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Regione Calabria, indagata l'intera giunta del 2008 tranne Loiero

La Finanza ha sequestrato 12 milioni e mezzo dell'amministrazione. Iscritti nel fascicolo tutti i componenti dell'esecutivo di centrosinistra: avevano istituito un fondo di garanzia per incoraggiare le banche a rilasciare fideiussioni a imprenditori che così ottenevano finanziamenti Ue
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CATANZARO - Avevano istituito un fondo di garanzia regionale per incoraggiare le banche a rilasciare fideiussioni agli imprenditori che così potevano ottenere finanziamenti europei a fondo perduto per le assunzioni. Di fatto la Regione Calabria da una parte gestiva i soldi per incentivare l'occupazione e dall'altra si poneva essa stessa a garanzia di quelle aziende sulle quali avrebbe dovuto invece vigilare. Un paradosso secondo gli investigatori della Guardia di Finanza di Cosenza che su richiesta del procuratore di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo, dell'aggiunto, Giovanni Bombardieri, e del pm Paolo Petrolo, hanno sequestrato 12 milioni e mezzo di euro alla Regione, iscrivendo sul registro degli indagati l'intera Giunta in carica nel 2008, ad esclusione del presidente Agazio Loiero (assente al momento del voto). A finire nel fascicolo dell'inchiesta l'esecutivo di centrosinistra, all'epoca composto dal vice presidente Domenico Cersosimo e dagli assessori Carmela Frasc&agr…
CATANZARO - Avevano istituito un fondo di garanzia regionale per incoraggiare le banche a rilasciare fideiussioni agli imprenditori che così potevano ottenere finanziamenti europei a fondo perduto per le assunzioni. Di fatto la Regione Calabria da una parte gestiva i soldi per incentivare l'occupazione e dall'altra si poneva essa stessa a garanzia di quelle aziende sulle quali avrebbe dovuto invece vigilare. Un paradosso secondo gli investigatori della Guardia di Finanza di Cosenza che su richiesta del procuratore di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo, dell'aggiunto, Giovanni Bombardieri, e del pm Paolo Petrolo, hanno sequestrato 12 milioni e mezzo di euro alla Regione, iscrivendo sul registro degli indagati l'intera Giunta in carica nel 2008, ad esclusione del presidente Agazio Loiero (assente al momento del voto). A finire nel fascicolo dell'inchiesta l'esecutivo di centrosinistra, all'epoca composto dal vice presidente Domenico Cersosimo e dagli assessori Carmela Frascà, Silvio Greco, Damiano Guagliardi, Luigi Incarnato, Mario Maiolo, Demetrio Naccari, Mario Pirillo, Francesco Sulla e Michelangelo Tripodi, oltre ai dirigenti Salvatore Orlando e Marinella Marino.

I fatti risalgono all'anno 2008, quando una serie di imprese avanzarono richiesta al fine di ottenere un contributo a fondo perduto per l'incremento occupazionale, che veniva concesso anticipatamente per l'intero ammontare. In sostanza in funzione del numero di assunti le aziende ottenevano i soldi immediatamente e con l'unico obbligo di munirsi di una polizza fideiussoria bancaria a garanzia dell'importo stesso. In altri termini se l'azienda non era in grado di rispettare l'impegno di assumere personale doveva restituire il finanziamento, riscattabile dalla Regione Calabria in caso di inadempienza. Gli accertamenti della Guardia di Finanza hanno fatto emergere una serie di problematiche sorte ancor prima dell'erogazione del contributo, in quanto le oltre 200 imprese che puntavano a ottenere l'incentivo pubblico, erano sprovviste dei requisiti minimi di solvibilità patrimoniale richiesti. Non erano cioè in grado di fornire garanzie alle banche e quindi non avrebbero potuto ottenere una polizza fideiussoria da nessun istituto di credito disposto ad "accollarsi un elevatissimo e già prevedibile rischio di insolvenza".

Per questo la Regione Calabria aveva deciso di creare un fondo di garanzia che ha consentito a una banca di rilasciare le polizze fideiussorie e di conseguenza alle imprese, altrimenti escluse, di poter fruire illegittimamente degli incentivi all'occupazione. Infine, a seguito di controlli, effettuati nei confronti di numerose aziende coinvolte, è emerso che queste ultime hanno completamente disatteso il rispetto dei requisiti previsti dal bando, non incrementando in alcun modo il mercato del lavoro in Calabria. Gli indagati dovranno rispondere per questo di peculato, avendo distratto somme che invece avrebbero potuto essere impegnate in maniera diversa.