"Gli esperti nominati dai giudici di Firenze - aggiunge Ghirga - hanno infatti ricostruito i metodi per analizzare un campione low copy number e sono gli stessi in base ai quali a Perugia vennero ritenute non affidabili le conclusioni della polizia scientifica. In particolare per la traccia sul coltello attribuita a Meredith Kercher. Le critiche mosse all'operato della scientifica erano quindi fondate".
Il legale dei Kercher: "Amanda usò quel coltello". Di diverso avviso i legali della famiglia Kercher. "La perizia conferma quello che era stato ufficiosamente anticipato - commenta l'avvocato Francesco Maresca - è provato che il coltello è stato usato dalla Knox e tale elemento, valutato insieme a quelli già presenti, permette di ipotizzare la responsabilità degli imputati".
Lo stesso Maresca contesta la conclusione che sul coltello non sia stato trovato il dna di Meredith. "Bisogna ricordarsi che sulla punta del coltello è stato rintracciato (durante le indagini della polizia scientifica, ndr) il profilo della vittima" dichiara l'avvocato all'Adnkronos, "i periti del primo appello (quello di Perugia, annullato dalla Cassazione, ndr) non hanno contestato questo profilo come esito di laboratorio, ma hanno contestato l'esiguità della sostanza biologica per l'esito dell'esame. Quindi non si discute sull'esito ma se si poteva esaminare oppure no".
Inoltre, per Maresca "questo crea anche una valutazione indiziaria in relazione a dove è posizionata la traccia I sul coltello. Cioè vicino al manico, ma non nel punto di unione tra manico e lama. E sinceramente è un punto dove tagliando il famoso pane è difficile andare con la mano. Ritengo comunque che questo processo sia già pieno di tanti elementi che la Corte potrà valutare in modo sereno e assolutamente ponderato".