CATANZARO - Questa volta "Toro Seduto" non è riuscito a sottrarsi alla condanna a morte emessa contro di lui dai codici della criminalità. Domenico Bevilacqua, 56 anni, capo storico della comunità rom di Catanzaro ritenuto referente della 'ndrangheta nella gestione delle attività illegali, soprattutto droga e estorsioni, è morto questa mattina poco prima delle 10 a seguito delle ferite riportate in un agguato. Avvenuto proprio nel quartiere Aranceto, roccaforte della folta comunità rom di Catanzaro, dove probabilmente "Toro Seduto" si sentiva al sicuro.
La dinamica dell'agguato sarebbe stata ricostruita grazie a un testimone ascoltato dagli agenti della squadra mobile di Catanzaro, ma gli inquirenti contano anche sulle immagini di una telecamera di sicurezza posta a meno di cento metri dal luogo del delitto. Bevilacqua si trovava nei pressi di un'edicola, quando è stato avvicinato da due persone a bordo di uno scooter. I boia incaricati di eseguire la sentenza. Il testimone si trovava nei pressi proprio mentre i due killer si avvicinavano alla vittima designata, uno alla guida, l'altro armato di pistola. Bevilacqua si sarebbe subito accorto che qualcuno gli si stava avvicinando con un'arma in pugno e avrebbe cercato di scappare dirigendosi verso un portone dove rifugiarsi. Probabilmente, estraendo l'arma che portava con sè, una calibro 9 modificata ritrovata sul posto. Ma non avrebbe fatto in tempo o non avrebbe avuto la forza di rispondere al fuoco: raggiunto dapprima di striscio al corpo, Toro Seduto è stato poi colpito due volte alla testa, crollando in una pozza di sangue, mentre il killer fuggiva assieme al complice rimasto alla guida dello scooter. Sette i bossoli repertati dalla scientifica. Bevilacqua è arrivato in condizioni disperate in ospedale, morendo circa un'ora dopo l'agguato.
"Toro seduto" era sopravvissuto dieci anni fa a un altro agguato così cruento da impressionare la città per l'efferatezza e la dinamica. Mentre sostava all'esterno di un bar, il capo rom era stato raggiunto al volto da alcuni colpi di fucile esplosi da un'auto di passaggio in pieno giorno nella piazza principale del quartiere Lido di Catanzaro. Pur gravemente ferito, Bevilacqua sopravvisse ma fu costretto a una serie di interventi chirurgici per la ricostruzione del suo viso sfigurato e da allora si era apparentemente defilato dalla gestione degli "affari". In realtà si ritiene che la sua figura continuasse a rappresentare un punto di riferimento per i criminali di etnia rom di Catanzaro.
Il suo nome era infatti comparso successivamente nei fascicoli di altre operazioni e altre inchieste contro la criminalità catanzarese. Indagini condotte dalla Dda che in Bevilacqua e in un altro capo della comunità rom, Cosimo Abbruzzese, avevano individuato i referenti a cui la cosca dei Gaglianesi aveva demandato la gestione delle attività criminose nelle zone di Corvo, Germaneto e Catanzaro Lido. Iil 25 novembre del 2009, in seguito all'operazione "Domino", Bevilacqua era stato condannato in primo grado a sei anni e mezzo di reclusione, pena ridotta a cinque anni in appello, ritenuto colpevole di estorsione ma senza l'aggravante del metodo mafioso. Nel 2012 "Toro Seduto" era stato rimesso in libertà anche per le precarie condizioni di salute.
Il tentato omicidio di dieci anni addietro venne inquadrato nell'ambito di un regolamento di conti tra cosche i cui interessi gravitavano nella zona sud di Catanzaro. L'inchiesta "Ghibli" contro le cosche del Crotonesi, in particolare, aveva evidenziato che l'agguato era stato deciso per punire i tentativi di "Toro Seduto" di rendersi autonomo rispetto alla cosca catanzarese, storicamente sottoposta al clan degli Arena. L'agguato mortale di questa mattina potrebbe essere la conferma definitiva che Catanzaro sia al centro di una guerra per il controllo del territorio da parte di cosche di 'ndrangheta delle zone limitrofe alla città. E sarà la Dda a indagare sulla fine del boss della criminalità rom: il fascicolo, secondo quanto apprende l'Agi, è già stato trasmesso dalla procura ordinaria a quella antimafia.
La dinamica dell'agguato sarebbe stata ricostruita grazie a un testimone ascoltato dagli agenti della squadra mobile di Catanzaro, ma gli inquirenti contano anche sulle immagini di una telecamera di sicurezza posta a meno di cento metri dal luogo del delitto. Bevilacqua si trovava nei pressi di un'edicola, quando è stato avvicinato da due persone a bordo di uno scooter. I boia incaricati di eseguire la sentenza. Il testimone si trovava nei pressi proprio mentre i due killer si avvicinavano alla vittima designata, uno alla guida, l'altro armato di pistola. Bevilacqua si sarebbe subito accorto che qualcuno gli si stava avvicinando con un'arma in pugno e avrebbe cercato di scappare dirigendosi verso un portone dove rifugiarsi. Probabilmente, estraendo l'arma che portava con sè, una calibro 9 modificata ritrovata sul posto. Ma non avrebbe fatto in tempo o non avrebbe avuto la forza di rispondere al fuoco: raggiunto dapprima di striscio al corpo, Toro Seduto è stato poi colpito due volte alla testa, crollando in una pozza di sangue, mentre il killer fuggiva assieme al complice rimasto alla guida dello scooter. Sette i bossoli repertati dalla scientifica. Bevilacqua è arrivato in condizioni disperate in ospedale, morendo circa un'ora dopo l'agguato.
"Toro seduto" era sopravvissuto dieci anni fa a un altro agguato così cruento da impressionare la città per l'efferatezza e la dinamica. Mentre sostava all'esterno di un bar, il capo rom era stato raggiunto al volto da alcuni colpi di fucile esplosi da un'auto di passaggio in pieno giorno nella piazza principale del quartiere Lido di Catanzaro. Pur gravemente ferito, Bevilacqua sopravvisse ma fu costretto a una serie di interventi chirurgici per la ricostruzione del suo viso sfigurato e da allora si era apparentemente defilato dalla gestione degli "affari". In realtà si ritiene che la sua figura continuasse a rappresentare un punto di riferimento per i criminali di etnia rom di Catanzaro.
Il suo nome era infatti comparso successivamente nei fascicoli di altre operazioni e altre inchieste contro la criminalità catanzarese. Indagini condotte dalla Dda che in Bevilacqua e in un altro capo della comunità rom, Cosimo Abbruzzese, avevano individuato i referenti a cui la cosca dei Gaglianesi aveva demandato la gestione delle attività criminose nelle zone di Corvo, Germaneto e Catanzaro Lido. Iil 25 novembre del 2009, in seguito all'operazione "Domino", Bevilacqua era stato condannato in primo grado a sei anni e mezzo di reclusione, pena ridotta a cinque anni in appello, ritenuto colpevole di estorsione ma senza l'aggravante del metodo mafioso. Nel 2012 "Toro Seduto" era stato rimesso in libertà anche per le precarie condizioni di salute.
Il tentato omicidio di dieci anni addietro venne inquadrato nell'ambito di un regolamento di conti tra cosche i cui interessi gravitavano nella zona sud di Catanzaro. L'inchiesta "Ghibli" contro le cosche del Crotonesi, in particolare, aveva evidenziato che l'agguato era stato deciso per punire i tentativi di "Toro Seduto" di rendersi autonomo rispetto alla cosca catanzarese, storicamente sottoposta al clan degli Arena. L'agguato mortale di questa mattina potrebbe essere la conferma definitiva che Catanzaro sia al centro di una guerra per il controllo del territorio da parte di cosche di 'ndrangheta delle zone limitrofe alla città. E sarà la Dda a indagare sulla fine del boss della criminalità rom: il fascicolo, secondo quanto apprende l'Agi, è già stato trasmesso dalla procura ordinaria a quella antimafia.