Cronaca

'Ndrangheta, 18 arresti nella Locride: usura, estorsioni e violenze di ogni tipo

Sgominata la rete del clan Commisso di Siderno. Nei guai anche quattro imprenditori vittime e favoreggiatori, visto che non hanno negato di essere taglieggiati anche di fronte alle intercettazioni "inequivocabili". Tassi fino al 500% della somma prestata. E minacce pesantissime: "Ti scasso come un capretto"

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REGGIO CALABRIA - "Se non mi ridai i miei soldi ti giuro sui miei figli che ti scasso, ti scasso come un capretto. Hai capito bastardo? Vengo e ti scasso di botte". Se avevi bisogno di un prestito, loro c'erano sempre. Cortesi e disponibili, inizialmente. Ma quando era il momento di pagare non sentivano ragioni. I soldi li volevano tutti, e nel giorno stabilito. Altrimenti scattavano le ritorsioni. Telefonate nella notte, minacce ai familiari e botte. Veri e propri pestaggi a sangue. Il clan si riprendeva fino all'ultimo centesimo, compresi gli interessi che in alcuni casi arrivavano al 500 per cento del capitale prestato. E se non c'erano soldi, la cosca puntava a mettere la mani su aziende e negozi. Funzionava così a Siderno, almeno fino a stamattina, quando gli uomini del Comando provinciale della Guardia di Finanza e dello Scico di Roma hanno fatto scattare le manette ai polsi di 18 persone (sei sono agli arresti domiciliari). Boss e picciotti del clan Commisso di Siderno. E non solo. Perché nei guai sono finiti anche quattro imprenditori considerati vittime degli usurai. Vittime e, allo stesso tempo, favoreggiatori degli stessi cravattari che li schiacciavano da anni. I quattro infatti hanno negato di essere sotto usura, e persino di fronte alle intercettazioni telefoniche che la Dda di Reggio Calabria definisce "inequivocabili", hanno preferito tacere. Un atteggiamento omissivo per il quale ora saranno chiamati a rispondere, ma da cui non hanno voluto recedere. Terrorizzati dagli uomini di una delle cosche di élite della 'ndrangheta della Locride, le vittime hanno scelto di affrontare il carcere piuttosto che eventuali ritorsioni mafiose.
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Un quadro sconcertante quello illustrato dal procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho, dall'aggiunto Nicola Gratteri e dai vertici provinciali e regionali della Finanza. Un quadro che per fortuna non è solo a tinte scure. E infatti se da una parte l'attività non si è avvalsa di alcuna denuncia delle vittime (tanto che alcune non hanno collaborato neppure successivamente), dall'altra alcuni degli imprenditori hanno ammesso la reale natura dei rapporti economici intrattenuti con gli uomini della 'ndrina Rumbo-Galea-Figliomeni, legata al più potente clan dei Commisso. Le persone coinvolte sono chiamate a rispondere, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, esercizio abusivo dell'attività finanziaria, usura, estorsione, tentata estorsione, minacce e lesioni.

Gli 'ndranghetisti avevano la loro base operativa in un distributore di benzina al centro di Siderno. Un'attività che consentiva di "nascondere" i prestiti in contanti che erano pronti a concedere agli imprenditori che chiedevano aiuto. Nel giro di qualche ora erano in grado di far girare decine di migliaia di euro che poi fruttavano guadagni enormi. Al vertice dell'attività usurai c'erano Domenico Infusini, Davide Gattuso e Santo Rumbo. Quest'ultimo, secondo la Dda, era il braccio operativo del padre Riccardo Rumbo, da anni in carcere. Ed era proprio da dietro le sbarre che dirigeva l'attività della "famiglia" dando ordini durante i colloqui con il figlio. Un gruppo criminale senza scrupoli e violentissimo. In questo senso i magistrati riportano la storia di Teresa Figliomeni, ex moglie di un uomo della cosca. Secondo l'inchiesta, la donna sarebbe stata massacrata di botte dall'ex cognato Davide Gattuso, solo per aver osato chiedere gli alimenti all'ex marito che da anni vive in Canada. Tra le vittime degli usurai anche la famiglia Furci. Una nota dinastia di commercianti che negli anni '80 fu vittima di un sequestro di persona. Da allora, ha spiegato Gratteri, "non si sono più ripresi economicamente e da almeno 15 anni sono vittima degli usurai".