Cronaca

Rsera, un numero speciale per l'8 marzo

Interviste, riflessioni, spunti, storie e una vignetta di Ellekappa per l'edizione dedicata a "Cosa vorrebbero le donne"
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COSA VORREBBERO le donne per l’8 marzo? Arrivarci vive. Risponde così la vignetta realizzata da Ellekappa per la copertina di Repubblica Sera. Un numero che dedica il primo piano all’universo femminile e che si apre con un’intervista-dialogo tra Elena Stancanelli e la scrittrice Silvia Ballestra. Lavoro prima di tutto, e poi asili, diritti ed educazione sessuale a scuola. Questo l’autrice di Amiche mie si aspetta da un governo che, per la prima volta nella storia della Repubblica, è formato per metà da donne.

SFOGLIA REPUBBLICA SERA
 
Chi meglio delle donne sa quali battaglie bisogna combattere ogni giorno per portare a casa piccoli e grandi risultati. Nell’intervista di Vera Schiavazzi la storica Anna Bravo, autrice di La conta dei salvati. Dalla Grande Guerra al Tibet: storie di sangue risparmiato, fa notare come le donne, pur avendo poche volte posizioni di comando, riescano spesso a intervenire in situazioni critiche e a evitare disastrose conseguenze. Le guerre, se combattute dalle donne, dice la Bravo, avrebbero avuto una diversa evoluzione. L’obiettivo che vorrebbe? Che le donne uscissero dall’invisibilità per entrare nella storia. Non sono invisibili, anzi sono sotto gli occhi di tutti, le cifre preoccupanti sulla violenza subita dalle donne in Europa e fornite da Fra (European Union Agency for Fundamental Rights) e pubblicate online.

Andrea Tarquini racconta come nei ventotto Paesi dell’Unione una donna su tre è stata vittima di soprusi e violenze. Dati che gettano un’ombra vergognosa su una parte del mondo che si definisce democratica e tollerante. E poi una lunga serie di riflessioni delle firme femminili di Repubblica: Guia Soncini ci parla dei sensi di colpa di donne che ogni giorno fanno i conti con quello che sono e con quello che “gli altri” si aspettano da loro. Cristina Nadotti riflette sul fatto che ormai anche le donne guardano il mondo con occhi maschili e usano parametri e valori o odiosi luoghi comuni che invece dovrebbero combattere. Come quello che se sei donna e per di più mamma, la carriera te la puoi scordare, come scrive Maria Novella De Luca sottolineando che per le aziende una donna è un problema se vuole avere un figlio e i talenti rosa restano indietro.

Eppure le donne corrono veloci, è il mondo che non regge il ritmo. Francesca Caferri  fa l’elenco di quelle che ce l’hanno fatta da Christine Lagarde, a Hillary Clinton, da Dilma Roussef ad Angela Merkel. Ma è presto per cantare vittoria. La mamma la portava alle manifestazioni femministe e lei ne parlava a scuola gettando la maestra nello sconcerto. Anna Lombardi racconta che da allora le cose sono cambiate. Di stupri e violenze a scuola se ne parla, ma alcuni muri resistono ancora. Valentina Desalvo ricorre all’opera lirica per raccontare gli stereotipi sociali in cui le donne sono rinchiuse. Dalla Traviata a Norma è tutto un sottolineare la superiorità maschile rispetto al gentil sesso votato al sacrificio, soprattutto quando appartengono a classi sociali inferiori.

Prima di perdere tutto, bisogna avere il coraggio di scappare. È il suggerimento di Anais Ginori che racconta la storia di Myriam che ha scelto di salvarsi fuggendo dal suo carnefice. La parola d’ordine per tutte è sempre “libertà”: di lavorare, di manifestare di dire quello che pensano e di essere diverse dagli uomini. Perché, come sottolinea nel suo pezzo, Michela Marzano, le donne non vogliono essere uguali agli uomini, vogliono solo essere ugualmente degne di  rispetto, libere di vivere come vogliono. Per farlo devono poter non dipendere più dagli uomini. Soprattutto economicamente. Facile a dirsi, ma difficile se, come fa notare Concita De Gregorio, gli stipendi delle donne non sono mai uguali a quelli degli uomini, indipendentemente dalla mansione che si ricopre. Ma per ottenere l’uguaglianza vera, sostiene Chiara Saraceno, devono cambiare le regole del gioco e le donne devono poter avere in mano le stesse carte che toccano agli uomini.

Tanti spunti, tante riflessioni e tante richieste. Per arrivare prima o poi a festeggiare davvero gli uguali diritti per gli uomini e le donne.