Cronaca

Vigili del fuoco al lavoro al Molinetto della Croda (ansa)

Bomba d'acqua nel Trevigiano, procura indaga per omicidio colposo. Ambientalisti: "Ignorati allarmi". E Zaia si difende

Dopo l'esondazione del torrente Lierza e la morte di quattro persone, la Protezione civile al lavoro per drenare il torrente. Mentre scoppia la polemica sul disastro.

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REFRONTOLO - A meno di 36 ore dall'esondazione del torrente Lierza che ha provocato la devastazione di una struttura che ospitava una festa e la morte di quattro persone, Refrontolo si è svegliata con il cielo sereno e un quadro meteorologico stabile che dovrebbe agevolare le attività di Protezione civile, Vigili del fuoco ed altri organi tecnici previste nella giornata. Delle cinque persone ferite ricoverate negli ospedali tre sono state dimesse mentre le due più gravi, ricoverate all'ospedale di Treviso, si trovano nel reparto di terapia intensiva con lesioni ortopediche. La prognosi rimane per entrambi riservata ma, per almeno uno di essi, è escluso il pericolo di vita. Nelle precedenti alluvioni il volume si alzava di 10-20 centimetri, mentre sabato si è alzato di un metro e 40. Ora è urgente drenare il torrente perché le ricognizioni in elicottero del corpo forestale dello Stato hanno riscontrato numerosi smottamenti e frane a Monte del Molinetto della Croda.

La procura indaga per disastro ambientale e omicidio colposo plurimo. Disastro ambientale e omicidio colposo plurimo: sono questi i reati ipotizzati dalla procura di Treviso, che ha aperto un fascicolo sulla tragedia del 2 agosto a Refrontolo, dove sono morte 4 persone. "Abbiamo aperto - ha spiegato il pm Laura Reale - un fascicolo per disastro colposo e omicidio colposo plurimo. Ovviamente a carico di ignoti perchè bisognerà fare una serie di accertamenti anche relativi alla tenuta del luogo, che è competenza di più Comuni. Dovremo fare tutti gli accertamenti tecnici del caso con esperti che stiamo individuando".

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Acqua e devastazione

Intanto si fa sempre più forte la polemica fra gli ambientalisti  che sostengono che la strage è dovuta anche agli assalti al territorio di questi anni e il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che sostiene la tesi contraria. "Il Vajoont fu una tragedia annunciata, provocata dall'incuria dell'uomo", ha detto a Repubblica Zaia, che nega una possibile responsabilità dei troppi terrazzamenti vitigni del prosecco. "Quella è una zona incontaminata - spiega - .Il Lierza è un torrente di origine preistorica. Quell'alveo non è stato mai toccato dall'uomo, non ha nemmeno gli argini. Anche quei vigneti sono storici, ma ci sono più boschi che vigneti. Tanto che in quella zona non c'è mai stata una frana". Zaia boccia anche l'ipotesi di un'eccessiva cementificazione. "Ora c'è la crisi - dice Zaia - e il problema della cementificazione non c'è più". E aggiunge: "Per mettere in sicurezza il Veneto servono due miliardi. Ci vuole un piano Marshall.  dal 2010 che lo chiediamo al governo, ma non e' successo nulla. La tragedia di ieri, però, non c'entra con il dissesto idrogeologico".
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Parole che però non fermano la polemica del 'Prosecco', legata al disboscamento dell'area per far posto ai vitigni pregiati, che indeboliscono i terreni dell'Alta Marca trevigiana. L'inchiesta della magistratura stabilirà che cos'è successo, ma in precedenza c'erano stati segnali. Gli ambientalisti non collegano direttamente l'esondazione al problema dei vigneti, ma ricordano quanto il territorio sia fragile e incapace di trattenere anche 'piogge normali'.

"E' stato un evento diverso dalle solite frane - dice Nicola Zonin, responsabile locale di Legambiente - , ma qui le esondazioni ci saranno sempre. E i danni il più delle volte sono causati da chi poi si mette in fila a chiedere i danni". Fra le tanti allarmi legati alla viticultura, un articolo della Tribuna di Treviso di più di un anno fa nel quale Danele Ferrazza parlava delle numerose frane fra Borso del Grappa e Vittorio Veneto, dopo le forti piogge dell'inverno 2010.

Sul luogo della tragedia è arrivato anche Gian Luca Galletti, ministro dell'Ambiente. "Siamo davanti a una tragedia, tra poco andrò in quelle zone a portare la vicinanza del governo", ha detto. "Il nostro - spiega Galletti - è un Paese morfologicamente malato: il dissesto è uno dei principali problemi italiani e il suo contrasto è stato messo fin dal primo giorno tra le priorità del governo. Il nostro primo atto è stata la creazione di un'unità di missione proprio sul dissesto idrogeologico, una cabina di regia a Palazzo Chigi per coordinare l'attività dei ministeri".