REGGIO CALABRIA - A Gioia Tauro sono stati in grado di far spostare un'uscita della nuova autostrada e di costruire il più grande parco commerciale della Calabria. A Roma avevano messo le mani su "La Rotonda" e su "Er Faciolaro", tra i locali più noti a due passi dal Pantheon. È la 'ndrangheta imprenditrice a venir fuori dalle inchieste delle Dda di Reggio e della Capitale. Cosche capaci di investire milioni di euro e di far girare a proprio piacimento gli ingranaggi delle pubbliche amministrazioni. In entrambi i casi l'ombra del clan Piromalli, uno dei più potenti e ricchi della 'ndrangheta.
Ci sono loro dietro la decisione, concordata tra Anas, Comune di Gioia Tauro e imprenditori, di modificare il progetto di riqualificazione della Salerno-Reggio Calabria per spostare l'uscita autostradale. Una variante in corsa, voluta dai boss e costata quasi 7 milioni in più ai contribuenti. I Piromalli e i loro alleati l'avevano pretesa per rendere più appetibili i loro terreni agricoli, per speculare sugli espropri e, soprattutto, per rendere facilmente accessibile il parco commerciale "Annunziata" nel quale avevano interessi importanti. Capannoni e negozi a poche centinaia di metri dall'A3, che per il clan ha significato un business di proporzioni impressionanti. E il parco commerciale più grande di Calabria è tra i beni sequestrati stamattina a Gioia Tauro su richiesta della Dda di Reggio Calabria. Secondo i magistrati, il centro “Annunziata” faceva parte di impero economico da 210 milioni di euro che godeva della protezione del potente clan dei Piromalli.
Un complesso realizzato all’ombra dei boss che hanno scritto la storia criminale dell’area Tirrenica della Provincia reggina. All’alba le Fiamme Gialle hanno posto i sigilli a sette società e bussato alla porta di undici imprenditori per notificare loro altrettante ordinanze di custodia cautelare e l’accusa, a vario titolo, di essere la costola economica di un’associazione a delinquere di stampo mafioso.
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Personaggio chiave dell’indagine, coordinata dal procuratore Federico Cafiero de Raho e dal sostituto Roberto Di Palma, sarebbe Alfonso Annunziata, noto imprenditore legato a doppio filo con i Piromalli, arrestato stamattina. I finanzieri gli hanno trovato in casa 600 mila euro in contanti che lui ha definito "risparmi di una vita". Don Alfonso è soggetto protagonista di una storia a tratti paradossale che lo ha visto balzare in una manciata di anni dal ruolo di ambulante nei mercatini rionali a magnate del settore dell’abbigliamento e titolare del parco commerciale. La sua storia è scritta nelle carte messe assieme dai finanzieri del Comando provinciale di Reggio, del Nucleo Speciale Polizia Valutaria e dello Scico di Roma che da alcuni anni passano allo scanner i business di Annunziata e dei suoi familiari.
Annunziata secondo i magistrati sarebbe da tempo in rapporti con i Piromalli fin dall’origine della sua scalata economica. Una “società” iniziata quando da piccolo commerciante era stato oggetto di minacce e danneggiamenti. Episodi da cui, secondo gli inquirenti, sono partiti i primi contatti con i boss di Gioia Tauro. I rapporti tra l’imprenditore e l’allora capocosca latitante Peppe Piromalli iniziarono intorno alla metà degli anni ’80, quando Annunziata aveva fatto il suo primo investimento con la creazione di un negozio nel cuore di Gioia Tauro. Anni nei quali finì nel mirino degli esattori della ‘ndrangheta che lo costrinsero persino a fuggire dalla città. Poco dopo, l’incontro con Piromalli e l’autorizzazione a rientrare per dedicarsi ai suoi affari. Una pace che nel tempo avrebbe portato alla realizzazione del parco commerciale considerato tra i primi del Sud Italia, costruito su un terreno acquistato dai Piromalli, ma intestato ad Annunziata. Un’opera imponente nella quale a fare da padrone c’erano sempre i Piromalli e le loro imprese. Una gallina dalle uova d’oro, tanto che attorno alla gestione della struttura si sarebbe consumata la faida tra i Piromalli e gli antichi alleati dei Molè. Una guerra di mafia che si chiuse con l’omicidio del boss Rocco Molè a febbraio del 2008.
Soldi e potere per i padrini dei Piromalli e la possibilità di operare in monopolio assoluto per Annunziata. Secondo gli specialisti della Guardia di Finanza gli affari era concentrati nelle mani di due gruppi imprenditoriali. Uno che faceva riferimento ad Alfonso Annunziata e al fratello Fioravanti, alla moglie e alle figlie. E l’altro a Claudio Pontoriero (genero di Alfonso Annunziata)
Ci sono loro dietro la decisione, concordata tra Anas, Comune di Gioia Tauro e imprenditori, di modificare il progetto di riqualificazione della Salerno-Reggio Calabria per spostare l'uscita autostradale. Una variante in corsa, voluta dai boss e costata quasi 7 milioni in più ai contribuenti. I Piromalli e i loro alleati l'avevano pretesa per rendere più appetibili i loro terreni agricoli, per speculare sugli espropri e, soprattutto, per rendere facilmente accessibile il parco commerciale "Annunziata" nel quale avevano interessi importanti. Capannoni e negozi a poche centinaia di metri dall'A3, che per il clan ha significato un business di proporzioni impressionanti. E il parco commerciale più grande di Calabria è tra i beni sequestrati stamattina a Gioia Tauro su richiesta della Dda di Reggio Calabria. Secondo i magistrati, il centro “Annunziata” faceva parte di impero economico da 210 milioni di euro che godeva della protezione del potente clan dei Piromalli.
Un complesso realizzato all’ombra dei boss che hanno scritto la storia criminale dell’area Tirrenica della Provincia reggina. All’alba le Fiamme Gialle hanno posto i sigilli a sette società e bussato alla porta di undici imprenditori per notificare loro altrettante ordinanze di custodia cautelare e l’accusa, a vario titolo, di essere la costola economica di un’associazione a delinquere di stampo mafioso.
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Personaggio chiave dell’indagine, coordinata dal procuratore Federico Cafiero de Raho e dal sostituto Roberto Di Palma, sarebbe Alfonso Annunziata, noto imprenditore legato a doppio filo con i Piromalli, arrestato stamattina. I finanzieri gli hanno trovato in casa 600 mila euro in contanti che lui ha definito "risparmi di una vita". Don Alfonso è soggetto protagonista di una storia a tratti paradossale che lo ha visto balzare in una manciata di anni dal ruolo di ambulante nei mercatini rionali a magnate del settore dell’abbigliamento e titolare del parco commerciale. La sua storia è scritta nelle carte messe assieme dai finanzieri del Comando provinciale di Reggio, del Nucleo Speciale Polizia Valutaria e dello Scico di Roma che da alcuni anni passano allo scanner i business di Annunziata e dei suoi familiari.
Annunziata secondo i magistrati sarebbe da tempo in rapporti con i Piromalli fin dall’origine della sua scalata economica. Una “società” iniziata quando da piccolo commerciante era stato oggetto di minacce e danneggiamenti. Episodi da cui, secondo gli inquirenti, sono partiti i primi contatti con i boss di Gioia Tauro. I rapporti tra l’imprenditore e l’allora capocosca latitante Peppe Piromalli iniziarono intorno alla metà degli anni ’80, quando Annunziata aveva fatto il suo primo investimento con la creazione di un negozio nel cuore di Gioia Tauro. Anni nei quali finì nel mirino degli esattori della ‘ndrangheta che lo costrinsero persino a fuggire dalla città. Poco dopo, l’incontro con Piromalli e l’autorizzazione a rientrare per dedicarsi ai suoi affari. Una pace che nel tempo avrebbe portato alla realizzazione del parco commerciale considerato tra i primi del Sud Italia, costruito su un terreno acquistato dai Piromalli, ma intestato ad Annunziata. Un’opera imponente nella quale a fare da padrone c’erano sempre i Piromalli e le loro imprese. Una gallina dalle uova d’oro, tanto che attorno alla gestione della struttura si sarebbe consumata la faida tra i Piromalli e gli antichi alleati dei Molè. Una guerra di mafia che si chiuse con l’omicidio del boss Rocco Molè a febbraio del 2008.
Soldi e potere per i padrini dei Piromalli e la possibilità di operare in monopolio assoluto per Annunziata. Secondo gli specialisti della Guardia di Finanza gli affari era concentrati nelle mani di due gruppi imprenditoriali. Uno che faceva riferimento ad Alfonso Annunziata e al fratello Fioravanti, alla moglie e alle figlie. E l’altro a Claudio Pontoriero (genero di Alfonso Annunziata)