Cronaca

Gioia Tauro, Don Ciotti: "Le banche risarciscano De Masi o Libera chiuderà i suoi conti correnti"

Il sacerdote in visita all'imprenditore della Piana cui la magistratura ha riconosciuto un risarcimento di oltre 200 milioni per i tassi usurai applicati dagli istituti di credito. E che ora rischia di chiudere e di dover licenziare buona parte dei suoi 160 dipendenti. Giovedì a Roma un tavolo convocato dal governo

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GIOIA TAURO (Reggio Calabria) - "Se le banche coinvolte nel caso De Masi non rispetteranno quanto stabilito dalla magistratura, tutti gli uomini e le donne di Libera chiuderanno i propri conti correnti". Ora accanto a Nino De Masi e ai suoi lavoratori della Piana di Gioia Tauro c'è anche Don Luigi Ciotti. Il presidente di Libera questo pomeriggio è sceso fino in Calabria per incontrare gli operai e l'imprenditore messo in ginocchio dalla mancanza di liquidità. Una visita per esprimere loro la solidarietà dell'associazione, ma anche per lanciare un messaggio diretto agli istituti di credito condannati dalla magistratura per i tassi usurai applicati all'imprenditore che rischia di dover chiudere le proprie aziende, e di dover licenziare buona parte dei 160 addetti, nonostante abbia avuto il coraggio di imbastire una battaglia legale contro alcuni degli istituti di credito più importanti del Paese. Una battaglia "di legalità e dignità", l'ha definita don Ciotti, che tuttavia ha costretto l'imprenditore e la sua famiglia a dilapidare gran parte del patrimonio personale.

La vicenda di Nino De Masi ha inizio nei primi anni del 2000, quando l'imprenditore accede ai finanziamenti per lo sviluppo industriale e la nuova occupazione (legge 488). Incentivi per realizzare capannoni, comprare attrezzature e fare assunzioni. De Masi, che progetta, brevetta e realizza macchine agricole da esportare in tutto il mondo in quegli anni accede ai prestiti di Bnl, Unicredit e Mps. Prestiti a cui vengono però applicati interessi altissimi. Da qui la decisione di denunciare le banche e i conseguenti processi durati quasi un decennio. Fino a quando la Cassazione non gli dà ragione in via definitiva. I giudici non riescono a individuare responsabilità personali, ma non hanno dubbi sui fatti e nel 2011 sentenziano: "La De Masi ha pagato tassi usurai e va risarcita". Dieci anni nel corso dei quali l'azienda ha continuato a lavorare ma senza poter accedere a linee di credito e senza poter aprire un conto corrente. De Masi ha sempre operato solo per contanti. E soltanto con quegli acquirenti che erano in grado di pagare in anticipo, con soldi che l'azienda utilizzava per acquistare materie prime, per realizzare le macchine e per pagare i dipendenti. Niente conti correnti, niente pagamenti dilazionati o rate, niente prestiti. Solo denaro sonante.

Nel frattempo un perito di parte ha stabilito che De Masi va risarcito con 215 milioni di euro, mentre le banche ne hanno offerti soltanto tre. Distanze abissali per una trattativa chiaramente saltata nel giro di pochi minuti.

Oggi la visita di don Luigi Ciotti che nel corso dell'incontro ha annunciato che "se le banche coinvolte nel caso non rispetteranno quanto stabilito dalla magistratura", Libera chiederà ai soci di chiudere i propri conti correnti. L'azienda De Masi è, tra l'altro, da anni impegnata sul fronte anti 'ndrangheta, al punto che i cancelli dell'azienda sono da tempo presidiati da uomini dell'esercito.

Nel pomeriggio don Ciotti ha ricordato come il rapporto con Nino De Masi sia antico e abbia prodotto "un lungo cammino comune". Il sacerdote riferendosi alle banche ha detto che "non è pensabile che un sistema formalmente legale si comporti nei fatti illegalmente".

All'iniziativa ha partecipato, collegato telefonicamente, anche il segretario della Fiom Cgil, Maurizio Landini, che ha annunciato che il sindacato è stato invitato a un tavolo romano convocato per giovedì dal governo per affrontare proprio il caso De Masi. Tavolo che, si augura don Ciotti, "dovrebbe portare a una risoluzione della vertenza e al salvataggio dell'azienda".