Cronaca

Vicesindaco cambia sesso: "Addio Chiara, sarò Gianmarco"

"Spero che sui temi dei diritti di gay, lesbiche e transgender Renzi riesca laddove sono falliti tutti"

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FIRENZE. "Non sono mai stato la classica femmina con le treccine, anzi. Ma ora finalmente sulle gambe sono spuntati i peli". L'ha iniziata da un anno la terapia ormonale, il vicesindaco di Viareggio Romanini. "Aspettavo questo momento da una vita".

A 31 anni, da Chiara potrà diventare Gianmarco. Come si sente?
"Infinitamente meglio. Il Tribunale di Lucca mi ha appena concesso di cambiare sesso. Finisce una terribile odissea, potrò sentirmi un uomo a tutti gli effetti".

Ci vorrà ancora tempo?
"Sì. A settembre mi sottoporrò al primo intervento chirurgico, poi ne serviranno altri e dovrò attendere una seconda sentenza. È stata dura, una vita intera in un limbo, in cui non ti senti né carne né pesce. Sai di essere un uomo ma imprigionato in un corpo di donna".

Deve essere difficile...
"Terribile. Ora potrò dire addio al corpetto che comprime la mia quarta abbondante, alla carta di identità in cui non mi riconosco, alle situazioni imbarazzanti in banca e alla posta, dove gli impiegati mi guardano perplessi. Potrò firmare con un nome che rispecchi davvero il mio "io". Ma va detto, sono stato fortunato".

In che senso?
"Ora a voi stupisce, ma a Viareggio lo sanno anche gli alberi di me. Amici, colleghi, il sindaco Leonardo Betti, mi chiamano tutti "il Romanini" o Gianmarco, qui non ho fatto notizia".

Riconoscerà che in Italia non è così scontato.
"È vero. Per me, che sono un avvocato, è stato agevole, eppure sono serviti mesi. Per altri l'iter può diventare un inferno. Le sedute psichiatriche, gli psicologi, la certificazione medica".

"Disforia di genere", è questo il termine, no?
"Sì. Assurdo. Spero di poter fare da esempio, e che sui temi etici e i diritti a gay, lesbiche, transgender Renzi riesca finalmente laddove sono falliti tutti".

Qualcuno l'ha mai insultata?
"No, sarà una città provinciale ma Viareggio è priva di pregiudizi, aperta, libera. Mai nessuno, qui, ha mai usato la mia identità sessuale come un'arma politica".

Cappelli corti, Ray Ban, giacca e cravatta. Al primo impatto..
"Lo so, un maschiaccio. Nemmeno la mia fidanzata all'inizio si era accorta. L'ho conosciuta sul web cinque anni fa, le scrissi una lettera in cui le dicevo la verità"

E in famiglia?
"Ecco, in famiglia è stata un po' più dura. Mia madre è morta quando avevo quattro anni, mio padre... sorvoliamo"

Da quando sa di essere maschio?
"Fin da quando avevo tre anni pretendevo di essere chiamato Stefano, faccia lei".

Ora cosa sogna, un futuro in Parlamento?
"Macché. Non vedo l'ora di diventare un marito e un padre normale. Anche grazie al governo potremo accedere all'eterologa. Chiedo solo la normalità che mi è stata negata finora, di poter dire addio alla vita che mi ha fatto sentire inadeguato".