Cronaca

Arrestato il leader dei Voina, ribelle anti-Putin: "Aiutatelo, rischia l'estradizione"

Paragonati alle Pussy Riot per le loro azioni "estreme" contro il governo russo, l'artista Oleg Vorotnikov, ricercato dall'Interpol, è stato fermato a Venezia domenica dopo una rissa. In Rete una petizione chiede la sua liberazione: "In patria subirebbe un processo irregolare". Ma c'è chi lo accusa di violenza

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VENEZIA - "Lo hanno arrestato e ora rischia l'estradizione in Russia, dove subirà un processo non regolare". Oleg Vorotnikov è il leader del movimento artistico russo Voina ("guerra") che negli anni si è spesso distinto per le sue azioni estreme e di protesta, anche contro il governo russo. Falli colossali, orge nei musei, concerti in tribunale, oscenità e blasfemie. I Voina, nati nel 2007, sono stati spesso paragonati alle Pussy Riot sia per le loro manifestazioni artistiche in pubblico sia per la loro sfida al potere che hanno provocato il più delle volte guai con la giustizia di Mosca. Non a caso, Nadezhda Tolokonnikova e Yekaterina Samutsevich, due componenti del gruppo punk femminile, hanno cominciato proprio con i Voina. Che domenica 27 luglio hanno lasciato il segno anche in Italia. Perché Vorotnikov è stato arrestato dalla polizia di Venezia durante una rissa con alcuni squatter che occupano l'“Ex Ospizio” di Santa Marta. E ora rischia l'estradizione, in quanto ricercato dall'Interpol per oltraggio e resisistenza a pubblico ufficiale, reati commessi in Russia.

Secondo il racconto degli agenti, il 35enne Vorotnikov, le cui foto dal volto sanguinante sono state postate su Facebook dai Voina dopo la rissa, è stato arrestato mentre con un'accetta provava a sfondare una porta dell'edificio occupato. Un fermo ingiusto ed eccessivo, denunciano gli altri componenti dei Voina (per lo più anonimi) e altri dell'altro gruppo "ribelle" Femen, che metterebbe "a repentaglio la vita di Vorotnikov, ora a rischio estradizione in Russia". Dove, secondo i suoi amici e sostenitori, subirebbe un processo ingiusto, "volto a silenziare una voce critica" nei confronti del governo di Putin per le sue azioni "di disturbo" e di protesta. La polizia di Venezia ha confermato il suo fermo. Ora il processo di estradizione potrebbe durare mesi. Non è la prima volta, comunque, che Vorotnikov viene arrestato: nel 2010 e nel 2011, per esempio, è stato posto in stato di fermo per aver capovolto sette macchine vuote della polizia e per aggressione di un agente.

I Voina su Change.org hanno lanciato una petizione per la sua liberazione: "Oleg e la sua famiglia furono costretti a lasciare la madrepatria a causa di una violenta repressione politica", si legge nel comunicato, "diversi membri di Voina furono fermati o arrestati perchè le autorità russe non tolleravano il messaggio di libertà veicolato attraverso la loro arte. E la Russia non è certo nuova alla repressione degli artisti e della libertà di opinione. E' dunque chiaro che Oleg non affronterà nessun “giusto processo” se verrà rimpatriato". Vorotnikov, insieme alla moglie e due figli, è scappato dalla Russia all'inizio del 2013 e si è trasferito in Italia. Per diversi mesi, con altri membri dei Voina, ha vissuto proprio all'Ex Ospizio di Santa Marta.

Secondo la petizione dei Voina, Vorotnikov "è stato picchiato violentemente nel corso di una lite". Diversa la ricostruzione degli occupati dell'edificio, che in un post su Facebook raccontano la vicenda in maniera diversa: "Durante questo periodo di soggiorno dei Voina a Santa Marta si è resa evidente l’inconciliabilità tra il loro modo di vivere e quello degli occupanti, essendo per noi imprescindibile un rapporto di fiducia, rispetto e condivisione tra chi scegliedi vivere insieme. Consci della difficoltà della loro condizione, sono state comunque proposte ai Voina diverse alternative per risolvere insieme la loro situazione: dall’assistenza legale alla costruzione di un percorso comune, da un alloggio alternativo a dei contatti con persone legate all’ambiente artistico di cui fanno parte. Proposte che gli artisti russi hanno sempre rifiutato". 

"Data l’impossibilità di portare avanti una convivenza assieme", continua il comunicato degli occupanti di Santa Marta, "più di un mese fa è stato chiesto ai Voina di trovarsi un’altra sistemazione. A questo punto i Voina hanno reagito rompendo definitivamente ogni tipo di dialogo, iniziando una lunga serie di provocazioni, anche con armi da taglio alla mano, verso gli occupanti e chiamando dei loro simpatizzanti, la cui presenza in casa ci è stata imposta. Data la loro condizione di ricercati e la presenza di bambini si è comunque, anche nell’esasperazione di dover condividere l’abitazione con persone armate, cercato di evitare lo scontro fisico. Durante la discussione di domenica pomeriggio, alla richiesta ormai irremovibile dilasciare l’Ospizio, Oleg ha brandito un’accetta e ha attaccato la porta d’ingresso, minacciando di morte chi stava all’interno della casa e ferendo due personeall’esterno. Solo in quel momento si è riusciti a disarmarlo, istante in cui il russo ha riportato una ferita alla testa. Poco dopo, è arrivata la polizia".