È scontro sulla norma svuotacarceri entrata in vigore cinque mesi fa che ha di fatto vietato l'arresto in caso di "piccolo spaccio". I funzionari di polizia hanno denunciato in una lettera aperta al ministro dell'Interno: "Dimezzati gli arresti, intervenga Alfano". Troppi pusher in libertà, dunque? Mentre il titolare del Viminale sta riflettendo per rispondere all'appello dei funzionari di Polizia, i politici del Pd si dividono tra chi difende la norma che qualcuno ha già battezzato "salva spacciatori". E chi esprime preoccupazione, come ad esempio, il deputato dem Simone Valiante. "Se la svuotacarceri deve consentire ai pusher di spacciare impunemente - commenta Valiante - allora vuol dire che c'è qualcosa che non funziona e che merita di essere corretta". "Non possiamo frustrare l'operato di forze dell'ordine e magistrati - aggiunge - nè possiamo consentire che alcune zone dei quartieri delle nostre città si trasformino in ghetti. Se il ministro Alfano può intervenire attraverso una circolare o una direttiva, bene. Altrimenti se è necessario si ponga rapidamente mano alla norma. Anche perché gli spacciatori sono più pericolosi dei vù cumprà".
A difendere lo spirito della norma la presidente della commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, pd. "Manca una coretta informazione sullo spirito della legge - dichiara Ferranti - che si riferisce a fatti di lieve entità, per evitare che non vedano subito il carcere quei ragazzi che magari spacciano un po' di droga agli amici per procurarsela a loro volta". Insomma, secondo la presidente Ferranti, la norma vale solo per la piccola cessione occasionale, non certo per lo spacciatore di strada seriale che lavora per un'organizzazione. Per loro, i cosiddetti "cavalli", sono rimaste in vigore le leggi che prevedono l'arresto (l'articolo 73 che ariva fino a 7 anni di pena).
Ma i funzionari di Polizia sostengono, dati alla mano, che da quando è entrata in vigore la norma svuotacarceri sugli stupefacenti, è calato il contrasto delle forze dell'ordine allo spaccio di strada. Gli arresti si sono dimezzati, lo stesso trend vale anche per le operazioni antidroga. L'impossibilità di arrestare chi spaccia, sostengono in sostanza i sindacati di Polizia, rende inutili le indagini. Rende quasi impunibile questo tipo di reato. Demotiva gli investigatori che hanno ridotto drasticamente il numero delle opeazioni antidroga, come dimostra il calo delle denunce. Ma questo atteggiamento, per la presidente della commissione Giustizia della Camera, è un grave errore.
"Il pusher denunciato per cessione di lieve entità - spiega Ferranti - può essere ammesso ai lavori di pubblica utilità, a programmi di recupero anche con la messa alla prova, come previsto da una legge di nuova approvazione di questo Parlamento. Quindi rinunciare a denunciare è un grave errore da parte della polizia. Il carcere non può essere la sola soluzione per il recupero di chi ha commesso fatti di lieve entità".
Il punto, quindi, è che per applicare questa legge ci vuole un appoccio culturale diverso. "Lo spirito della norma - aggiunge Ferranti - va spiegato alle forze dell'ordine con corsi di aggiornamento professionali, svolti in concerto con le procure e le prefetture. La realtà va interpretata e valutata, ci vuole uno sforzo di tutti e una nuova formazione".
Sulla polemica, in difesa della norma, interviene anche Emanuele Fiano, responsabile sicurezza del Pd. "La denuncia dei Funzionari è molto utile - commenta Fiano - penso ci sia stata una non sufficiente interpretazione di quel che ha stabilito il Parlamento. Per questo alla riapertura della Camera proporrò che la Prima Commissione, insieme a quella Giustizia, organizzi una audizione dei Funzionari di polizia per discutere con loro gli effetti della legge. Se loro denunciano un effetto negativo, per noi invece la nuova scelta del legislatore non indebolisce l'efficacica della lotta allo spaccio". "Ma siamo così siouri - domanda Fiano - che con le leggi precedenti che prevedevano l'utilizzo della carcerazione si riusciva a debellare il fenomeno dello spaccio? A volte si entrava in prigione in un modo. E si usciva anche peggio".
A difendere lo spirito della norma la presidente della commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, pd. "Manca una coretta informazione sullo spirito della legge - dichiara Ferranti - che si riferisce a fatti di lieve entità, per evitare che non vedano subito il carcere quei ragazzi che magari spacciano un po' di droga agli amici per procurarsela a loro volta". Insomma, secondo la presidente Ferranti, la norma vale solo per la piccola cessione occasionale, non certo per lo spacciatore di strada seriale che lavora per un'organizzazione. Per loro, i cosiddetti "cavalli", sono rimaste in vigore le leggi che prevedono l'arresto (l'articolo 73 che ariva fino a 7 anni di pena).
Ma i funzionari di Polizia sostengono, dati alla mano, che da quando è entrata in vigore la norma svuotacarceri sugli stupefacenti, è calato il contrasto delle forze dell'ordine allo spaccio di strada. Gli arresti si sono dimezzati, lo stesso trend vale anche per le operazioni antidroga. L'impossibilità di arrestare chi spaccia, sostengono in sostanza i sindacati di Polizia, rende inutili le indagini. Rende quasi impunibile questo tipo di reato. Demotiva gli investigatori che hanno ridotto drasticamente il numero delle opeazioni antidroga, come dimostra il calo delle denunce. Ma questo atteggiamento, per la presidente della commissione Giustizia della Camera, è un grave errore.
"Il pusher denunciato per cessione di lieve entità - spiega Ferranti - può essere ammesso ai lavori di pubblica utilità, a programmi di recupero anche con la messa alla prova, come previsto da una legge di nuova approvazione di questo Parlamento. Quindi rinunciare a denunciare è un grave errore da parte della polizia. Il carcere non può essere la sola soluzione per il recupero di chi ha commesso fatti di lieve entità".
Il punto, quindi, è che per applicare questa legge ci vuole un appoccio culturale diverso. "Lo spirito della norma - aggiunge Ferranti - va spiegato alle forze dell'ordine con corsi di aggiornamento professionali, svolti in concerto con le procure e le prefetture. La realtà va interpretata e valutata, ci vuole uno sforzo di tutti e una nuova formazione".
Sulla polemica, in difesa della norma, interviene anche Emanuele Fiano, responsabile sicurezza del Pd. "La denuncia dei Funzionari è molto utile - commenta Fiano - penso ci sia stata una non sufficiente interpretazione di quel che ha stabilito il Parlamento. Per questo alla riapertura della Camera proporrò che la Prima Commissione, insieme a quella Giustizia, organizzi una audizione dei Funzionari di polizia per discutere con loro gli effetti della legge. Se loro denunciano un effetto negativo, per noi invece la nuova scelta del legislatore non indebolisce l'efficacica della lotta allo spaccio". "Ma siamo così siouri - domanda Fiano - che con le leggi precedenti che prevedevano l'utilizzo della carcerazione si riusciva a debellare il fenomeno dello spaccio? A volte si entrava in prigione in un modo. E si usciva anche peggio".