TEMPO PAUSANIA - Angelo Frigeri non era solo quando ha massacrato la famiglia Azzena a Tempio Pausania. Il gip Marco Contu che ieri, a conclusione dell'udienza di convalida, non ha avallato il fermo del pm ("Non legittimamente eseguito, difettando i presupposti di legge e in particolare la sussistenza di specifici e concreti elementi dai quali desumere che il Frigeri stesse dandosi o stesse per darsi alla fuga...") ma ha comunque emesso un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell'imputato, ne è fermamente convinto. "Benché la causale degli omicidi sia ancora da accertare nella sua esattezza - scrive infatti il giudice nella sua ordinanza - è allo stato da ritenersi assai verosimile che il Frigeri che non può aver agito da solo stante la complessità della dinamica dei tre omicidi oltre a concorrere nell'omicidio degli Azzena e di tutti gli eventuali testimoni (le tre persone uccise lo conoscevano bene, essendo amico di famiglia) avesse l'incarico di recuperare, ciò che poi ha fatto, documentazione relativa a prestiti di denaro e di altre utilità fatti da Giovanni Azzena a terzi i quali evidentemente temevano di essere chiamati ad una restituzione forzosa o forzata di quanto imprestatogli...".
Dall'ordinanza del giudice si desume anche che la strage di Tempo Pausania non sia stata come ipotizzato nei primi giorni un delitto d'impeto ma un massacro pianificato con cura. Secondo il gip la presenza di un complice è confermata dalle riprese delle telecamere di sorveglianza di un bar che inquadra l'abitazione e il negozio della famiglia sterminata . "Frigeri è individuato nella fascia oraria in cui gli omicidi si erano verificati - scrive il giudice - e lo si vede entrare nel negozio degli Azzena aprendo la porta con le chiavi, che non poteva quindi che aver prelevato dall'abitazione degli Azzena e prelevare dallo stesso un incartamento. Le stesse telecamere riprendevano il Frigeri nell'atto di telefonare, dopo essersi impossessato dell'incartamento, a terzi non ancora identificati".
IMMAGINI L'OMICIDA SUL LUOGO DEL DELITTO
D'altronde è stato la stesso Frigeri, ora assistito dall'avvocato d'ufficio Maurizio Mani, nei primi interrogatori ad accennare ad una sorta di premeditazione della strage. Lunedì scorso il giovane artigiano aveva infatti dato una prima versione del delitto al pm Angelo Beccu. Riportata così dal gip: "Dichiarava di essersi recato a casa degli Azzena quel giorno per cambiare il filo dell'antenna e per lavorare su un lampadario portando del filo elettrico (e con del filo elettrico risultano essere state uccise le vittime) e di aver assistito agli omicidi, precisando che questi erano stai commessi da una terza persona della quale non faceva il nome. Aggiungeva di aver prelevato dal negozio degli Azzena un quaderno contenente nomi di persone alle quali gli Azzena avevano prestato soldi fra le quali anche quello della persona che, a suo primo dire, aveva materialmente soppresso le vittime. Precisava che il tutto era stato pianificato e che egli non aveva fatto nulla per impedire la commissione degli omicidi stessi".
Nello stesso interrogatorio però Frigeri aveva cambiato versione e, scrive il gip, "si assumeva la paternità degli omicidi, precisando di aver ucciso per prima Giulia Azzena poi Giovanni Azzena e infine Pietro Azzena". Il giorno dopo però Frigeri, nuovamente interrogato, aveva cambiato ancora versione. "Ribadiva di essere l'autore dei tre omicidi ma non chiariva la causale degli stessi né la loro dinamica" sottolinea il gip.
I carabinieri però hanno trovato prove inequivocabili della sua presenza sulla scena del delitto: i jeans indossati al momento delle uccisioni ("che l'indagato ha ammesso di aver indossato durante il tentativo di togliere dalla scena del delitto le tracce ematiche...> e nascosti nella lavatrice, una lattina di Red Bull ("che l'indagato ha ammesso di aver abbandonato in loco insieme ai propri pantaloni sporchi di sangue che aveva sostituito con un paio di appartenenti di Giovanni Azzena, prelevati dall'interno dell'abitazione..."). Per il gip quindi Frigeri deve restare in carcere non solo per evitare che inquini ulteriormente le prove ma soprattutto perché "non avendo esitato nel concorrere nel brutale ed efferato omicidio di tre persone fra le quali un bimbo dodicenne è persona socialmente pericolosissima perché del tutto priva di senso morale e di scrupoli, capace di qualsiasi reato che, se lasciata libera, commetterebbe altri reati della stessa specie per cui si procede".