Cronaca

'Ndrangheta, caso Cacciola: arrestati gli avvocati della pentita uccisa

Gregorio Cacciola e Vittorio Pisani accusati di aver costruito la falsa confessione con cui l'ex collaboratrice di giustizia, sottoposta a violenze anche dalla famiglia, ritrattò le dichiarazioni contro il clan Bellocco. Pochi giorni dopo fu trovata morta

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di GIUSEPPE BALDESSARRO
REGGIO CALABRIA  -  Molto probabilmente furono loro a scrivere il testo che Maria Concetta Cacciola lesse e registrò nell'audio per ritrattare quello che aveva detto agli investigatori. Secondo gli inquirenti, assieme ai genitori e al fratello dell'ex collaboratrice di giustizia, c'erano anche loro a costringerla a rimangiarsi le accuse contro i boss della 'ndrangheta della Piana di Gioia Tauro. Per questo stamattina sono stati arrestati gli avvocati Gregorio Cacciola e Vittorio Pisani, con l'accusa di aver costruito una confessione falsa per favorire il clan Bellocco.

Qualche giorno dopo quella confessione, Maria Concetta Cacciola venne trovata riversa nel bagno di casa, priva di vita. La famiglia disse che aveva ingerito dell'acido muriatico, che lo aveva fatto volontariamente e che aveva deciso di suicidarsi perché sottoposta alle pressioni dei magistrati della Dda di Reggio Calabria. Invece su quella strana morte c'è più di un dubbio, tanto che i magistrati hanno aperto un fascicolo per omicidio. Secondo le Procure di Reggio Calabria e Palmi la giovane donna sarebbe stata prima costretta ritrattare a suon di botte e ricatti. Poi sarebbe stata uccisa.

Stamattina gli uomini del Comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria hanno bussato alla porta degli avvocati che la famiglia di Maria Concetta avrebbe imposto all'ex collaboratrice. Ai due principi del Foro di Palmi sono state notificate una mezza dozzina di accuse che vanno dal concorso in violenza privata al favoreggiamento. Tutte reati aggravati dal metodo mafioso. Assieme agli avvocati sono stati arrestati anche la madre, il padre e il fratello di Maria Concetta che nei giorni scorsi erano già stati condannati in secondo grado per le violenze contro la donna.  Il padre Michele Cacciola aveva preso 4 anni, il fratello Giuseppe, 4 anni e 6 mesi, e la madre Anna Rosalba Lazzaro, 2 anni. Ora con l'operazione "Onta" il pm di Reggio e Palmi (Giovanni Musarò, Alessandra Cerreti e Giulia Masci) gli contestano nuove e ancora più pesanti circostanze.

Maria Concetta Cacciola iniziò a collaborare con la giustizia nella primavera del 2011. Proveniente da una famiglia di 'ndrangheta, e madre di tre figli piccoli (il marito è detenuto), cominciò a raccontare ai magistrati delle violenze subite in casa e, soprattutto, degli affari dei clan legati alla sua famiglia. Dopo alcuni mesi venne convinta dai genitori a tornare a casa con il ricatto dei figli che erano rimasti a Rosarno. Tutto sarebbe andato a posto, le dicevano. Ma nel giro di qualche settimana le violenze ricominciarono ancora più pesanti, fino alla registrazione di un nastro audio nel quale la donna ritrattava tutto quello che aveva detto ai magistrati nel periodo in cui viveva sotto protezione.

Contemporaneamente aveva però deciso di tornare dalla parte della legge. Questa volta voleva portarsi dietro i tre bambini. Non fece in tempo, mentre i carabinieri aspettavano di essere chiamati per andare a prenderla, ad agosto del 2011, venne trovata morta. Per i familiari si era suicidata bevendo acido muriatico, per gli investigatori potrebbe essere stata uccisa per evitare che tornasse a collaborare.
I reati per cui sono stati arrestati stamani, con l'operazione denominata "Onta", sono successivi a quelli per i quali sono stati già processati.