BRINDISI - E' il giorno delle ricostruzioni, delle testimonianze, dei racconti. E delle polemiche sui soccorsi. Troppo in ritardo. Tutto attraverso le parole con cui passeggeri e l'equipaggio della Norman Atlantic descrivono l'orrore e l'angoscia di quelle ore in cui sono stati sospesi tra il fuoco e il mare, tra la salvezza e la tragedia. Ore di panico, con il bilancio delle vittime che sale a otto morti. "I soccorsi erano disorganizzati", dice una passeggera. "Tutti si pestavano l'un l'altro per salire sull'elicottero", continua Christos Perlis, camionista greco 32enne. Aggiungendo che lui e un altro uomo hanno cercato di imporre un po' d'ordine. "Prima i bambini, poi le donne e poi gli uomini. Gli uomini tuttavia hanno cominciato a colpirci per poter entrare per primi. Non hanno preso in considerazione le donne o i bambini, niente". Versione confermata dal soprano Theodossiou, tra i passeggeri a bordo.
Il soprano Theodossiou: "Uomini picchiavano le donne"
Cadaveri sulle scialuppe di salvataggio. Ogni istante della giornata della Norman Atlantic prende corpo. Dettagli che compongono un orrore crescente. "Sulla lancia di salvataggio avevamo quattro morti, due uomini e due donne, credo, perchè al buio non si vedeva bene", racconta un naufrago appena sbarcato. Aprendo la questione dei dispersi, il cui numero non è mai stato comunicato. "Molta gente è caduta in mare purtroppo. Ho visto anche una decina di persone che sono finite in mare e non so proprio che fine abbiano fatto". Il terrore e il panico. "Sentivamo urlare 'fire', 'fire', fuoco fuoco e in cinque minuti tutta la nave era a fuoco. Era buio e c'era molto fumo. C'è stato poco da fare: molta gente è svenuta, siamo rimasti isolati". Lasciati soli per troppo tempo. Sicuramente c'erano dei passeggeri non registrati, clandestini a bordo. Due sono sbarcati a Bari, come ha confermato il Prefetto.
Soccorsi in ritardo. E tanti passeggeri, appena sbarcati a Brindisi, accusano l'eccessivo ritardo dei soccorsi. Domandandosi perchè ci sia voluto tutto quel tempo dal primo allarme. Lo racconta l'inviato di Repubblica
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E una passeggera turca ha detto all'agenzia di stampa Anadolu che l'operazione di soccorso era disorganizzata e che sul traghetto c'erano solo tre scialuppe di salvataggio. Akamac ha parlato con l'agenzia dall'ospedale di Brindisi. "Quelli che sono usciti per primi sono saliti sulle scialuppe di salvataggio", ha raccontato, spiegando che gli altri hanno dovuto aspettare. "Eravamo bagnati dall'acqua che hanno lanciato per spegnere le fiamme. Avevamo i piedi ghiacciati. Le persone sono state costrette ad avvicinarsi al fuoco per scaldarsi. Abbiamo aspettato all'aperto per ore".
"Ho visto morire mio marito". Ed è proprio durante i primi attimi che si consuma uno dei drammi della giornata. "Ho visto morire mio marito. Eravamo sullo scivolo della nave, lui davanti, io dietro. A un certo punto lui è rimasto impigliato ad un telo di plastica e io non riuscivo a scendere, ci davano fretta e ci dicevano di scendere, ed eravamo bagnati perchè raggiunti dai getti d'acqua utilizzati per spegnere le fiamme. Alla fine siamo scesi, sia io che mio marito, in acqua. C'era una nave ma era troppo lontana per poterci soccorrere. Siamo rimasti così più di quattro ore, nuotavo, per fortuna non avevo gli stivali. A mio marito usciva sangue dal naso, forse perchè aveva battuto la testa alla nave". A un certo punto, continua il racconto della donna, "è arrivato un soccorritore, ha tentato di tagliare il telo in plastica in cui era rimasto intrappolato mio marito e quando al secondo tentativo ci è riuscito, mio marito è morto tra le sue braccia".
I soccorritori: "Morsi dai naufraghi disperati". E sul traghetto i soccorritori hanno dovuto affrontare il panico dei passeggeri. Disposti a tutto pur di essere salvati per primi. "Offrivano di tutto, anche oro, pur di essere portati via c'era anche chi in preda alla paura dava morsi alle mani dei soccorritori. È stata la prova più difficile da affrontare". Così gli uomini dell'Aeronautica, della Marina, della Capitaneria di Porto e della Protezione Civile hanno dovuto lavorare non poco per riportare ordine sulla nave.
La paura della piccola Anna. Dramma nel dramma, quello dei bambini. Come Anna, giunta a Brindisi, da sola, in elicottero. Sotto shock, cercando soltanto di ritrovare la madre mentre era assistita da medici e infermieri dell'ospedale. Poi una telefonata alla nonna in Gracia, che la tranquillizza. Adesso sta bene, non vuole più scappare via. E le sue condizioni fisiche migliorano. Come quelle di di altre due minorenni, due adolescenti greche, sorelle, che hanno ricevuto assistenza al Pronto Soccorso dell'ospedale di Brindisi. "Sembrava il Titanic" hanno raccontato ai dottori e agli infermieri prima di essere dimesse e affidate a una famiglia in attesa, anche loro, di riabbracciare i genitori.
L'attesa dei parenti. Poi i familiari a terra. Che per tutta la giornata non hanno fatto altro che aspettare notizie. Come Altin Mane, albanese, che vive e lavora a Brindisi: "Mio fratello Robert è su quella nave", racconta. Spiega di averlo sentito per telefono diverse volte durante il giorno: "Sono telefonate che sono durate solo pochi secondi, mi ha detto solo 'sto bene'. Stiamo vivendo con grande ansia questi momenti". Il parente che si trovava sul traghetto, vive a Venezia con la famiglia e stava rientrando in Italia dopo le vacanze in Albania: "La nostra famiglia vive in Albania in una località al confine con la Grecia", racconta Altin Mane. "Mio fratello aveva preso il traghetto da Igoumentisa per rientrare da moglie e figli, speriamo che li possa riabbracciare presto".
La domanda dei sindacati. E proprio in relazione ai ritardi nei soccorsi, arriva la posizione dell'Unione Sindacale di Base. "Dato che qualsiasi ritardo in caso di incendio comporta enormi rischi per la vita delle persone a bordo, perché, anche se l'incendio è scoppiato circa alle 4:00 di Domenica 28 dicembre, sono stati portati sulle scialuppe solo 150 passeggeri? Lasciando a bordo un gran numero di passeggeri pur essendo in una zona (al largo di Corfù), dove, nonostante le specifiche condizioni meteorologiche avverse (senza esagerazioni), sarebbero potute intervenire con tempestività, nelle operazioni di salvataggio, velieri, navi da guerra, rimorchiatori e elicotteri off-shore?".