Cronaca

Riccardo Gazzaniga:
"Ci chiamavano sbirri,
ora ci compatiscono"

Il poliziotto e scrittore genovese racconta le difficoltà di lavorare con sempre meno risorse

2 minuti di lettura
Capita sempre più spesso che i manifestanti che ci troviamo di fronte non ci vedano più come celerini. Ma come lavoratori come loro e con problemi che, finalmente, la massima autorità di Polizia ha messo a nudo sotto gli occhi di tutti". Riccardo Gazzaniga, delegato Silp-Cgil, poliziotto romanziere che ha vinto il premio Calvino con A viso coperto (Einaudi, Stile Libero), parla di questa strana solidarietà che a volte si stringe tra manifestanti e poliziotti durante gli scontri di piazza.

Insomma, quando si fronteggiano elmetti e "visi coperti", si assiste a uno scontro fra lavoratori e lavoratori: è così?
"Sì. Anche se purtroppo quei lavoratori che protestano magari contro l'ad di un'azienda trovano in noi, agenti in divisa, l'unico interlocutore contro cui sfogare la loro rabbia".

Non era mai successo che un capo della Polizia arrivasse a dire che non è più in grado di garantire la sicurezza fino a quel momento offerta ai cittadini. Che sta succedendo?
"È evidente che ormai non è più possibile nascondere o far finta di non vedere quanto da anni i sindacati denunciano. Basta girare per i quartieri e ci si rende conto della portata drammatica dei tagli alla sicurezza: non ci sono più pattuglie che girano. Non si fanno più né prevenzione, né indagini di polizia giudiziaria. Pansa non ha fatto altro che riconoscere in modo diretto l'esistenza dei problemi che affliggono le forze dell'ordine dopo anni di tagli".

Che cosa chiede la gente a un poliziotto da vent'anni impegnato in compiti di strada e piazza?
"I cittadini ci dicono "abbiamobisogno che ci siate, che vi facciate vedere". Si sentono soli, non percepiscono più la presenza dello Stato che, sul territorio, è rappresentato dalle "divise"".

Il capo della Polizia, con il suo allarme, ha attaccato la politica che in questi anni ha tagliato due miliardi e mezzo di risorse.
"I politici hanno fatto troppo spesso il gioco delle tre carte, nascondendo la dura realtà con operazioni mediatiche. Ma oggi c'è bisogno di concretezza, non di dati e numeri poco realistici".

Se potesse parlare a quattr'occhi con Pansa, da sovrintendente da 17 anni in polizia, cosa gli chiederebbe?
"Oggi il personale, con i tagli e il contratto fermo, non ha miglioramenti economici. Non ha possibilità di partecipare a concorsi per fare carriera. Non trova riconoscimento nei sacrifici spesso enormi che affronta per indossare la divisa. Insomma, è totalmente demotivato. E questo è un fattore decisamente negativo. A Pansa chiederei più meritocrazia".

Pansa attacca la Difesa sostenendo che l'uso dei militari sarebbe anticostituzionale. Ma il deputato Domenico Rossi, di Sc, replica sostenendo che "parole come quelle usate dal capo della Polizia rischiano di innescare una guerra tra poveri ". Cosa ne pensa il poliziottosindacalista- romanziere Gazzaniga?
"Il pattugliamento misto è un'operazione più utile ai fini mediatici che per quelli di una reale prevenzione. L'uso dei militari, che non hanno funzioni di polizia giudiziaria, è un po' ambiguo. Non è ben chiarito. Senza contare che le direttive europee tendono a limitare il loro uso in compiti di polizia. Sono d'accordo con Pansa".