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'Ndrangheta, sequestrati beni per 12 milioni tra Roma e la Calabria. I Mattiani di nuovo nella bufera

Operazione coordinata tra Dia e Polizia di Reggio Calabria e Roma. Requisiti una villa, una palazzina, un negozio e vari terreni a Palmi e in zone lussuose della Capitale. Per gli albergatori Giuseppe e Pasquale Mattiani un altro sequestro dopo quello di novembre

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REGGIO CALABRIA - Giuseppe e Pasquale Mattiani tornano al centro del ciclone. Perché l'inchiesta delle Direzioni investigative antimafia di Reggio Calabria e Roma sui possibili legami tra i clan della 'ndrangheta e il mondo imprenditoriale calabrese va avanti. Così, questa mattina, i due imprenditori di Palmi (sulle coste reggine), proprietari dell'omonimo Gruppo alberghiero, si sono trovati di nuovo gli agenti della Polizia 'in casa'.

Sequestrati beni per 12 milioni di euro. Ai Mattiani, Giuseppe e Pasquale, rispettivamente padre e figlio, sono stati requisiti una villa, un fabbricato composto da quattro appartamenti, un immobile commerciale e vari terreni siti proprio a Palmi, ma anche ad altri tre immobili in zone lussuose di Roma.

Un filone d'indagine, questo, che fa parte della maxi-inchiesta che il 12 novembre scorso aveva già portato al sequestro di beni per 150 milioni di euro, tra cui due alberghi a quattro stelle: l'hotel 'Gianicolo' a Roma e 'l'Arcobaleno' di Palmi Giuseppe e Pasquale Mattiani furono già sequestrati beni per 150 milioni di euro.

Dalle indagini, supportate da intercettazioni e riscontri documentali, nonché da accertamenti patrimoniali nei confronti di alcuni componenti della famiglia Mattiani, sarebbero emersi accordi con la 'ndrangheta, in particolare con il clan Gallico di Palmi.

Giuseppe Mattiani, impegnato per lunghi anni in politica con cariche amministrative di rilievo nella cittadina di Palmi, in passato ha già subito diverse condanne per costruzione abusiva, violazione delle norme sulla propaganda elettorale, violazione delle norme sugli oli minerali e, da ultimo (con sentenza divenuta definitiva il 7 luglio 2004) per truffa aggravata nel conseguimento di fondi pubblici. Inoltre, con sentenza pronunciata dalla Corte d'Assise di Palmi il 30 luglio scorso, anche Pasquale Mattiani è stato condannato a tre anni di reclusione, per favoreggiamento aggravato, per aver agevolato l'attività dei clan.