Cronaca

Larghe intese contro la 'ndrangheta
sindaci di Pd e Fi uniti nella lotta

La collaborazione fra i primi cittadini di Rosarno e Rizziconi, un duro colpo a uno dei più potenti clan della Piana di Gioia Tauro di GIUSEPPE BALDESSARRO

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RIZZICONI (RC)  -  Qualcuno le ha già definite "larghe intese contro la 'ndrangheta": anche non sono istituzionalizzate, di fatto rappresentano una battaglia comune della politica sul fronte della legalità. E' la storia di Rizziconi, Piana di Gioia Tauro: a riscontro delle denunce dell'ex sindaco di Forza Italia, Antonino Bartuccio, sono arrivate le dichiarazioni rese ai magistrati della Dda di Reggio Calabria del sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi, simbolo antimafia e punto fermo del Partito Democratico.

La storia ha inizia nel 2010 quando Bartuccio vice le amministrative di Rizziconi alla guida di una lista di centrodestra. Nello stesso periodo segretario comunale è Elisabetta Tripodi di area politica diversa. Poco male, uno fa il sindaco l'altra il suo lavoro di tecnico, nessun problema tra i due e massima correttezza reciproca. Ma il clan dei Crea, una delle cosche più potenti della Piana di Gioia Tauro, inizia a farsi sentire. Partono le prime richieste più o meno esplicite. Lui, il sindaco, fa finta di non capire fin quando può, poi s'impunta. Fa trasferire un'operaia del comune che stranamente lavorava all'ufficio appalti, si oppone ad alcune varianti di destinazione d'uso dei terreni confiscati alla cosca. Insomma fa muro assieme alla sua Giunta e alla maggioranza.

Al sindaco non piace l'atteggiamento di uno dei suoi assessori, Domenico Rotolo, che continua a portargli "ambasciate" da parte del boss Teodoro "Toro" Crea e dei suoi figli. Bartuccio lo rimuove e affida le deleghe al giovane Michele Russo, una ragazzo pulito e di belle speranze che accetta entusiasta. E' la goccia che fa traboccare il vaso. Secondo l'inchiesta condotta dal pm Alessandra Cerreti, il clan si scatena e decide di farla finita con quel sindaco rompiscatole. Russo viene minacciato e si dimette, così come costretti alle dimissioni sono tutti i consiglieri comunali. Insomma, tutti a casa e capitolo chiuso, per i boss. A Rizziconi o si amministra con loro o non si amministra.

Ma Bartuccio non molla, incontra i magistrati e racconta tutto. Minacce, segnali e vessazioni subite fino a quel momento. Un corposo resoconto che nelle scorse settimane ha portato all'arresto dei vertici dell'intero clan, di un ex assessore e di due ex consiglieri comunali. Vengono arrestate 16 persone tutte ritenute vicine alla 'ndrangheta. Immediatamente dopo, la Dda deposita anche il racconto della Tripodi, sentita come persona informata sui fatti e testimone di quel periodo. Lei nel frattempo è diventata sindaco del Pd del comune di Rosarno, e vive sotto scorta da quando le cosche del suo paese, a pochi chilometri da Rizziconi, hanno giurato vendetta anche a lei. Tripodi conferma praticamente ogni cosa, a iniziare dall'episodio delle dimissioni del giovane assessore: la sera prima, tutti in pizzeria per festeggiare; il giorno dopo la rinuncia, senza un'apparente ragione. "A Rizziconi il cognome Crea faceva paura", ha detto. E ancora: "Ho scoperto che un loro parente lavorava al Comune solo quando sono andata via, nessuno me ne aveva parlato".

Ora sotto la casa di Bartuccio ci sono i militari dell'esercito, e anche la Tripodi continua a vivere tutelata dalle forze dell'ordine. Bartuccio dice di "aver fatto solo il suo dovere di cittadino libero e di averlo fatto per la comunità". Una comunità che solo in parte gli ha testimoniato affetto e solidarietà; il suo partito sulla vicenda tace piuttosto imbarazzato. Sia pure ancora isolato, ha trovato l'affetto e la presenza di Libera e del Lions che della sua storia si occupano costantemente. E poi c'è lo Stato: che ha deciso di mettere "Toro" Crea, il boss detto "Dio onnipotente", al carcere duro. Ora anche lui si trova al 41 bis di Parma. Nonostante i suoi 75 anni anni e una sedia a rotelle: per i magistrati anche da dietro le sbarre era ancora in grado di comandare, tessere strategie e impartire ordini.