Cronaca

Morto nel crollo del palco di Pausini, pronti 7 rinvii a giudizio

La procura di Reggio Calabria ha chiuso l'indagine sul caso di Matteo Armellini. Le accuse: omicidio colposo e mancato rispetto della normativa sulla sicurezza
di ALBERTO CUSTODERO

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LA PROCURA di Reggio Calabria ha chiuso l'inchiesta sul caso di Matteo Armellini, morto il 5 marzo 2012 sotto il crollo del palco della Pausini al PalaCalafiore di Reggio Calabria. Il pm si appresta ora a chiedere il rinvio a giudizio di sette indagati, tutti accusati di omicidio colposo e mancato rispetto della normativa sulla sicurezza durante la fase della costruzione del palco. Si tratta di Ferdinando Salzano, della Fp Group, la società committente in via esclusiva dei lavori. Maurizio Senese, titolare della Sm Musica. Marcello Cammera, organizzatore-eventi, e responsaabile del settore progettazione ed esecuzione Lavori Pubblici del comue di Reggio Calabria. Gianfranco Perri, coordinatore della progettazione nominato dalla Sm Musica, estensore del piano di sicurezza. Ora gli indagati avranno venti giorni per prendere visione di tutti gli atti e di depositare le loro memorie difensive.

La mamma di Matteo, Paola Armellini, assistita dall'avvocato Alicia Mejia, "auspica che il pm chieda in breve tempo il rinvio a giudizio degli idagati". Ma da questa inchiesta emerge con prepotenza il male oscuro del mondo dei montatori dei palchi. È un killer che ha un nome preciso: si chiama ground support. Si tratta del modello di palco di ultima generazione. Tutti lo sanno, ma nessuno lo dice: è pericolosissimo. Rischia di crollare e implodere su se stesso come le Torri Gemelle, o come un castello di carte, sia per difetti di progettazione, come avvenuto a Trieste durante il tour di Giovanotti (in quell'occasione morì lo studente operaio Francesco Pinna), sia per errori di costruzione, come avvenuto a Reggio Calabria. Non si dà pace la mamma dell'operaio travolto. "Voglio giustizia per Matteo - si sfoga Paola Armellini - ma chiedo ai responsabili del mondo dello spettacolo, cantanti compresi, di riflettere su queste morti che si sarebbero potute evitare".