Cronaca

Borrelli: "Io e D'Ambrosio uniti anche nei momenti difficili"

Il procuratore capo di Milano dell'era Tangentopoli e del pool parla della morte del magistrato

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ROMA. "Negli anni di Mani Pulite siamo sempre stati sulla stessa lunghezza d'onda. La notizia della morte di Gerardo D'Ambrosio mi addolora profondamente. Avevamo lavorato insieme in momenti molto difficili". Francesco Saverio Borrelli, il procuratore capo di Milano dell'era Tangentopoli e del pool parla piano. Pacato come sempre. Ma con la voce fioca. Vuole ricordare, eppure fa fatica.

Il vostro è stato un vero e proprio team.
"D'Ambrosio ha sempre dato un apporto di saggezza e di dottrina. Indispensabile. Era stato designato da me come coordinatore del pool dei reati contro la Pubblica amministrazione, prima era procuratore aggiunto. I momenti caldi delle indagini di Mani Pulite sono stati tutti sotto il suo controllo".

Cosa è scattato tra voi in quegli anni? Tutto stava cambiando anche a causa delle vostre indagini.
"Eravamo quasi sempre d'accordo spontaneamente. Non che non si discutesse, qualche volta. Ma la sensibilità era la stessa. Però ho anche imparato molto da lui: aveva esperienza del penale ben superiore alla mia, che venivo dal processo civile".

La sintonia è rimasta anche quando il pool è diventato scomodo?
"Abbiamo condiviso tutte le difficoltà. L'intero gruppo lavorava con una forte coesione interna. Tutte le decisioni più importanti venivano prese in una sorta di camera di consiglio".

E quando è diventato senatore? Ha pensato che così potesse continuare a dare il suo contributo?
"Tocca un punto delicato, non vorrei che le mie parole suonassero critica. Io non apprezzo molto che i magistrati passino nell'agone politico. Ma è una mia sensibilità".