CIVITAQUANA (PESCARA) - A conclusione di una lunga e complessa indagine, è stata dapprima fermata, quindi arrestata, una madre ventenne di Civitaquana, piccolo centro dell'entroterra pescarese, su cui ora grava l'accusa di intanticidio per aver abortito all'ottavo mese di gravidanza, occultando poi il corpicino del figlio. Il fermo, di cui viene data notizia solo oggi, era stato convalidato il 3 aprile con la contestuale applicazione della misura cautelare in carcere da parte del gip Maria Carla Sacco.
Una storia drammatica e non del tutto chiarita, per la quale sono finiti sul registro degli indagati, un atto dovuto, un ginecologo di Pescara e un infermiere di Montesilvano (Pescara). Ma i carabinieri della Compagnia di Penne (Pescara), coordinati dal capitano Massimiliano Di Pietro, proseguono le indagini per accertare eventuali altre responsabilità di terze persone, e il luogo dove sarebbero avvenuti i fatti. L'inchiesta è condotta dalla Procura della Repubblica di Pescara e dai sostituti Annalisa Giusti e Andrea Papalia.
Secondo gli inquirenti, la ventenne avrebbe abortito nel periodo compreso tra la fine di gennaio e la metà di febbraio, quando era arrivata ormai al settimo-ottavo mese di gestazione, con l'aiuto di alcuni conoscenti ancora da identificare. Aborto portato a compimento in una struttura certamente non accreditata dal Servizio sanitario.
La donna, P.P. le sue iniziali e piccoli precedenti, viveva a Civitaquana, poco meno di 1400 persone, dopo essersi separata dal marito, cittadino marocchino, nel corso della gravidanza. "Il paese è sconvolto - dichiara all'Ansa il sindaco Angelo Ciarfella -. Nella nostra piccola comunità valori come quello della famiglia sono fortemente radicati. L'auspicio è che la vicenda si ridimensioni, perchè se è tutto vero è molto grave".
A Civitaquana, secondo il primo cittadino, "si sapeva che la ragazza era incinta e che c'era qualche problema. Personalmente ho appreso ieri sera sul web di quanto accaduto, ma negli ultimi giorni delle voci in paese erano circolate".
"Si parla di un contesto disagiato - dice ancora Ciarfella - ma era una famiglia normale. Sono ragazzi come tanti e certamente la giovane età, insieme ai problemi con il marito, avrà influito sul comportamento della ragazza. Io non ho elementi per giudicare, ma non mi sembra di vedere questo degrado, la famiglia rientra nei canoni della famiglia normale e questo lascia ancora più sconvolti".
Una storia drammatica e non del tutto chiarita, per la quale sono finiti sul registro degli indagati, un atto dovuto, un ginecologo di Pescara e un infermiere di Montesilvano (Pescara). Ma i carabinieri della Compagnia di Penne (Pescara), coordinati dal capitano Massimiliano Di Pietro, proseguono le indagini per accertare eventuali altre responsabilità di terze persone, e il luogo dove sarebbero avvenuti i fatti. L'inchiesta è condotta dalla Procura della Repubblica di Pescara e dai sostituti Annalisa Giusti e Andrea Papalia.
Secondo gli inquirenti, la ventenne avrebbe abortito nel periodo compreso tra la fine di gennaio e la metà di febbraio, quando era arrivata ormai al settimo-ottavo mese di gestazione, con l'aiuto di alcuni conoscenti ancora da identificare. Aborto portato a compimento in una struttura certamente non accreditata dal Servizio sanitario.
La donna, P.P. le sue iniziali e piccoli precedenti, viveva a Civitaquana, poco meno di 1400 persone, dopo essersi separata dal marito, cittadino marocchino, nel corso della gravidanza. "Il paese è sconvolto - dichiara all'Ansa il sindaco Angelo Ciarfella -. Nella nostra piccola comunità valori come quello della famiglia sono fortemente radicati. L'auspicio è che la vicenda si ridimensioni, perchè se è tutto vero è molto grave".
A Civitaquana, secondo il primo cittadino, "si sapeva che la ragazza era incinta e che c'era qualche problema. Personalmente ho appreso ieri sera sul web di quanto accaduto, ma negli ultimi giorni delle voci in paese erano circolate".
"Si parla di un contesto disagiato - dice ancora Ciarfella - ma era una famiglia normale. Sono ragazzi come tanti e certamente la giovane età, insieme ai problemi con il marito, avrà influito sul comportamento della ragazza. Io non ho elementi per giudicare, ma non mi sembra di vedere questo degrado, la famiglia rientra nei canoni della famiglia normale e questo lascia ancora più sconvolti".