I RIMEDI risarcitori introdotti in Italia per i carcerati che ricorrono per il sovraffolamento sono validi. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell'uomo che ha respinto tutti i ricorsi, ben 3564, presentati dai carcerati italiani contro il sovraffollamento degli istituti penitenziari. I detenuti che si ritengono danneggiati potranno ora ottenere giustizia dai tribunali nazionali. Oggi la Corte ha respinto una seconda tranche di ricorsi dopo che una prima parte era stata respinta tra il 16 e 23 ottobre scorsi.
La Corte ha ritenuto quindi sufficienti le misure introdotte dal legislatore italiano dopo la "sentenza Torreggiani" del gennaio 2013 con la quale l'Italia veniva ritenuta colpevole di aver violato l'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani (CEDU). Il caso riguardava trattamenti inumani o degradanti subiti dai ricorrenti, sette persone detenute per molti mesi nelle carceri di Busto Arsizio e di Piacenza, in celle triple e con meno di quattro metri quadrati a testa a disposizione. Nel condannare l'Italia i giudici avevano dato al governo e al Parlamento un anno di tempo per assicurare ai detenuti di poter ottenere la fine della violazione e un risarcimento dai giudici nazionali.
ARCHIVIO/Sovraffollamento carceri, un problema irrisolto
Strasburgo, con la sentenza odierna, ha ritenuto di non avere motivi per considerare i rimedi risarcitori introdotti in Italia non adeguati: si tratta della legge 146 del 2013, un decreto legge del governo Letta che tra le altre cose ha istituito la figura del Garante nazionale dei detenuti, e la legge 92 del 2014, che prevede sconti di pena o soldi ai detenuti reclusi in 'condizioni inumane'.
Il problema del sovraffollamento degli istituti di pena è un problema che affligge il nostro Paese da tempo. L'ultima denuncia in ordine di tempo è il rapporto pubblicato dal Consiglio d'Europa riferito all'anno 2012, in cui l'Italia è risultata ancora una volta nella top ten europea dei Paesi con il maggior numero di detenuti per posti disponibili, seguita solo dalla Serbia.
A giugno tuttavia il comitato dei ministri del Consiglio d'Europa aveva promosso l'Italia riconoscendo gli sforzi fatti con l'introduzione di nuove misure strutturali e la costante dimunuzione del numero dei detenuti.
La Corte ha ritenuto quindi sufficienti le misure introdotte dal legislatore italiano dopo la "sentenza Torreggiani" del gennaio 2013 con la quale l'Italia veniva ritenuta colpevole di aver violato l'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani (CEDU). Il caso riguardava trattamenti inumani o degradanti subiti dai ricorrenti, sette persone detenute per molti mesi nelle carceri di Busto Arsizio e di Piacenza, in celle triple e con meno di quattro metri quadrati a testa a disposizione. Nel condannare l'Italia i giudici avevano dato al governo e al Parlamento un anno di tempo per assicurare ai detenuti di poter ottenere la fine della violazione e un risarcimento dai giudici nazionali.
ARCHIVIO/Sovraffollamento carceri, un problema irrisolto
Strasburgo, con la sentenza odierna, ha ritenuto di non avere motivi per considerare i rimedi risarcitori introdotti in Italia non adeguati: si tratta della legge 146 del 2013, un decreto legge del governo Letta che tra le altre cose ha istituito la figura del Garante nazionale dei detenuti, e la legge 92 del 2014, che prevede sconti di pena o soldi ai detenuti reclusi in 'condizioni inumane'.
Il problema del sovraffollamento degli istituti di pena è un problema che affligge il nostro Paese da tempo. L'ultima denuncia in ordine di tempo è il rapporto pubblicato dal Consiglio d'Europa riferito all'anno 2012, in cui l'Italia è risultata ancora una volta nella top ten europea dei Paesi con il maggior numero di detenuti per posti disponibili, seguita solo dalla Serbia.
A giugno tuttavia il comitato dei ministri del Consiglio d'Europa aveva promosso l'Italia riconoscendo gli sforzi fatti con l'introduzione di nuove misure strutturali e la costante dimunuzione del numero dei detenuti.