Cronaca

Fecondazione, Cei contro Consulta: "Nessuno è padrone di nessuno"

Il segretario della Cei Nunzio Galantino contesta la sentenza della Corte costituzionale che abolisce il divieto di fecondazione eterologa: ""Si sta stravolgendo il rapporto tra gli esseri umani". Ieri depositate le motivazioni della sentenza 

1 minuti di lettura
ROMA - Le motivazioni della sentenza della Consulta che fa cadere il divieto della fecondazione eterologa in Italia provocano la reazione della Conferenza episcopale italiana. Per il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, c'è contraddizione tra il "rispetto" invocato e una sentenza che "non garantisce proprio i più deboli". "Nessuno di noi è padrone di nessuno e nemmeno i genitori sono padroni dei loro figli" afferma Galantino, secondo il quale si sta "stravolgendo" il giusto rapporto tra gli esseri umani. Secondo Galantino "C'è un eclatante contraddizione tra chi proclama libertà, rispetto, diritti e poi non riconosce con chiarezza i diritti proprio di quegli esseri che non hanno possibilità di esprimersi" come nel caso dei figli procreati attraverso la fecondazione eterologa.

Le motivazioni della Corte costituzionale erano arrivate ieri in serata: secondo i giudici "la determinazione di avere o meno un figlio, anche per la coppia assolutamente sterile" riguarda "la sfera più intima ed intangibile della persona umana" e quindi "non può che essere incoercibile". Il divieto, ora dichiarato illegittimo, di ricorrere all'eterologa, cioè la fecondazione con donazione di gameti, "è privo di adeguato fondamento costituzionale".

La sentenza dello scorso 9 aprile ha cancellato una delle disposizioni più controverse della legge 40. Per l'applicazione della sentenza ora manca solo la pubblicazione del testo in Gazzetta Ufficiale, prevista a giorni.