✕

Cei, Boffo 'rimosso' da direzione di TV2000: "La Chiesa cambia, necessario riassetto"

Era arrivato alla guida del canale della Conferenza episcopale dopo le dimissioni dall'Avvenire per la campagna di stampa organizzata contro di lui da Il Giornale
1 minuti di lettura
ROMA - Dino Boffo è stato sollevato dall'incarico di direttore di Tv2000, il network televisivo di proprietà dalla Conferenza Episcopale Italiana. Interpellato sulla questione, Boffo non ha voluto rilasciare commenti: "Non ho nulla da dire". Secondo quanto spiegato ai redattori della testata televisiva, con Boffo "sarebbe venuto meno il rapporto di fiducia con l'editore" mentre la decisione sarebbe anche "maturata nell'ambito del nuovo riassetto in ambito Cei voluto da Papa Francesco".

"Non è una rimozione, ma una risoluzione del contratto - dice Giovanni Traverso, presidente di Rete Blu Spa, editore formale di Tv2000 - resa necessaria per un riassetto fisiologico dell'emittente".

Poi è arrivata la nota ufficiale del Cda di TV2000: "L'avvicendamento di un direttore è un fatto fisiologico all'interno di qualsiasi realtà oggi, tanto più in una fase di repentini cambiamenti nella società e…
ROMA - Dino Boffo è stato sollevato dall'incarico di direttore di Tv2000, il network televisivo di proprietà dalla Conferenza Episcopale Italiana. Interpellato sulla questione, Boffo non ha voluto rilasciare commenti: "Non ho nulla da dire". Secondo quanto spiegato ai redattori della testata televisiva, con Boffo "sarebbe venuto meno il rapporto di fiducia con l'editore" mentre la decisione sarebbe anche "maturata nell'ambito del nuovo riassetto in ambito Cei voluto da Papa Francesco".

"Non è una rimozione, ma una risoluzione del contratto - dice Giovanni Traverso, presidente di Rete Blu Spa, editore formale di Tv2000 - resa necessaria per un riassetto fisiologico dell'emittente".

Poi è arrivata la nota ufficiale del Cda di TV2000: "L'avvicendamento di un direttore è un fatto fisiologico all'interno di qualsiasi realtà oggi, tanto più in una fase di repentini cambiamenti nella società e nella stessa Chiesa. Al dottor Dino Boffo - si legge - va la gratitudine sincera per quanto fatto con professionalità e dedizione per lunghi anni, anche dopo la tormentata vicenda del 2009, con l'augurio di valorizzare al meglio quanto compiuto". "A questo obiettivo - conclude il comunicato - è finalizzata la nomina del nuovo direttore".

La direzione "ad interim" è stata affidata all'ultraottuagenario monsignor Francesco Ceriotti, storico direttore dell'Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei.

Boffo, 61 anni, era arrivato al vertice di Tv2000 il 18 ottobre 2010, dopo aver diretto Avvenire, esperienza conclusa a seguito della campagna di stampa architettata dal Giornale contro di lui che, per le sue modalità, è diventata l'emblema di quella macchina del fango battezzata proprio con il nome di "metodo Boffo". L'attuale direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, ha commentato con ironico tweet l'allontanamento di Boffo da Tv2000.

Boffo era stato direttore di Avvenire, quotidiano della Cei, dal primo gennaio 1994 al 3 settembre 2009, giorno in cui si dimise in seguito alla pubblicazione sul Giornale di Vittorio Feltri di documenti riguardanti una sua presunta condanna per molestie. Una campagna durissima, conseguenza delle critiche rivolte da Boffo all'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: "Il suo stile di vita ci mette a disagio".

In una lettera scritta per spiegare la sua decisione di fare un passo indietro, Dino Boffo usò parole durissime contro il Giornale e le sue motivazioni descrivendo l'attacco personale subìto "capzioso e feroce". Mentre il cardinal Bagnasco, presidente della Cei, definiva la vicenda un "attacco mediatico inqualificabile" assieme al rammarico per la decisione senza ritorno adottata dal direttore di Avvenire.

Dopo aver polemizzato con le alte gerarchie ecclesiastiche, difendendo le sue fonti e citando la Gendarmeria vaticana quale provenienza della "velina" su Boffo, lo stesso direttore Feltri ritrattò in seguito la veridicità della ricostruzione pubblicata dal Giornale. La Cei considerò "tardive" le sue scuse.