REGGIO CALABRIA - Pasquale Bifulco viene descritto dagli inquirenti come un personaggio estremamente pericoloso. E' un tipo sveglio, risoluto, legato al clan Ietto-Cua-Pipicella, di Natile di Careri, ai piedi dell'Aspromonte. Parla diverse lingue, si muove rapidamente, viaggia per chiudere accordi in mezzo mondo, e paga sempre in contanti. Non è tipo da fregare i narcos sudamericani, ma neppure da farsi fregare. C'è fiducia tra compratori e acquirenti, la fiducia che i calabresi riescono a guadagnarsi sempre negli ambienti criminali grazie alla loro "puntualità". Per oltre due anni le polizie di mezzo mondo sono riuscite a seguirlo, a fotografarlo, a filmarlo. Gli investigatori del Gruppo operativo antidroga di Catanzaro sono riusciti ad inchiodarlo solo perché hanno messo le mani su alcuni numeri di "telefono" blindati. Un lavoro certosino che in alcune fasi stava per saltare a causa di imprevisti di percorso e della scaltrezza dell'obiettivo. Come a Roma il 31 gennaio del 2012. Il calabrese è in città assieme a un suo uomo (Fabio Nardella) per pagare una grossa partita di droga. Ha con sé una valigia di soldi. Talmente grossa che stabilisce di consegnare il denaro in tre tranche. Nella capitale lo aspetta "Vittorio", un emissario di "Chapo". "Chapo" - che la Guardia di finanza non è riuscita a identificare con il suo vero nome - è il punto di contatto tra i produttori colombiani e Bifulco. E' un broker della cocaina con cui i calabresi di Natile operano da tempo.
Bifulco contatta "Vittorio" per l'appuntamento, ma questo si mette a fare pressione perché i soldi li vuole tutti assieme. C'è qualcosa che non funziona, si sente puzza di fregatura, tra l'altro il calabrese è già nella zona della consegna e vede "strani movimenti". E' vero, i carabinieri su indicazione della Dea americana, sono sullo stesso obiettivo per sventare un'operazione di riciclaggio. "Vittorio" è un uomo della Dea sotto copertura. Storie di indagini che si intrecciano e si sovrappongono, ne sono saltate a decine di inchieste per le stesse ragioni. Bifulco decide di mollare e si allontana in macchina assieme a Nardella, ma si accorge che ci sono due auto che lo seguono, imbocca un senso unico e semina gli inseguitori nascondendosi dietro un compattatore della nettezza urbana, una Golf e una Mini Cooper. Poi chiama il "Chapo" per raccontargli imbufalito cosa è successo, è un'eccezione.
I due solitamente comunicano per e-mail, molto probabilmente con il sistema della posta elettronica lasciata in giacenza. Un indirizzo di posta elettronica e password conosciuta solo dagli interlocutori. Ognuno può accedere alla casella da ogni parte del mondo, scrive e lascia la mail tra quelle salvate senza spedire nulla. Non c'è traffico né in entrata né in uscita, quindi neppure il rischio di essere intercettati. Per leggere, l'altro deve solo entrare nella stessa posta e cercare tra il materiale salvato. Un gioco da ragazzi, sicuro. Bifulco chiama il "Chapo": "Ma chi mi hai mandato? Ha cercato di fregarmi". E dal Perù la risposta: "Impossibile, è un uomo fidato". E Bifulco: "Ma tu lo conosci di persona? Sai descrivermelo?". Risposta: "No, va bene. A lui ci penso io". Poche frasi prima di lasciarsi e stabilire che ci sarà un altro appuntamento. Il calabrese annuncia che butterà le schede telefoniche e che presto gli farà avere il nuovo numero. Il "Chapo" preme per il denaro: "Caso mai li porti a Barcellona, dal padrino". Bifulco replica: "Ci vogliono 20 giorni per far arrivare i documenti a Barcellona, manda tu un tuo uomo qua, oppure aspetti".
Dalla fine del 2012 a tutto il 2013 il narcotrafficante calabrese è tenuto d'occhio. Il 21 dicembre 2012 viene seguito a Reggio Calabria dove assieme al suo braccio destro Vito Zinghinì incontra un peruviano di nome "Pepe". Il 14 febbraio successivo i due volano a San Paolo in Brasile, Il 30 marzo a Reggio, davanti alla gelateria "Cesare", Bifulco incontra il suo socio montenegrino Vladan Radoman. A luglio si trova a Napoli dove consegna a due emissari dei narcos 300 mila euro in contanti. In poco più di un anno, sono decine i summit organizzati in nome degli affari a cui partecipano criminali di 12 Paesi diversi, si scopre così l'intera rete. In mezzo c'è sempre lui, il "natiloto" dell'Aspromonte, l'uomo dei clan che tratta tonnellate di cocaina.
Bifulco contatta "Vittorio" per l'appuntamento, ma questo si mette a fare pressione perché i soldi li vuole tutti assieme. C'è qualcosa che non funziona, si sente puzza di fregatura, tra l'altro il calabrese è già nella zona della consegna e vede "strani movimenti". E' vero, i carabinieri su indicazione della Dea americana, sono sullo stesso obiettivo per sventare un'operazione di riciclaggio. "Vittorio" è un uomo della Dea sotto copertura. Storie di indagini che si intrecciano e si sovrappongono, ne sono saltate a decine di inchieste per le stesse ragioni. Bifulco decide di mollare e si allontana in macchina assieme a Nardella, ma si accorge che ci sono due auto che lo seguono, imbocca un senso unico e semina gli inseguitori nascondendosi dietro un compattatore della nettezza urbana, una Golf e una Mini Cooper. Poi chiama il "Chapo" per raccontargli imbufalito cosa è successo, è un'eccezione.
I due solitamente comunicano per e-mail, molto probabilmente con il sistema della posta elettronica lasciata in giacenza. Un indirizzo di posta elettronica e password conosciuta solo dagli interlocutori. Ognuno può accedere alla casella da ogni parte del mondo, scrive e lascia la mail tra quelle salvate senza spedire nulla. Non c'è traffico né in entrata né in uscita, quindi neppure il rischio di essere intercettati. Per leggere, l'altro deve solo entrare nella stessa posta e cercare tra il materiale salvato. Un gioco da ragazzi, sicuro. Bifulco chiama il "Chapo": "Ma chi mi hai mandato? Ha cercato di fregarmi". E dal Perù la risposta: "Impossibile, è un uomo fidato". E Bifulco: "Ma tu lo conosci di persona? Sai descrivermelo?". Risposta: "No, va bene. A lui ci penso io". Poche frasi prima di lasciarsi e stabilire che ci sarà un altro appuntamento. Il calabrese annuncia che butterà le schede telefoniche e che presto gli farà avere il nuovo numero. Il "Chapo" preme per il denaro: "Caso mai li porti a Barcellona, dal padrino". Bifulco replica: "Ci vogliono 20 giorni per far arrivare i documenti a Barcellona, manda tu un tuo uomo qua, oppure aspetti".
Dalla fine del 2012 a tutto il 2013 il narcotrafficante calabrese è tenuto d'occhio. Il 21 dicembre 2012 viene seguito a Reggio Calabria dove assieme al suo braccio destro Vito Zinghinì incontra un peruviano di nome "Pepe". Il 14 febbraio successivo i due volano a San Paolo in Brasile, Il 30 marzo a Reggio, davanti alla gelateria "Cesare", Bifulco incontra il suo socio montenegrino Vladan Radoman. A luglio si trova a Napoli dove consegna a due emissari dei narcos 300 mila euro in contanti. In poco più di un anno, sono decine i summit organizzati in nome degli affari a cui partecipano criminali di 12 Paesi diversi, si scopre così l'intera rete. In mezzo c'è sempre lui, il "natiloto" dell'Aspromonte, l'uomo dei clan che tratta tonnellate di cocaina.