Cronaca

Caso bimbo nato da utero in affitto, Cassazione: "Maternità surrogata vietata in Italia"

I supremi giudici sulla vicenda della coppia bresciana e il figlio di 3 anni avuto in Ucraina. "Spetta solo al legislatore una scelta in materia"
 

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ROMA - "La maternità surrogata è vietata dalla legge, il giudice non ha margine di discrezionalità, la scelta in materia spetta al legislatore". La Cassazione spiega così la decisione di dare in adozione un bambino nato nel 2011 in Ucraina da madre surrogata, per conto di due coniugi di Brescia, negando la possibilità che i figli nati all'estero con la pratica dell'utero in affitto, possano essere riconosciuti legittimamente in Italia.

Stato di adottabilità del bimbo. Con una nota la Corte di cassazione ribadisce la legittimità della sentenza della prima sezione civile e sottolinea che la definizione "figlio di nessuno" del bambino nato in Ucraina, usata in alcune notizie di stampa "è assolutamente estranea al testo della sentenza ma nemmeno appare legittimata dalle motivazioni e dalle conclusioni della sentenza stessa". "La Corte - si spiega nella nota - nel confermare lo stato di adottabilità del bambino già assunto nei precedenti gradi di giudizio, sulla base del fatto che il minore non era figlio biologico dei 'presunti genitori' che all'ingresso in Italia lo avevano dichiarato come tale, bensì figlio di una madre Ucraina in esito a gestazione surrogata senza alcun apporto biologico da parte della 'coppia committente', ha affermato il contrasto con l'ordine pubblico italiano dell'istituto della surrogazione di maternità vietato dalla legge sulla procreazione assistita".
 
Maternità attribuita alla partoriente. "La Corte, in relazione ad una possibile pretesa 'adozione' giustificata dall'interesse del minore - ha affermato così nella sentenza - . Per il legislatore italiano "tale interesse si realizza proprio attribuendo la maternità a colei che partorisce e affidando all'istituto dell'azione, realizzata con le garanzie proprie del procedimento giurisdizionale, piuttosto che a semplice accordo delle parti, a realizzazione di una genitorialità disgiunta dal legame biologico. E si tratta di una valutazione operata a monte dalla legge, la quale attribuisce al giudice, su tale punto, alcuna discrezionalità da esercitare in relazione al caso concreto". "La Corte - conclude la nota - ha messo così in evidenza che spetta solo al legislatore una scelta in materia, senza possibilità di interferenze da parte della giurisdizione".

La storia. Di diverso parere era stata invece la Procura generale della Cassazione che aveva chiesto la revoca dello stato di adottabilità e la restituzione del bambino a quelli che si erano spacciati per i suoi veri genitori e che al loro rientro dall'Ucraina erano stati scoperti e denunciati per frode anagrafica. Dalle indagini era subito emerso che né il marito né la moglie erano in grado di procreare. La coppia alle strette ammise di aver avuto quel bambino in Ucraina da una madre 'in affitto', che una volta partorito non aveva voluto che il suo nome figurasse sul certificato di nascita del bebè e dunque, adesso, non è nemmeno rintracciabile. Fatto sta che questa vicenda non è in regola nemmeno con la legge Ucraina, che prevede che almeno il 50 per cento del patrimonio genetico appartenga alla coppia "committente" e che gli ovociti non siano della gestante.

Oliverio Ferraris: "Adozione, trauma per bimbo". Sulla vicenda del bambino di 3 anni nato da madre surrogata in Ucraina, interviene Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dell'Età evolutiva all'Università La Sapienza. "Il trauma dell'adozione potrebbe segnarlo per tutta la vita - dice Oliverio Ferraris - .  Si considera il problema nell'ottica degli adulti ma non in quella del bambino. I genitori hanno sbagliato, non hanno rispettato la legge, ma il bambino non ne ha alcuna colpa. A tre anni un bambino non soltanto ha imparato a muoversi nel suo ambiente, di cui ha una buona conoscenza e verso cui ha delle aspettative, ma ha anche sviluppato un forte legame di attaccamento con i suoi genitori". E aggiunge "Strapparlo dal suo ambiente e spezzare il legame affettivo e rassicurante che lo lega ai genitori significa creargli una inutile e grave sofferenza con conseguenze dissestanti  non solo nel presente ma anche negli anni futuri. Un intervento che tenga conto delle esigenze del bambino e non soltanto dell'errore compiuto dai suoi genitori potrebbe essere quello di comminare una multa in denaro a questi ultimi".