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Sicilia, i siriani scampati al naufragio riabbracciano i bimbi perduti

Ieri il ricongiungimento delle famiglie. Ritrovati i genitori a Malta, dopo 25 giorni i sei bambini li hanno riabbracciati nel municipio di Sant'Angelo Muxaro
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SANT'ANGELO MUXARO (Agrigento) - "Karim". È un filo di voce, strozzata dall'emozione, quella che lo chiama ma la testolina bionda si volta di scatto. L'asso di spade che sta per calare sul tavolo nella decima partita a scopa del pomeriggio gli cade di mano e Karim vola, in scivolata, tra le braccia di suo padre che lo stringe in ginocchio mentre i singhiozzi gli scuotono il petto. Nella stanza accanto Najat si rotola letteralmente per terra abbracciata a Yara e Youssef, i gemellini, mentre suo marito Ahmad, un gigante di un metro e ottanta stritola di baci il piccolo Yassam di 10 mesi. Piangono, ridono, e le loro emozioni contagiano tutti: piange l'ispettore Maria Volpe e tutti gli uomini della divisione anticrimine della questura di Agrigento, piangono gli operatori dell'istituto Walden che consegnano quei bimbi che hanno curato e coccolato per 25 giorni come se fossero i loro, piangono i responsabili della Omnia Academy che da oggi in poi si prenderanno cura di quel…
SANT'ANGELO MUXARO (Agrigento) - "Karim". È un filo di voce, strozzata dall'emozione, quella che lo chiama ma la testolina bionda si volta di scatto. L'asso di spade che sta per calare sul tavolo nella decima partita a scopa del pomeriggio gli cade di mano e Karim vola, in scivolata, tra le braccia di suo padre che lo stringe in ginocchio mentre i singhiozzi gli scuotono il petto. Nella stanza accanto Najat si rotola letteralmente per terra abbracciata a Yara e Youssef, i gemellini, mentre suo marito Ahmad, un gigante di un metro e ottanta stritola di baci il piccolo Yassam di 10 mesi. Piangono, ridono, e le loro emozioni contagiano tutti: piange l'ispettore Maria Volpe e tutti gli uomini della divisione anticrimine della questura di Agrigento, piangono gli operatori dell'istituto Walden che consegnano quei bimbi che hanno curato e coccolato per 25 giorni come se fossero i loro, piangono i responsabili della Omnia Academy che da oggi in poi si prenderanno cura di quelle famiglie ricostituite. Piange anche il sindaco di Sant'Angelo Muxaro, il paese dei genitori di Angelino Alfano, 500 anime arroccate su una collina a 30 chilometri da Agrigento, che ha aperto le sue case alle famiglie dei sei piccoli superstiti del naufragio dell'11 ottobre nel Canale di Sicilia.

Ieri hanno riabbracciato i loro genitori grazie all'inchiesta di Repubblica che nelle scorse settimane è riuscita a rintracciarli, nel centro di accoglienza di Malta. Non tutti, quelli sopravvissuti alla tragedia. Quelli che oggi ringraziano in lacrime i cronisti. Si erano convinti che i loro figli fossero morti, invece erano stati salvati dagli uomini della nave Libra della Marina Militare e poi portati a Porto Empedocle mentre loro, a bordo di una motovedetta maltese, finivano a La Valletta. Mancano due mamme, quelle di Karim, 7 anni, e quella di Mahmud, 2 anni e mezzo. Forse sono tra i corpi recuperati in mare o forse sono ancora incastrate nel relitto di quel peschereccio affondato in mezzo al Canale di Sicilia il 3 ottobre, insieme ad altri due dei loro bambini.

Un attimo prima dell'arrivo dei genitori, sbarcati a Catania in un aereo partito da Malta, grazie all'ambasciata italiana a La Valletta, i sei bambini vengono divisi. In una stanza quelli che avrebbero rivisto mamma e papà, nell'altra quelli che avevano solo il padre ad aspettarli. È un bene che sia così perché l'incontenibile felicità delle due coppie di genitori, il sorriso stupito e poi le urla di quei piccoli che si ritrovano improvvisamente di nuovo con mamma e papà avrebbe fatto a pugni con la commossa tristezza dell'abbraccio tra Karim, Mahmud e i loro papà distrutti dal dolore, che ancora non si rassegnano all'idea che le mogli e gli altri figli siano rimasti in fondo al mare.

Per i piccoli sopravvissuti, è un pomeriggio di stupore che pian piano si tramuta in felicità incontenibile. Solo Karim, il più grande di loro, era stato preparato all'incontro. "C'è una sorpresa, arriva papà", gli aveva sussurrato all'orecchio il mediatore culturale siriano mentre, nella sala del municipio di Sant'Angelo Muxaro, giocava insieme ai bambini della scuola elementare arrivati per dare il benvenuto ai nuovi amici. Si era voltato, con il visino serio e aveva chiesto: "Anche la mamma?". "Viene papà a prenderti". E lui sempre più serio: "È una promessa...". Poi si era rimesso a giocare a carte, la sua passione: "Spade, denari, bastoni, coppe". In 25 giorni ne ha imparate di parole italiane, Karim.

Gli altri, Yara, Youssef, Mahmud, sembravano non capire, nessuna emozione traspariva da quei visi sempre tristi, mentre il mediatore culturale pronunciava per la prima volta le parole che, dal naufragio, nessuno aveva mai più osato dire davanti a loro: mamma e papà. Ma quando, tra la piccola folla di poliziotti, carabinieri e operatori delle associazioni, si sono fatti strada i veli di due giovani donne con un sorriso enorme, anche i piccoli Yassam e Maram, 10 e 18 mesi, li hanno riconosciuti subito. Braccine tese, baci, faccini stretti al petto, lacrime e occhi finalmente tornati a brillare. Poi tutti nelle nuove case, nel paese fondato da Mushar, un condottiero arabo. Sui letti, ad attenderli per la prima notte finalmente insieme, pigiamini nuovi di zecca e tantissimi peluche.