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Pedopornografia, nell'abisso del deep web

L'esempio di Lolita City, una delle 30 board scovate e monitorate dalla Polizia Postale su Tor. Un unioverso di senza nome e senza faccia che si scambiano filmati e foto, comprano e vendono abusi su minori anche piccolissimi. Ventottomila siti "sorvegliati", oltre 1.600 oscurati

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A Lolita City si arriva solo con le "referenze". Che nella comunità virtuale dei perduti, significa essere "dotati" di materiale, meglio se autoprodotto. Foto e video pornografici con bambini e adolescenti, ignari, vittime. Più sono piccoli, più si acquista "prestigio" con gli altri pedofili, che si sono trasferiti in massa dalla Rete in chiaro nel deep web, l'Internet dei senza nome e dei senza faccia. I "referenziati", e solo loro, hanno il diritto di chattare, di scambiarsi riprese, di mercanteggiare per un pugno di euro abusi sessuali su commissione. Questa è Lolita City, e lasciate ogni speranza voi che entrate.

TRENTA GRUPPI DI PEDOFILI
Così si chiama una delle trenta board di pedofili (ma ce ne sono molte di più) scovate e monitorate dalla Polizia Postale su Tor, il software scaricabile porta d'accesso al sistema di comunicazione anonima, dove si è solo un nickname e dove è difficile risalire all'ip di chi sta navigando. Comunità che nascono e muoiono nel giro di pochi mesi, tranne le più frequentate che durano anche un paio di anni. In ogni board si contano duecento, trecento, cinquecento partecipanti, alcuni saltano di gruppo in gruppo, tutti, ciecamente, inseguono ciò che possa soddisfare il più vergognoso e lordo degli appetiti sessuali. Di cosa si tratti nel dettaglio, è superfluo parlane.

Eric64, funnyboy, luca58, unclejoe, gay1971, cuorepuro_60, chi c'è dietro questi nomignoli? Quanti sono italiani? "Le comunità di pedofili sul deep web sono diventate un'emergenza internazionale - spiega Carlo Solimene, responsabile della Direzione investigativa della Postale - tanto che stiamo lavorando con l'Fbi e Europol per fermare un fenomeno purtroppo in crescita". Nelle chat ci si scambia di tutto, riprese di violenze a minorenni, anche piccolissimi, fotografie di adolescenti frutto di sexting (altra tendenza dilagante), inziato come un gioco erotico tra ragazzi e, attraverso i mille sentieri ingannevoli del web, finite qui. Merce di scambio.

Due mesi fa l'indagine "Sleeping dogs", la prima condotta su Tor dalla Postale, coordinata dal procuratore aggiunto Maria Monteleone e dal sostituto Eugenio Albamonte, ha portato all'arresto di dieci italiani, professionisti, operai, impiegati di banca, di età compresa tra i 24 e i 63 anni, alcuni sposati, alcuni con figli. Tre sono di Roma. Avevano fatto e postato fotografie con tre minorenni, il più piccolo dei quali ha tre anni. Bambini di tre anni, di cinque, di dodici, preadolescenti, massimo 14-15 anni, di quello si parla. "Salvare le vittime - ripete Solimene - è e deve essere la priorità delle nostre operazioni. Prima ancora di catturare l'aguzzino".

VENTOTTOMILA SITI MONITORATI, 1600 OSCURATI
Solo nel 2013 sono state arrestate in Italia 55 persone, 344 sono state denunciate, 28mila i siti monitorati dagli agenti della Postale, attività questa che ha "espunto" dal web 1.641 siti: portali che vendevano materiale pedopornografico, frutto della pesca a strascico sulla Rete. Il traffico nell'ultimo anno è crollato del 17 per cento, proprio per questa transumanza dalla rete in chiaro sul deep web. Ma se uno dei ultimi siti ad essere oscurato di recente, in Canada, è riuscito ad accumulare 7 milioni di dollari, vuol dire che il mercato dell'orrore è ancora florido, ha i suoi lenoni, i suoi sfruttatori, i suoi utilizzatori.

DO YOU HAVE SELFIE?
A Lolita City si incontrano italiani, inglesi, russi, americani, romeni. Quasi tutti uomini, pochissime donne. Si chatta e si contratta soprattutto in inglese, da tutte le parti del mondo. "Do you have selfie?", chiede luca58. E non intende un innocuo autoscatto. Selfie vuol dire una foto con un adulto a volto coperto e un bambino, in qualcosa che somiglia alla mimica di un atto sessuale. Adulto che così prova di avere un minorenne "a disposizione", perché ne è il padre, lo zio, il professore, il tutore, il maestro di karate o chissà cosa. In questo modo acquista un ruolo, in chat si sparge la voce che è un "produttore", uno da agganciare per cercare "carne fresca". Con il lasciapassare del selfie pedo-pornografico, può barattare il frutto della propria libido deviata con altre foto, altri video, altre violenze. Sempre però aderendo a una sorta di "decalogo" che rimbalza sulle chat: tra i vari precetti di comportamento per la comunità ("cifrare le mail e i video", "assicurarsi di non essere spiati", "portare le referenze per entrare") annovera la prima regola di Lolita City: "Se si è beccati dalla polizia, il circuito si deve interrompere immediatamente. Non si fa la spia".

L'ABUSO SU COMMISSIONE
In quest'abisso, c'è pure l'abuso su commissione. Il pedofilo chiede all'altro pedofilo di fare qualcosa alla vittima. "Che deve sempre essere fotografata con un'espressione sorridente", spiegano gli investigatori infiltrati della Polizia, "per dare l'impressione a chi guarda di serenità e di gioco". Ma qui i giochi sono sporchi, i più sporchi. Si usano i "pizzini", un foglietto di carta che porta la dedica al "committente", tenuto in mano da chi ha appena abusato dell'infanzia di un bambino. "Per zio Joe", "Only for you", cose così.

È il suk della pervesione, Lolita City. Per arrivarci bisogna toccare il fondo, e poi scendere ancora qualche gradino più in basso. "E' come subire delle radiazioni - racconta uno dei cento poliziotti della Postale infiltrati su Tor, costretti per lavoro a sporcarsi le mani intessendo relazioni e guardando ore e ore di materiale - percepisci solo il grande schifo". Bazzicano in questi antri nascosti del web anche i "mercanti", soprattutto russi, che smerciano come se si trattasse di gioielli. Per un video chiedono anche 500-1000 dollari, per le foto meno. Si paga in bitcoin, la moneta virtuale, ma anche con il moneytransfer. "L'obiettivo di molti è anche arrivare a incontrarsi realmente  -  spiega il vicequestore Elvira D'Amato, direttrice del Centro nazionale di contrasto della pedopornografia online  -  e partecipare a violenze su altre minori". Perché quaggiù, a Lolita City, non c'è gioco, non c'è infanzia serena, non c'è l'erotismo leggero di Nabokov. Qui c'è solo l'uomo nero. E niente altro.