Cronaca

Contrabbando di sigarette: - 50%. Italia da luogo di smercio a terra di transito

Calo del traffico dopo il picco degli ultimi due anni legato all'aumento del prezzo. Cambiano le rotte del commercio illegale, più orientato veso il Nord Europa

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L'anno scorso, di questi giorni, una sigaretta ogni dieci vendute in Italia era di contrabbando. Ora, nonostante la crisi che porta a cercare ogni mezzo per tagliare sui costi della vita quotidiana, secondo dati diffusi dalla Guardia di Finanza il mercato nero delle sigarette segna un meno 50%.

Il tutto, dicono gli esperti, è legato ovviamente anche all'andamento dei prezzi di allora: sigarette legali più care, più contrabbando. E in effetti quando tra il 2011 e il 2013 si è verificato un aumento dei prezzi a causa dell'Iva, le vendite di sigarette di contrabbando hanno avuto il picco, 9,6% del totale e il mercato legale una diminuzione di circa l'8%.

E se sembra diminuire la fetta di mercato di contrabbando gestita nel nostro paese, l'Italia resta comunque fondamentale per le organizzazioni criminali che però preferiscono utilizzare il nostro territorio come area di transito per esportare i propri prodotti verso mercati più interessanti che consentono maggiori guadagni. Sigarette in transito per Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Norvegia dove un pacchetto oscilla tra 6 euro e i 10 euro. Che l'Italia non sia solo luogo di vendita ma più che altro di transito, sarebbe confermato dai dati dei sequestri. Mentre il numero complessivo dei sequestri tra il 2012 e il 2013 è rimasto sostanzialmente invariato, nello stesso periodo si è assistito ad una notevole riduzione delle quantità di sigarette sequestrate (circa 120mila chili circa nel 2013 a fronte di 294 mila chili nel 2012 con una decrescita del 60% come raccontano i dati della Guardia di Finanza).

La fotografia attuale europea vede quindi un'Italia che, da paese di consumo, sta tornando nuovamente a profilarsi come paese di transito in cui i carichi di contrabbando provenienti dalle rotte ormai note (ad esempio Grecia, Ucraina, Romania, Montenegro ed Est Europa in genere) vengono smistate sul nostro territorio per raggiungere mercati europei dove l'inasprimento
fiscale e le politiche regolamentari hanno portato a un incremento esponenziale del fenomeno.