REGGIO CALABRIA - Ci sarà anche Amin Gemayel tra gli oltre 220 testimoni chiamati al processo contro Claudio Scajola al via oggi a Reggio Calabria. L'ex presidente del Libano e ex capo capo delle Falangi è stato chiamato come teste della difesa dell'ex ministro dell'Interno arrestato nell'ambito del "caso Matacena". Al processo, Scajola è accusato di procurata inosservanza di pena a favore dell'ex deputato di Forza Italia Amedeo Matacena, latitante a Dubai dopo la condanna a 5 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, ridotta di recente dalla Cassazione a 3 anni.
L'ex ministro era stato arrestato lo scorso maggio nell'ambito dell'operazione Breakfast condotta dalla Dia e, dopo un periodo in cui è stato sottoposto a misura cautelare in carcere, attualmente è agli arresti domiciliari nella sua villa, in Liguria. Coimputata nello stesso procedimento che si svolgerà con rito ordinario, anche Maria Grazia Fiordelisi, ex segretaria di Matacena. In abbreviato invece, il 13 novembre prossimo, compariranno davanti al Gup di Reggio la moglie di Matacena, Chiara Rizzo, Martino Politi, indicato come il factotum di Matacena e Roberta Sacco, segretaria dell'ex ministro. Per gli altri indagati inizialmente coinvolti la procura ha già chiesto l'archiviazione (tra di loro la madre di Matacena, l'ex miss Italia, Raffaella De Carolis).
Un processo che si presenta come particolarmente lungo anche alla luce del numero di testimoni chiamati dalle parti. I legali di Scajola hanno chiamato a deporre anche la sorella dell'ex ministro Maria Teresa, funzionari di banca e imprenditori come Paolo Pipitone (banca Carige), Enrico Braggiotti (Compagnie Monégasque de Banque), Carlo D'Onofrio (Banco di napoli, presso la Camera) Sergio Billè, Ignazio Abrignani, Antonio Della Corte, Guido Rovetta e Massimo Del Lago. Tutte persone che sarebbero in grado di spiegare la liceità dei rapporti tra Scajola e la Rizzo. Infine ci sarà la testimonianza di Vincenzo Speziali, imprenditore calabrese residente in Libano, che sarebbe stato in grado di organizzare lo spostamento a Beirut di Amedeo Matacena dove avrebbe potuto, secondo l'accusa, fargli ottenere l'asilo politico.
L'accusa che sarà rappresentata dal pm della Dda Giuseppe Lombardo e dall'aggiunto della Dna Francesco Curcio hanno chiesto di sentire in aula 162 tra funzionari e ufficiali che hanno condotto le indagini per conto della Dia. Tra i testi inoltre alcuni imprenditori del settore eolio e 7 pentiti della 'ndrangheta (Nino Fiume, Paolo Iannò, Francesco Pino, Antonino Zavettieri, Emilio Di Giovine e Antonino Rodà), segno che la Procura intende affondare sui rapporti tra Matacena ed i clan per poi tornare a contestare reati associativi e di mafia.
L'ex ministro era stato arrestato lo scorso maggio nell'ambito dell'operazione Breakfast condotta dalla Dia e, dopo un periodo in cui è stato sottoposto a misura cautelare in carcere, attualmente è agli arresti domiciliari nella sua villa, in Liguria. Coimputata nello stesso procedimento che si svolgerà con rito ordinario, anche Maria Grazia Fiordelisi, ex segretaria di Matacena. In abbreviato invece, il 13 novembre prossimo, compariranno davanti al Gup di Reggio la moglie di Matacena, Chiara Rizzo, Martino Politi, indicato come il factotum di Matacena e Roberta Sacco, segretaria dell'ex ministro. Per gli altri indagati inizialmente coinvolti la procura ha già chiesto l'archiviazione (tra di loro la madre di Matacena, l'ex miss Italia, Raffaella De Carolis).
Un processo che si presenta come particolarmente lungo anche alla luce del numero di testimoni chiamati dalle parti. I legali di Scajola hanno chiamato a deporre anche la sorella dell'ex ministro Maria Teresa, funzionari di banca e imprenditori come Paolo Pipitone (banca Carige), Enrico Braggiotti (Compagnie Monégasque de Banque), Carlo D'Onofrio (Banco di napoli, presso la Camera) Sergio Billè, Ignazio Abrignani, Antonio Della Corte, Guido Rovetta e Massimo Del Lago. Tutte persone che sarebbero in grado di spiegare la liceità dei rapporti tra Scajola e la Rizzo. Infine ci sarà la testimonianza di Vincenzo Speziali, imprenditore calabrese residente in Libano, che sarebbe stato in grado di organizzare lo spostamento a Beirut di Amedeo Matacena dove avrebbe potuto, secondo l'accusa, fargli ottenere l'asilo politico.
L'accusa che sarà rappresentata dal pm della Dda Giuseppe Lombardo e dall'aggiunto della Dna Francesco Curcio hanno chiesto di sentire in aula 162 tra funzionari e ufficiali che hanno condotto le indagini per conto della Dia. Tra i testi inoltre alcuni imprenditori del settore eolio e 7 pentiti della 'ndrangheta (Nino Fiume, Paolo Iannò, Francesco Pino, Antonino Zavettieri, Emilio Di Giovine e Antonino Rodà), segno che la Procura intende affondare sui rapporti tra Matacena ed i clan per poi tornare a contestare reati associativi e di mafia.