Cronaca

Meredith, processo Sollecito-Knox in Cassazione, decisione attesa venerdì

I giudici della Suprema corte devono pronunciarsi sui ricorsi delle difese di Amanda e Raffaele condannati lo scorso anno nel processo di appello bis davanti alla Corte d'appello di Firenze rispettivamente a 28 anni e 6 mesi e a 25 anni di carcere. Pg: "Confermare la condanna"

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ROMA -  Confermare la condanna per Amanda Knox e Raffaele Sollecito: è questa la richiesta del procuratore generale della corte di Cassazione, Mario Pinelli, nel corso dell'udienza nell'aula della V Sezione penale della Corte di Cassazione per il processo bis di terzo grado per l'omicidio di Meredit Kercher. A conclusione della sua requisitoria, che è durata circa due ore, il pg ha infatti richiesto l'annullamento senza rinvio del ricorso presentato dalle difese dei ragazzi. "Il verdetto dell'appello bis ha fatto buon governo delle indicazioni della Cassazione e delle norme di legge, la motivazione è corretta" e "tutte le figure di questa storia sono inserite in una ricostruzione perfetta, come in una foto di Cartier-Bresson dove ogni particolare trova la sua corrispondenza". Per il pg,  "l'idea che l'incontro con la Kercher potesse avere uno sbocco violento è testimoniato dal passaggio che dalla casa del Sollecito fu portato il coltello. La tesi più logica è che l'arma fu portata per uccidere", ha detto Pinelli. Nel corso della sua requisitoria il pg ha giudicato inoltre non censurabili le scelte della Corte d'Assise di Firenze che, durante il processo di rinvio, aveva negato alle difese degli imputati alcune perizie. Quest'ultima decisione è stata inserita dai legali della Knox e di Sollecito tra i motivi di ricorso contro la sentenza di appello bis.

Vista l'affluenza di giornalisti e di pubblico interessato a seguire l'udienza, il presidente della V Sezione penale, Gennaro Marasca, ha disposto il trasferimento dei lavori nell'aula magna della Cassazione. È molto probabile che la decisione della Cassazione arrivi venerdì 27 marzo. Prenderà la parola, come ultimo difensore, l'avvocato Giulia Bongiorno che difende Raffaele Sollecito. Poi i giudici della V Sezione penale entreranno in camera di consiglio e la loro decisione sarà pronunciata nella stessa giornata. Questa tabella di marcia è stata concordata tra il presidente del collegio Gennaro Marasca ed i difensori degli imputati.Sollecito ha detto che venerdì sarà in aula.

L'udienza si è aperta con la relazione del giudice a latere. All'udienza è presente Raffaele Sollecito. I giudici della Suprema corte sono chiamati a pronunciarsi sui ricorsi delle difese di Amanda Knox e dello stesso Sollecito condannati lo scorso anno nel processo di appello bis davanti alla Corte d'appello di Firenze rispettivamente a 28 anni e 6 mesi e a 25 anni di carcere. Mentre Sollecito attende al Palazzaccio di conoscere se la condanna nei suoi confronti diventerà definitiva o verrà annullata dalla Cassazione, Amanda Knox si trova invece da tempo negli Stati Uniti.  Raffaele si è seduto in prima fila alle spalle dei suoi avvocati. Accanto a lui la sorella, Vanessa, e subito alle spalle il padre con la compagna, e la nuova fidanzata, Greta. Sul lato opposto dell'aula principale del 'Palazzaccio' segue i lavori del processo anche Patrick Lumumba, il proprietario del locale dove lavorava Amanda Knox, e tirato in ballo dalla stessa studentessa americana per la morte della sua coinquilina.
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Amanda "molto preoccupata". "Preoccupata, molto preoccupata": così viene descritta in queste ore Amanda Knox dal Seattle Times, citando l'avvocato della ragazza Carlo Dalla Vedova.  Amanda - scrive il quotidiano della sua città - attende la decisione della Cassazione nella sua abitazione: "Sta dormendo molto".

Riprese vietate. "È vietata qualunque ripresa audiovisiva, i cellulari devono essere spenti o li facciamo lasciare fuori dall'aula: c'è stata addirittura qualche ripresa audio di questa udienza e la cosa ci dispiace molto", ha ammonito Marasca ai giornalisti presenti all'udienza del processo Meredith e le altre persone, a non effettuare nessun tipo di ripresa.

Le tappe. Amanda e Raffaele hanno scontato quattro anni di carcere. Sono stati condannati in primo grado a 26 e 25 anni. Nel 2011, in Appello, sono stati assolti e il 25 marzo 2013 la Cassazione ha annullato le assoluzioni rinviando il processo al tribunale di Firenze. La condanna dell'appello bis per Amanda e Raffaele è scattata il 30 gennaio 2014. Per l'omicidio di Meredith è stato condannato definitivamente Rudy Guede, processato con rito abbreviato: sta scontando sedici anni di reclusione. Secondo la ricostruzione dei giudici, Amanda Knox, Raffaele Sollecito e Rudy Guede devono essere considerati "ugualmente responsabili" per l'omicidio di Meredith Kercher dal momento che insieme operarono per lo stesso fine: quello "di immobilizzare Meredith e usarle violenza".

Tutti gli imputati si sono sempre proclamati innocenti. Contro le condanne hanno fatto ricorso i legali dei due ragazzi, Giulia Bongiorno e Luca Maori, che difendono il giovane pugliese, hanno evidenziato "sviste, lapsus ed errori grossolani". Con loro anche i legali di Amanda Knox - che attenderà la sentenza nella sua Seattle - Carlo Dalla Vedova e Luciano Ghirga chiedono l'annullamento della sentenza.

I familiari di Mez attenderanno la sentenza in Inghilterra. In aula anche i loro avvocati, Francesco Maresca,Serena Perna e Vieri Fabiani che rappresentano la parte civile. Chiedono ovviamente che vengano respinti i ricorsi degli imputati.

Prove scientifiche e testimoni: i capisaldi del ricorso. Quattro le questioni fondamentali affrontate e 24 i motivi elencati. E' corposo il ricorso, quasi 400 pagine, presentato alla Corte di Cassazione dagli avvocati di Raffaele Sollecito che è stato condannato dalla corte di Appello di Firenze rispettivamente a 25 di reclusione (con Amanda Knox a 28 anni) per la morte di Meredith Kercher, studentessa inglese che con la Knox divideva l'appartamento universitario di Perugia. In particolare i legali di Sollecito, gli avvocati Giulia Bongiorno e Luca Maori, proprio all'inizio del ricorso chiedono che ad occuparsi della questione siano le Sezioni unite penali perché alcune delle questioni affrontate "appaiono di speciale importanza o, comunque, potrebbero dal luogo a un contrasto giurisprudenziale". I ricorsi ovviamente sono due: 122 sono le pagine che raccolgono invece il ricorso della ragazza americana presentata dai legali Carlo Dalla Vedova e Luciano Ghirga. Nel ricorso di Sollecito si evince immediatamente una presa di distanza dall'azione della Knox quando si legge che "va ricordato che Sollecito ha sempre dichiarato di essere estraneo ai reati contestati e di non essersi trovato sul luogo del delitto al momento dei fatti; ed infatti, la sera dell'omicidio non si era mai allontanato dalla propria abitazione. In merito al dettaglio degli accadimenti, sin dal primo interrogatorio aveva sempre sottolineato che avendo fatto uso di cannabis i suoi ricordi non potevano essere nitidi. Proprio per questo, non si sarebbe potuto escludere da parte del Giudice di rinvio- in via di ipotesi- che la Knox si allontanò dalla casa del Sollecito a sua insaputa per tornare, per qualche ragione in via della Pergola".

Nel loro ricorso i legali fanno un appunto nei confronti dei giudici toscani che, a loro dire, hanno disatteso le richieste della Cassazione che "aveva rimesso al merito per esaminare se ricorressero eventuali soluzioni alternative". Si legge ancora "si è di fatto operata una scelta selettiva di indizi e di prove, trascurando quelle di diversa e opposta valenza. Soluzioni contrarie alla colpevolezza della Knox non sono state esaminate anche in presenza di robuste argomentazioni contrarie illustrate dalla difesa e della sentenza di assoluzione della Corte di Assise di Perugia". Nell'auspicare che la loro assistita possa riprendere "una vita normale e costruttiva", i legali sostengono che nella sentenza da loro impugnata non esiste "nemmeno una prova diretta o storica a carico della Knox, che provi la sua assunta colpevolezza e ciò ovviamente perché tale prova non esiste".