ROMA - C'è un "prima" nei fatti di Milano che spiega molto di quanto è accaduto il pomeriggio del primo maggio. Ed è una storia che non racconta né di sciagurate scelte di ordine pubblico, né di inefficienze imperdonabili del sistema di prevenzione degli apparati della nostra sicurezza. Ma di un Paese dove la violenza sociopatica di pochi (due giorni fa un centinaio di "neri", neppure due mesi fa, un'orda alcolizzata di hooligans del Feyenoord in trasferta a Roma rimpatriati con un buffetto dopo aver devastato la "Barcaccia") trova regolarmente spazio nel vuoto garantito da buchi legislativi, da singolari pronunce della magistratura ordinaria, dalla certezza che l'Italia sia territorio sostanzialmente "franco" per i professionisti della violenza.
Accade infatti che i brogliacci della Polizia di Prevenzione documentino come, tra la mattina del 28 aprile e la sera del 30, il lavoro di indagine per togliere dalla strada chi sulla strada cercava la guerra sia stato di fatto annichilito. Consentendo a un piccolo esercito di francesi, tedeschi, spagnoli, inglesi e a qualche decina di "neri" di casa nostra di passare indenni attraverso la rete di controlli in cui pure erano rimasti impigliati. È una sequenza istruttiva.
La mattina del 28 aprile, la Digos di Milano fa irruzione in quattro stabili occupati da militanti della cosiddetta "area antagonista". Le informazioni raccolte dal Viminale e condivise con le polizie di Parigi, Berlino, Madrid, indicano che lì hanno trovato ospitalità i "neri" scesi in città per un pomeriggio di devastazione. L'indicazione è esatta. La perquisizione mette le mani su un piccolo quanto significativo arsenale. Maschere antigas, petardi, bombe carta, caschi integrali, martelli da scasso. Vengono identificati e denunciati a piede libero 6 cittadini italiani (la legge non ne consente né il fermo, né l'arresto) e 20 stranieri. Sono tutti senza documenti. Perché tutti in Europa sanno che se si vuole venire a fare un po' di casino in Italia la prima regola è mettersi nelle condizioni di non essere identificati. Tredici parlano francese, altri tedesco.
I tedeschi hanno un problema in più. Nella macchina con cui hanno raggiunto Milano, trasportano un singolare bagaglio a mano. Due taniche di benzina, decine di stoppini per molotov, due mazze con anima d'acciaio. Il proprietario della macchina viene arrestato. Per i suoi compagni di viaggio, insieme ai tredici francesi, viene chiesta l'immediata espulsione dal Paese. Il tempo a disposizione per decidere è 12 ore. Che passeranno inutilmente. Il Consolato Francese a Milano, decisivo per l'identificazione dei fermati, lascia che il tempo trascorra senza offrire una sola indicazione. Un giudice di pace non convalida né i fermi, né i provvedimenti di espulsione. Francesi e tedeschi tornano a piede libero il giorno stesso del loro fermo.
Il 29 aprile, secondo giorno di perquisizioni. Vengono "visitati" altri quattro immobili occupati. E anche questa volta la pesca è a colpo sicuro. Viene trovato il solito armamentario da casseur. Caschi, mazze di legno, filtri antigas. Nove italiani vengono denunciati a piede libero e rispediti nei comuni di residenza con foglio di via obbligatorio. Ma la sorpresa - diciamo così - è che in un grottesco gioco di guardie e ladri, con loro, vengono trovati gli stessi tre tedeschi per i quali, poche ore prima non era stata convalidata l'espulsione. La sera di quello stesso giorno, ancora un fermo. Ancora dei tedeschi. Su un furgone, tre ragazzi trasportano 58 bombolette di vernice spray e dei passamontagna. Anche per loro viene chiesta l'espulsione. E, anche per loro, l'espulsione non verrà convalidata dal giudice di Pace. "Siamo semplici writers ", dicono. Vengono creduti sulla parola. Né va peggio a 2 francesi che, il 29 sera, durante un controllo vengono trovati con due coltelli, taniche di benzina vuote in macchina e stoppini per molotov. O al francese e all'inglese, che, non lontano da via Solferino, girano in macchina con un po' di mazze da baseball.
Per tutti, una denuncia a piede libero e un invito ad allontanarsi dal Paese. Un invito. Che evidentemente non deve essere troppo convincente, visto che il 30 mattina, durante una terza perquisizione - questa volta nella case Aler di via de Pretis - altri dieci "neri" (8 italiani e 2 spagnoli) vengono trovati con la loro collezione di mazze (70 di legno, 10 di ferro), caschi integrali (8), estintori (2) e coltelli (2).
Sostengono fonti qualificate di Polizia che i francesi "graziati" il 28 aprile siano stati rivisti in piazza il pomeriggio del primo maggio. Per fare il "lavoro" per cui erano scesi in città. Dunque? "Dunque - dice ora Emanuele Fiano, responsabile per le questioni della sicurezza della segreteria nazionale del Pd - i tempi sono più che maturi per un cambio di passo. È necessario approvare in tempi brevi nuove norme sul fermo in flagranza differita di reato, come accade nel calcio. Norme che consentano alla polizia e anche alla magistratura di avere strumenti efficaci che non vanifichino la prevenzione e consentano di togliere dalla strada i violenti. Senza se, senza ma e senza alibi".
Accade infatti che i brogliacci della Polizia di Prevenzione documentino come, tra la mattina del 28 aprile e la sera del 30, il lavoro di indagine per togliere dalla strada chi sulla strada cercava la guerra sia stato di fatto annichilito. Consentendo a un piccolo esercito di francesi, tedeschi, spagnoli, inglesi e a qualche decina di "neri" di casa nostra di passare indenni attraverso la rete di controlli in cui pure erano rimasti impigliati. È una sequenza istruttiva.
La mattina del 28 aprile, la Digos di Milano fa irruzione in quattro stabili occupati da militanti della cosiddetta "area antagonista". Le informazioni raccolte dal Viminale e condivise con le polizie di Parigi, Berlino, Madrid, indicano che lì hanno trovato ospitalità i "neri" scesi in città per un pomeriggio di devastazione. L'indicazione è esatta. La perquisizione mette le mani su un piccolo quanto significativo arsenale. Maschere antigas, petardi, bombe carta, caschi integrali, martelli da scasso. Vengono identificati e denunciati a piede libero 6 cittadini italiani (la legge non ne consente né il fermo, né l'arresto) e 20 stranieri. Sono tutti senza documenti. Perché tutti in Europa sanno che se si vuole venire a fare un po' di casino in Italia la prima regola è mettersi nelle condizioni di non essere identificati. Tredici parlano francese, altri tedesco.
I tedeschi hanno un problema in più. Nella macchina con cui hanno raggiunto Milano, trasportano un singolare bagaglio a mano. Due taniche di benzina, decine di stoppini per molotov, due mazze con anima d'acciaio. Il proprietario della macchina viene arrestato. Per i suoi compagni di viaggio, insieme ai tredici francesi, viene chiesta l'immediata espulsione dal Paese. Il tempo a disposizione per decidere è 12 ore. Che passeranno inutilmente. Il Consolato Francese a Milano, decisivo per l'identificazione dei fermati, lascia che il tempo trascorra senza offrire una sola indicazione. Un giudice di pace non convalida né i fermi, né i provvedimenti di espulsione. Francesi e tedeschi tornano a piede libero il giorno stesso del loro fermo.
Il 29 aprile, secondo giorno di perquisizioni. Vengono "visitati" altri quattro immobili occupati. E anche questa volta la pesca è a colpo sicuro. Viene trovato il solito armamentario da casseur. Caschi, mazze di legno, filtri antigas. Nove italiani vengono denunciati a piede libero e rispediti nei comuni di residenza con foglio di via obbligatorio. Ma la sorpresa - diciamo così - è che in un grottesco gioco di guardie e ladri, con loro, vengono trovati gli stessi tre tedeschi per i quali, poche ore prima non era stata convalidata l'espulsione. La sera di quello stesso giorno, ancora un fermo. Ancora dei tedeschi. Su un furgone, tre ragazzi trasportano 58 bombolette di vernice spray e dei passamontagna. Anche per loro viene chiesta l'espulsione. E, anche per loro, l'espulsione non verrà convalidata dal giudice di Pace. "Siamo semplici writers ", dicono. Vengono creduti sulla parola. Né va peggio a 2 francesi che, il 29 sera, durante un controllo vengono trovati con due coltelli, taniche di benzina vuote in macchina e stoppini per molotov. O al francese e all'inglese, che, non lontano da via Solferino, girano in macchina con un po' di mazze da baseball.
Per tutti, una denuncia a piede libero e un invito ad allontanarsi dal Paese. Un invito. Che evidentemente non deve essere troppo convincente, visto che il 30 mattina, durante una terza perquisizione - questa volta nella case Aler di via de Pretis - altri dieci "neri" (8 italiani e 2 spagnoli) vengono trovati con la loro collezione di mazze (70 di legno, 10 di ferro), caschi integrali (8), estintori (2) e coltelli (2).
Sostengono fonti qualificate di Polizia che i francesi "graziati" il 28 aprile siano stati rivisti in piazza il pomeriggio del primo maggio. Per fare il "lavoro" per cui erano scesi in città. Dunque? "Dunque - dice ora Emanuele Fiano, responsabile per le questioni della sicurezza della segreteria nazionale del Pd - i tempi sono più che maturi per un cambio di passo. È necessario approvare in tempi brevi nuove norme sul fermo in flagranza differita di reato, come accade nel calcio. Norme che consentano alla polizia e anche alla magistratura di avere strumenti efficaci che non vanifichino la prevenzione e consentano di togliere dalla strada i violenti. Senza se, senza ma e senza alibi".