Cronaca

'Ndrangheta, la cosca Tegano appoggiò candidato Prc alle regionali

Venticinque fermi nell'operazione contro la famiglia del boss arrestato nel 2010 dopo 17 anni di latitanza. Nelle elezioni di quattro anni fa, il "Padrino" sostenne attivamente Nino De Gaetano

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REGGIO CALABRIA - Il "Padrino" aveva puntato su Rifondazione Comunista. Per le regionali del 2010, il clan di Giovanni Tegano votò e fece votare per Nino De Gaetano, all'epoca segretario e assessore calabrese del Prc. Una vera e propria campagna elettorale a sostegno di quello che, tra l'altro, era anche stato presidente della Commissione Regionale Antimafia, e che lo scorso anno ha aderito al Pd. Lo scrivono nero su bianco i magistrati della Dda di Reggio Calabria che stamattina hanno fatto eseguire 25 fermi indiziari nei confronti di altrettanti appartenenti o fiancheggiatori dei clan De Stefano e Tagano. Per la Procura di Reggio Calabria (il provvedimento porta la firma del capo dell'ufficio Federico Cafiero de Raho e dei pm Giuseppe Lombardo e Stefano Ammendola) la cosca si era schierata apertamente. De Gaetano non risulta indagato, ma nelle carte dell'indagine condotta dagli uomini della Squadra Mobile viene ricostruita parte della sua campagna elettorale del 2010, poi vinta dal centrodestra. Secondo gli investigatori i boss del mandamento "Reggio centro" avevano deciso di sostenere Rifondazione su richiesta di Giovanni Suraci (deceduto lo scorso anno), suocero di De Gaetano, che nel marzo di quell'anno era impegnato in prima persona nella richiesta di consensi per il genero.  

Il clan avrebbe dunque messo in campo "un'attività - si legge nel provvedimento - che certamente non può riguardare il legittimo esercizio del diritto di voto del cittadino, ma che piuttosto conferma dell'interessamento e
dell'impegno della consorteria del quartiere di Archi, nel far propaganda elettorale a favore dell'esponente di sinistra, attraverso l'attiva mediazione dei fratelli Pellicanò, Giovanni e Francesco, associati apicali dell'associazione mafiosa". Gli inquirenti annotano che in quel periodo vi furono anche diversi incontri con esponenti mafiosi, o comunque vicini alle cosche, della Locride, a cui fu chiesto esplicito sostegno per De Gaetano. C'era insomma, per il Procuratore Cafiero De Raho, "un piano di condizionamento del libero svolgimento delle turnazioni elettorali del mese di marzo 2010 e con esso il palesamento di un appoggio politico elettorale posto in essere dalla cosca Tegano in favore di un determinato candidato del momento, anche facendo ricorso all'aiuto trasversale di soggetti apparentemente terzi".

Fatti che - per gli uomini della Mobile guidata da Gennaro Semeraro - trovarono poi riscontro anche al momento dell'arresto del boss Giovanni Tegano, finito in manette il 26 aprile del 2010, dopo 17 anni di latitanza. Nel covo del boss furono infatti ritrovati "Un cospicuo numero di biglietti da visita, scoperti in numero tale da far ritenere che potessero essere utili anche ad una campagna promozionale in favore del politico". Materiale pubblicitario che fa dire agli inquirenti che si tratta di "elementi apparentemente neutri dal punto di vista delittuoso, ma assai significativi quali riscontri alle ipotesi accusatorie formulate" nei confronti di alcuni degli affiliati. Tanto più che secondo i magistrati reggini De Gaetano "è stato poi eletto alle regionali del 2010 con una cascata impressionante ed inaspettata di preferenze, a fronte di una militanza politica in uno schieramento partitico storicamente minoritario per il panorama reggino".

De Gaetano successivamente è stato consigliere regionale fino alle elezioni del novembre scorso alle quali non è stato candidato per decisione dei vertici regionali del Pd e del candidato alla presidenza Mario Oliverio, che decisero di escludere dalla corsa i consiglieri regionali uscenti.

Secca la replica di De Gaetano: "La mia storia politica e personale testimonia l'assoluta incompatibilità della mia persona con ambienti e/o forze di estrazione criminale". L'esponente politico non risulta indagato.

L'inchiesta in termini più generali ha consentito di smantellare la rete dei fiancheggiatori di Giovanni Tegano ancora operativa nella città dello Stretto e che, dopo l'arresto del boss, avrebbe continuato a gestire per conto della "famiglia" una serie di interessi illegali. Giovanni Tegano, 74 anni, condannato all'ergastolo in via definitiva, era considerato uno dei padrini più influenti del mandamento reggino. All'epoca della sua cattura, all'uscita della Questura di Reggio Calabria, era stato salutato da amici e parenti con un lungo applauso al grido di "Giovanni uomo di pace". Circostanza che all'epoca aveva provocato numerose polemiche.