"Noi siamo pronti a fare l'eterologa, col ticket sanitario. Abbiamo la tecnologia, le strutture, abbiamo centinaia di gameti abbandonati o donati negli anni passati. La Consulta è legge, il parlamento non potrà tornare indietro, ora è solo questione di qualche parere dei legali dell'Asl e di vedere pubblicata la sentenza sulla Gazzetta ufficiale".
Il giorno dopo lo storico pronunciamento della Corte Costituzionale, all'unità operativa di fisiopatologia della riproduzione dell'Asl Romagna, a Cattolica, i telefoni hanno squillato ininterrottamente come in decine di altri centri pubblici e privati d'Italia. Gente che aveva praticamente la valigia in mano per qualche centro straniero, ha bloccato tutto.
In tanti rinunciato ai viaggi all'estero?
"In molti hanno chiamato per chiedere informazioni, per sapere se e quando era possibile prenotarsi un appuntamento. Abbiamo chiesto qualche giorno. Tanto fino a quando tra un mese la sentenza verrà pubblicata sulla Gazzetta non si potrà fare nulla in sala operatoria". Carlo Bulletti, primario dell'unità operativa, non poteva avere un regalo più bello di compleanno, "soprattutto per le donne in dieci anni hanno pagato un duro prezzo assieme alla comunità scientifica".
Affogati di richieste?
"Conti che già prima solo nella nostra Asl ogni anno saranno state circa duecento le coppie interessate all'eterologa che poi prendevano la via dell'estero".
Su indicazione di chi?
"Una situazione assurda. Come medico devo aiutare a risolvere un problema di sofferenza sanitaria, e la sterilità lo è sicuramente, dall'altro canto la legge mi puniva se avessi dato informazioni sull'eterologa. La coppia no, non correva rischi, noi medici avremmo invece dovuto pagare una multa dai 300mila ai 600mila euro di multa. Ognuno si è comportato secondo la sua coscienza"
Ora finalmente si parte?
"Diciamo che abbiamo l'esperienza, siamo nati negli anni 90 col professor Carlo Flagmini, come tecnica siamo ai massimi livelli, facciamo anche la diagnosi pre impianto e seguiamo 900 cicli di fecondazione assistita ogni anno oltre ad occuparci di chirurgia riproduttiva, si trattare endometriosi e malattie che portano alla infertilità".
Costi e tempi?
"Il ticket sanitario in Emilia Romagna è in base al reddito , diciamo che per un trattamento si va sui 300 euro e credo che questi saranno anche i prezzi dell'eterologa".
Ma avete ovociti e gameti maschili?
"Stiamo facendo la contabilità, abbiamo registri, controllando tutti i dati, verificando le richieste di chi vuole conservare gli ovociti in sovrannumero già al freddo da tempo e chi li abbandona o dona. Sicuramente saranno alcune centinaia. C'è però un problema".
Quale è il problema?
"Penso che gli ovociti abbandonati possano essere usati per l'eterologa, ma chi li ha donati alla ricerca credo vada risentito per capire se è d'accordo a cambiare il destinatario. Per sicurezza abbiamo chiesto una consulenza al legale della Asl".
Problemi organizzativi?
"Bisognerebbe regolamentare le donazioni, secondo me dovrebbero essere tutte a titolo solidale come in passato, gratuite insomma, e all'inglese. Ovvero donatori sconosciuti ma con informazioni genetiche utili per la salute del bambino. Proporrei anche limiti sulle donazioni maschili, magari un massimo di cinque, per evitare possibili incontri tra parenti. E a ogni donna che si sottopone alla fecondazione assistita chiederei, come in passato, se dei suoi dieci ovociti prodotti ne vuole donarne un paio ad una donna meno fortunata di lei".
Il giorno dopo lo storico pronunciamento della Corte Costituzionale, all'unità operativa di fisiopatologia della riproduzione dell'Asl Romagna, a Cattolica, i telefoni hanno squillato ininterrottamente come in decine di altri centri pubblici e privati d'Italia. Gente che aveva praticamente la valigia in mano per qualche centro straniero, ha bloccato tutto.
In tanti rinunciato ai viaggi all'estero?
"In molti hanno chiamato per chiedere informazioni, per sapere se e quando era possibile prenotarsi un appuntamento. Abbiamo chiesto qualche giorno. Tanto fino a quando tra un mese la sentenza verrà pubblicata sulla Gazzetta non si potrà fare nulla in sala operatoria". Carlo Bulletti, primario dell'unità operativa, non poteva avere un regalo più bello di compleanno, "soprattutto per le donne in dieci anni hanno pagato un duro prezzo assieme alla comunità scientifica".
Affogati di richieste?
"Conti che già prima solo nella nostra Asl ogni anno saranno state circa duecento le coppie interessate all'eterologa che poi prendevano la via dell'estero".
Su indicazione di chi?
"Una situazione assurda. Come medico devo aiutare a risolvere un problema di sofferenza sanitaria, e la sterilità lo è sicuramente, dall'altro canto la legge mi puniva se avessi dato informazioni sull'eterologa. La coppia no, non correva rischi, noi medici avremmo invece dovuto pagare una multa dai 300mila ai 600mila euro di multa. Ognuno si è comportato secondo la sua coscienza"
Ora finalmente si parte?
"Diciamo che abbiamo l'esperienza, siamo nati negli anni 90 col professor Carlo Flagmini, come tecnica siamo ai massimi livelli, facciamo anche la diagnosi pre impianto e seguiamo 900 cicli di fecondazione assistita ogni anno oltre ad occuparci di chirurgia riproduttiva, si trattare endometriosi e malattie che portano alla infertilità".
Costi e tempi?
"Il ticket sanitario in Emilia Romagna è in base al reddito , diciamo che per un trattamento si va sui 300 euro e credo che questi saranno anche i prezzi dell'eterologa".
Ma avete ovociti e gameti maschili?
"Stiamo facendo la contabilità, abbiamo registri, controllando tutti i dati, verificando le richieste di chi vuole conservare gli ovociti in sovrannumero già al freddo da tempo e chi li abbandona o dona. Sicuramente saranno alcune centinaia. C'è però un problema".
Quale è il problema?
"Penso che gli ovociti abbandonati possano essere usati per l'eterologa, ma chi li ha donati alla ricerca credo vada risentito per capire se è d'accordo a cambiare il destinatario. Per sicurezza abbiamo chiesto una consulenza al legale della Asl".
Problemi organizzativi?
"Bisognerebbe regolamentare le donazioni, secondo me dovrebbero essere tutte a titolo solidale come in passato, gratuite insomma, e all'inglese. Ovvero donatori sconosciuti ma con informazioni genetiche utili per la salute del bambino. Proporrei anche limiti sulle donazioni maschili, magari un massimo di cinque, per evitare possibili incontri tra parenti. E a ogni donna che si sottopone alla fecondazione assistita chiederei, come in passato, se dei suoi dieci ovociti prodotti ne vuole donarne un paio ad una donna meno fortunata di lei".