ROMA - "La mafia crea empleo", la mafia crea lavoro, è uno degli slogan preferiti del franchising nato in Spagna, scrive l'inviato di Repubblica Attilio Bolzoni raccontando la storia della catena di ristoranti 'La Mafia': 400 dipendenti, dai 300 ai 400mila euro per aprire un nuovo locale ad Alicante o a Marbella, una sede centrale a Saragozza e il progetto di diventare sempre più grandi. "Mafia, un brand che non delude mai", "un'avventura imprenditoriale che sfrutta le gesta dei boss più sanguinari per arricchirsi ed espandersi, puntando tanto sull'idea di famiglia. 'Come buoni mafiosi pensiamo che sia la cosa più importante', si legge nella loro brochure'".
VIDEO Reportage / Il brand
La mafia si siede a tavola. Pensa alle famiglie, investe in gadget e ristoranti. E in poche ore il mondo ha alzato la testa dal piatto e reagito, passando parola. Le proteste fino a oggi erano apparse solo su qualche blog italiano. Mai una rimostranza formale della nostra ambasciata, scrive Bolzoni, mai un ministro degli Esteri che abbia alzato la voce. Dal giorno della pubblicazione però le reazioni sono state centinaia, la notizia è rimbalzata sui quotidiani, dalla Spagna alla Nuova Zelanda. Quasi tutti si chiedono se ora i ristoranti cambieranno nome. Ma dalla catena non arrivano risposte. Non avevano mai avuto problemi.
La stampa. Dopo aver tentato di avere un commento dall'ufficio stampa dei ristoranti, il quotidiano britannicoThe Independent ha ripreso le dichiarazioni date a Repubblica del responsabile della comunicazione, Pablo Martinez: "La parola mafia è un riconoscimento di marchio assoluto, è una chiamata d'attenzione, tutti si ricordano di quel nome. Al momento non è fattibile cambiarlo, chiedo scusa agli italiani se si sentono offesi però non era nelle nostre intenzioni". La notizia è apparsa anche sugli spagnoli Heraldo, il Diario De Leon.es, su elPeriòdico, in Francia su FranceTv fino all'altra parte del pianeta, sul New Zeland Herald.
[[ge:rep-locali:repubblica:79153126]]
La politica. Il deputato del Pd Michele Anzaldi ha chiesto alle istuzioni italiane e Ue, a partire dalle rispettive commissioni Antimafia, di protestare: "Forse - propone il deputato - sarebbe il caso di mettere in atto una vasta operazione di volantinaggio davanti a questi locali spagnoli, distribuendo alle famiglie che entrano la fotografia di quel bambino che amava andare a cavallo e che la mafia ha strangolato e sciolto nell'acido. Perché la mafia - conclude Anzaldi - non è quella dei film di Coppola, la mafia è aberrazione e non possiamo accettare che diventi il marchio dell'Italia nel mondo". Dal Pd si alzano anche le voci dei senatori Laura Cantini e Mario Morgoni, componenti della direzione Pd: "Governo e Parlamento intervengano sulla catena di ristoranti spagnoli 'Mafia'. L'Ambasciata italiana faccia pervenire all'azienda la richiesta indifferibile di cambiare il nome ai locali", affermano. Per il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia, la catena è "un'operazione squallida ed inaccettabile. Un'offesa alla memoria di tutti coloro che hanno dato la vita per affermare la legalità e la giustizia".
[[ge:rep-locali:repubblica:79153149]]
Che il problema debba essere trattato in sede europea è il pensiero del presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, vuole che intervenga "immediatamente il presidente europeo Schultz". "Questa vicenda assume proporzioni smisurate se accade in un Paese dell'Europa occidentale come la Spagna, di tradizione liberale, dove disinvoltamente una espressione come 'mafia' che deve suscitare orrore, viene invece accettata con disinvoltura. La lotta alla mafia dovrebbe essere un problema di tutta Europa. C'è una nuova risoluzione, e deve essere tramutata in una direttiva europea".
"Il messaggio lanciato dalla catena di ristorazione spagnola 'Mafia' è di una gravità inaudita e risulta offensivo nei confronti delle vittime innocenti della violenza mafiosa. Già diverse volte, in passato, mi sono espressa sul punto", dice Sonia Alfano, eurodeputata e presidente della Commissione Crim sul crimine organizzato, la corruzione e il riciclaggio di denaro.
La Commissione parlamentare Antimafia approfondirà la vicenda. La presidente Rosy Bindi ha concordato con il ministro Emma Bonino una collaborazione per avviare un'indagine sull'iniziativa commerciale. La Presidente sottolinea che la catena di ristoranti sembra "adottare una strategia fondata sulla diffusione e sull'affermazione di un messaggio positivo e tranquillizzante riferito alla mafia, diffondendo inaccettabili messaggi pubblicitari quali quelli per cui la mafia 'e' amore, 'crea lavoro' e 'non conosce la crisi in tempi di crisi' e utilizzando a fini propagandistici le immagini di noti esponenti della criminalità mafiosa". La strategia pubblicitaria e le tecniche di fidelizzazione commerciale, prosegue Bindi, "presentano la mafia come un modello di riferimento, con il rischio di offrirne una legittimazione collettiva e culturale di portata globale". Una prospettiva molto preoccupante, tale da giustificare l'avvio di "ogni opportuna indagine".
VIDEO Reportage / Il brand
La mafia si siede a tavola. Pensa alle famiglie, investe in gadget e ristoranti. E in poche ore il mondo ha alzato la testa dal piatto e reagito, passando parola. Le proteste fino a oggi erano apparse solo su qualche blog italiano. Mai una rimostranza formale della nostra ambasciata, scrive Bolzoni, mai un ministro degli Esteri che abbia alzato la voce. Dal giorno della pubblicazione però le reazioni sono state centinaia, la notizia è rimbalzata sui quotidiani, dalla Spagna alla Nuova Zelanda. Quasi tutti si chiedono se ora i ristoranti cambieranno nome. Ma dalla catena non arrivano risposte. Non avevano mai avuto problemi.
La stampa. Dopo aver tentato di avere un commento dall'ufficio stampa dei ristoranti, il quotidiano britannicoThe Independent ha ripreso le dichiarazioni date a Repubblica del responsabile della comunicazione, Pablo Martinez: "La parola mafia è un riconoscimento di marchio assoluto, è una chiamata d'attenzione, tutti si ricordano di quel nome. Al momento non è fattibile cambiarlo, chiedo scusa agli italiani se si sentono offesi però non era nelle nostre intenzioni". La notizia è apparsa anche sugli spagnoli Heraldo, il Diario De Leon.es, su elPeriòdico, in Francia su FranceTv fino all'altra parte del pianeta, sul New Zeland Herald.
[[ge:rep-locali:repubblica:79153126]]
La politica. Il deputato del Pd Michele Anzaldi ha chiesto alle istuzioni italiane e Ue, a partire dalle rispettive commissioni Antimafia, di protestare: "Forse - propone il deputato - sarebbe il caso di mettere in atto una vasta operazione di volantinaggio davanti a questi locali spagnoli, distribuendo alle famiglie che entrano la fotografia di quel bambino che amava andare a cavallo e che la mafia ha strangolato e sciolto nell'acido. Perché la mafia - conclude Anzaldi - non è quella dei film di Coppola, la mafia è aberrazione e non possiamo accettare che diventi il marchio dell'Italia nel mondo". Dal Pd si alzano anche le voci dei senatori Laura Cantini e Mario Morgoni, componenti della direzione Pd: "Governo e Parlamento intervengano sulla catena di ristoranti spagnoli 'Mafia'. L'Ambasciata italiana faccia pervenire all'azienda la richiesta indifferibile di cambiare il nome ai locali", affermano. Per il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia, la catena è "un'operazione squallida ed inaccettabile. Un'offesa alla memoria di tutti coloro che hanno dato la vita per affermare la legalità e la giustizia".
[[ge:rep-locali:repubblica:79153149]]
Che il problema debba essere trattato in sede europea è il pensiero del presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, vuole che intervenga "immediatamente il presidente europeo Schultz". "Questa vicenda assume proporzioni smisurate se accade in un Paese dell'Europa occidentale come la Spagna, di tradizione liberale, dove disinvoltamente una espressione come 'mafia' che deve suscitare orrore, viene invece accettata con disinvoltura. La lotta alla mafia dovrebbe essere un problema di tutta Europa. C'è una nuova risoluzione, e deve essere tramutata in una direttiva europea".
"Il messaggio lanciato dalla catena di ristorazione spagnola 'Mafia' è di una gravità inaudita e risulta offensivo nei confronti delle vittime innocenti della violenza mafiosa. Già diverse volte, in passato, mi sono espressa sul punto", dice Sonia Alfano, eurodeputata e presidente della Commissione Crim sul crimine organizzato, la corruzione e il riciclaggio di denaro.
La Commissione parlamentare Antimafia approfondirà la vicenda. La presidente Rosy Bindi ha concordato con il ministro Emma Bonino una collaborazione per avviare un'indagine sull'iniziativa commerciale. La Presidente sottolinea che la catena di ristoranti sembra "adottare una strategia fondata sulla diffusione e sull'affermazione di un messaggio positivo e tranquillizzante riferito alla mafia, diffondendo inaccettabili messaggi pubblicitari quali quelli per cui la mafia 'e' amore, 'crea lavoro' e 'non conosce la crisi in tempi di crisi' e utilizzando a fini propagandistici le immagini di noti esponenti della criminalità mafiosa". La strategia pubblicitaria e le tecniche di fidelizzazione commerciale, prosegue Bindi, "presentano la mafia come un modello di riferimento, con il rischio di offrirne una legittimazione collettiva e culturale di portata globale". Una prospettiva molto preoccupante, tale da giustificare l'avvio di "ogni opportuna indagine".