VIBO VALENTIA - Potrebbe esserci un filo che collega gli interessi di Rtl 102,5 ed alcuni esponenti di primo piano della 'ndrangheta. Interessi di tipo commerciale che, secondo i magistrati della Dda di Catanzaro, potrebbero essere leciti, ma che vanno approfonditi. Per questo stamattina i pm Pier Paolo Bruni e Simona Rossi, hanno fatto eseguire tutta una serie di perquisizioni sia nella sede legale della radio che negli uffici di Cologno Monzese, nella provincia di Bergamo e a Roma. I carabinieri del Reparto operativo e i finanzieri del Nucleo di Polizia tributaria hanno bussato alla porta di Rtl, ma anche a quella delle sedi della Open Space Pubblicità srl, tra Cologno Monzese, Napoli, Palermo, Roma e Torino e nelle abitazioni di due imprenditori di Nicotera (VV) impegnati nel settore della pubblicità.
L'indagine è un filone dell'inchiesta "Lybra" contro il clan Tripodi di Proto Salvo e Vibo, ed ha preso corpo quando gli inquirenti hanno scoperto che il presunto boss Nicola Tripodi aveva come unica fonte di reddito l'impiego presso la Gestitel srl di Bergamo. Una società partecipata da Rtl, tanto è vero, si legge nel decreto di perquisizione che "risulta di fato essere una società facente parte del Gruppo Rti". Aziende, collegate tra loro, cui se ne aggiungo altre che - in base alle indagini - sarebbero riconducibili, tra gli altri, a Cosimo Campenì, calabrese imparentato con la potente famiglia dei Mancuso, sempre del vibonese. Al momento non vi sono contestazioni ai vertici della radio e il Procuratore di Catanzaro Vincenzo Lombardo spiega che la perquisizione "mira a verificare e chiarire alcune presunti rapporti tra Rtl, una sua partecipata e la cosca Tripodi di Vibo Marina e Porto Salvo, banche e anche esponenti del clan Mancuso".
L'emittente radiofonica ha già precisato che non sarebbe coinvolta nella vicenda giudiziaria. Tuttavia nelle carte dell'inchiesta si fa più volte riferimento a Rtl. Nelle carte si spiega che "la vicenda Rtl si inserisce in un contesto molto ampio e che non si possono sottacere alcuni passaggi che meritano di essere approfonditi e valorizzati". Il riferimento è soprattutto alle commesse che Rtl ha ricevuto in Calabria per diversi anni. Tanto è vero che gli investigatori si sono interessati anche ad una spesa di circa 800 mila euro del Comune di Reggio Calabria, quando alla guida della città, c'era Giuseppe Scopelliti. "Il Comune di Reggio Calabria - scrivono gli investigatori - per soli 33 giorni di vitto e pernottamento del team network radiofonico di Rtl, aveva speso circa 800 mila euro".
Nella Gestitel presta attività, secondo quanto emerge dalle indagini, anche un altro soggetto, che è stato intercettato mentre stava al telefono con noto imprenditore del vibonese, che sarebbe in stretti rapporti con Scopelliti (il governatore della Calabria non è iscritto nel registro degli indagati) e in un'altra telefonata captata si parla del contributo ottenuto dal Comune di Reggio. Per il momento si tratta solo di "verifiche". Un atto dovuto quindi, vista la presenza di Tripodi nella Gestitel e dei contratti con la radio ottenuti la comune di Reggio nell'arco di alcuni anni. Contratti per alcuni milioni di euro.
L'indagine è un filone dell'inchiesta "Lybra" contro il clan Tripodi di Proto Salvo e Vibo, ed ha preso corpo quando gli inquirenti hanno scoperto che il presunto boss Nicola Tripodi aveva come unica fonte di reddito l'impiego presso la Gestitel srl di Bergamo. Una società partecipata da Rtl, tanto è vero, si legge nel decreto di perquisizione che "risulta di fato essere una società facente parte del Gruppo Rti". Aziende, collegate tra loro, cui se ne aggiungo altre che - in base alle indagini - sarebbero riconducibili, tra gli altri, a Cosimo Campenì, calabrese imparentato con la potente famiglia dei Mancuso, sempre del vibonese. Al momento non vi sono contestazioni ai vertici della radio e il Procuratore di Catanzaro Vincenzo Lombardo spiega che la perquisizione "mira a verificare e chiarire alcune presunti rapporti tra Rtl, una sua partecipata e la cosca Tripodi di Vibo Marina e Porto Salvo, banche e anche esponenti del clan Mancuso".
L'emittente radiofonica ha già precisato che non sarebbe coinvolta nella vicenda giudiziaria. Tuttavia nelle carte dell'inchiesta si fa più volte riferimento a Rtl. Nelle carte si spiega che "la vicenda Rtl si inserisce in un contesto molto ampio e che non si possono sottacere alcuni passaggi che meritano di essere approfonditi e valorizzati". Il riferimento è soprattutto alle commesse che Rtl ha ricevuto in Calabria per diversi anni. Tanto è vero che gli investigatori si sono interessati anche ad una spesa di circa 800 mila euro del Comune di Reggio Calabria, quando alla guida della città, c'era Giuseppe Scopelliti. "Il Comune di Reggio Calabria - scrivono gli investigatori - per soli 33 giorni di vitto e pernottamento del team network radiofonico di Rtl, aveva speso circa 800 mila euro".
Nella Gestitel presta attività, secondo quanto emerge dalle indagini, anche un altro soggetto, che è stato intercettato mentre stava al telefono con noto imprenditore del vibonese, che sarebbe in stretti rapporti con Scopelliti (il governatore della Calabria non è iscritto nel registro degli indagati) e in un'altra telefonata captata si parla del contributo ottenuto dal Comune di Reggio. Per il momento si tratta solo di "verifiche". Un atto dovuto quindi, vista la presenza di Tripodi nella Gestitel e dei contratti con la radio ottenuti la comune di Reggio nell'arco di alcuni anni. Contratti per alcuni milioni di euro.