"Se hai un cuore non comprare". È la scritta che si legge sulla porta di casa di Martina e Federica. È il cartello che decine di persone tengono in mano in piedi sotto la pioggia di fronte a quella casa che non deve essere venduta.
Martina e Federica sono due gemelline di 9 anni. Abitano a Uta, un paese in provincia di Cagliari, e soffrono di una malattia genetica che rende difficile la vita di tutti i giorni. La loro casa è all'asta perché il market di famiglia è fallito e i genitori, Anna Orrù e Piero Podda, non sono riusciti a ripagare i debiti. Ma il paese dice no: "È vergognoso che due bambine, per di più disabili, vengano buttate in mezzo a una strada". E non si ferma alla mobilitazione: decide di essere concreto, di fare una colletta e ricomprare quella casa, per donarla a Martina e Federica.
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"Non abbiamo un lavoro - racconta la mamma - e se lo avessimo ci porterebbero via i guadagni per sanare i debiti. Ci hanno preso la macchina e ora vogliono prendersi anche la casa. Siamo dei morti viventi. Non abbiamo nulla". L'unica entrata è la pensione di invalidità delle due bimbe, ma basta a malapena per le cure: la loro patologia, la traslocazione sbilanciata dei cromosomi, causa problemi di sviluppo e malformazioni, tra cui quella cardiaca, e visite e medicinali sono all'ordine del giorno. "Non ci danno nemmeno l'educatore a scuola, devo fare ricorso ogni anno", spiega Anna. La casa è l'unica cosa che le resta per dare serenità alle sue piccole.
La crisi li ha lasciati sul lastrico: un negozio con gli scaffali vuoti, le corsie deserte e i conti in rosso. Anna e Piero hanno prima cercato di rimettersi in sesto da soli, ma ogni sacrificio è stato vano. Così hanno deciso di rompere il silenzio e urlare la loro disperazione. "Non avrei voluto lavare i panni sporchi in piazza, non è facile", sospira Anna. "Ma se non si fa così si viene solo calpestati. Potete condannare noi genitori ma non le bimbe e io devo combattere per loro. Hanno il diritto di crescere dove sono nate, senza essere cacciate. Il loro cuore non potrebbe reggerlo". Ieri un primo acquirente ha rinunciato dopo essere venuto a conoscenza della condizione delle sorelline. Nonostante il ritiro, una barriera umana ha manifestato di fronte alla casa, è arrivata in corteo fino al municipio e ha preteso aiuto per le piccole e i loro genitori. "Siamo qui perché sarebbe potuto capitare a chiunque di noi, ed è bello sapere di non essere soli".
Al sit-in, armati di cartelli e di speranza, non c'erano solo gli abitanti di Uta, ma anche tante altre persone da tutta la provincia di Cagliari. Chi non è potuto andare ha espresso la propria solidarietà per telefono o su Facebook. Tra i manifestanti c'era anche il sindaco del paese, Giuseppe Pibia, e a chi lo rimprovera di non aver indossato il tricolore ha risposto: "Sono venuto per dimostrare la mia solidarietà da privato cittadino. Non sapevo nulla di questa situazione, i servizi sociali non mi avevano avvisato. Da adesso - ha promesso - farò di tutto per risolvere il problema".
Per ora il pericolo è passato. Ma la famiglia non è serena: "Il 10 dicembre ci sarà la nuova asta: 120 metri quadri per poco più di 50mila euro sono, purtroppo, un vero affare". Ma la comunità spera di arrivare a quella data con i fondi necessari per vincerla. C'è chi propone di fondare una Onlus, chi suggerisce di aprire un conto corrente, chi ancora studia i cavilli legali. Associazioni, avvocati e commercialisti hanno offerto il loro aiuto gratuito ad Anna e alle gemelline, che altrimenti non avrebbero potuto pagare le consulenze. Tutti sono d'accordo: Martina e Federica non devono lasciare la loro casa. Il sostegno non arriva solo da Uta, ma dall'intera Sardegna e da altre regioni d'Italia, qualcuno dalla Svizzera e dall'Inghilterra è impaziente di sapere come fare la sua parte. E con le lacrime agli occhi Anna ringrazia: "Non abbiamo nulla, tranne la solidarietà. Grazie a tutti, non mi aspettavo tanto".
Martina e Federica sono due gemelline di 9 anni. Abitano a Uta, un paese in provincia di Cagliari, e soffrono di una malattia genetica che rende difficile la vita di tutti i giorni. La loro casa è all'asta perché il market di famiglia è fallito e i genitori, Anna Orrù e Piero Podda, non sono riusciti a ripagare i debiti. Ma il paese dice no: "È vergognoso che due bambine, per di più disabili, vengano buttate in mezzo a una strada". E non si ferma alla mobilitazione: decide di essere concreto, di fare una colletta e ricomprare quella casa, per donarla a Martina e Federica.
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"Non abbiamo un lavoro - racconta la mamma - e se lo avessimo ci porterebbero via i guadagni per sanare i debiti. Ci hanno preso la macchina e ora vogliono prendersi anche la casa. Siamo dei morti viventi. Non abbiamo nulla". L'unica entrata è la pensione di invalidità delle due bimbe, ma basta a malapena per le cure: la loro patologia, la traslocazione sbilanciata dei cromosomi, causa problemi di sviluppo e malformazioni, tra cui quella cardiaca, e visite e medicinali sono all'ordine del giorno. "Non ci danno nemmeno l'educatore a scuola, devo fare ricorso ogni anno", spiega Anna. La casa è l'unica cosa che le resta per dare serenità alle sue piccole.
La crisi li ha lasciati sul lastrico: un negozio con gli scaffali vuoti, le corsie deserte e i conti in rosso. Anna e Piero hanno prima cercato di rimettersi in sesto da soli, ma ogni sacrificio è stato vano. Così hanno deciso di rompere il silenzio e urlare la loro disperazione. "Non avrei voluto lavare i panni sporchi in piazza, non è facile", sospira Anna. "Ma se non si fa così si viene solo calpestati. Potete condannare noi genitori ma non le bimbe e io devo combattere per loro. Hanno il diritto di crescere dove sono nate, senza essere cacciate. Il loro cuore non potrebbe reggerlo". Ieri un primo acquirente ha rinunciato dopo essere venuto a conoscenza della condizione delle sorelline. Nonostante il ritiro, una barriera umana ha manifestato di fronte alla casa, è arrivata in corteo fino al municipio e ha preteso aiuto per le piccole e i loro genitori. "Siamo qui perché sarebbe potuto capitare a chiunque di noi, ed è bello sapere di non essere soli".
Al sit-in, armati di cartelli e di speranza, non c'erano solo gli abitanti di Uta, ma anche tante altre persone da tutta la provincia di Cagliari. Chi non è potuto andare ha espresso la propria solidarietà per telefono o su Facebook. Tra i manifestanti c'era anche il sindaco del paese, Giuseppe Pibia, e a chi lo rimprovera di non aver indossato il tricolore ha risposto: "Sono venuto per dimostrare la mia solidarietà da privato cittadino. Non sapevo nulla di questa situazione, i servizi sociali non mi avevano avvisato. Da adesso - ha promesso - farò di tutto per risolvere il problema".
Per ora il pericolo è passato. Ma la famiglia non è serena: "Il 10 dicembre ci sarà la nuova asta: 120 metri quadri per poco più di 50mila euro sono, purtroppo, un vero affare". Ma la comunità spera di arrivare a quella data con i fondi necessari per vincerla. C'è chi propone di fondare una Onlus, chi suggerisce di aprire un conto corrente, chi ancora studia i cavilli legali. Associazioni, avvocati e commercialisti hanno offerto il loro aiuto gratuito ad Anna e alle gemelline, che altrimenti non avrebbero potuto pagare le consulenze. Tutti sono d'accordo: Martina e Federica non devono lasciare la loro casa. Il sostegno non arriva solo da Uta, ma dall'intera Sardegna e da altre regioni d'Italia, qualcuno dalla Svizzera e dall'Inghilterra è impaziente di sapere come fare la sua parte. E con le lacrime agli occhi Anna ringrazia: "Non abbiamo nulla, tranne la solidarietà. Grazie a tutti, non mi aspettavo tanto".