Quei treni prima del Frecciarossa 1000, quanta storia sulle rotaie
Primo treno Av al mondo ad aver ottenuto la certificazione di impatto ambientale Epd (28 grammi di Co2 a passeggero per chilometro), il Frecciarossa 1000 è silenzioso, stabile, confortevole ed è costruito con materiali riciclabili per più del 90% e rinnovabili per il 97%. L'interno si distingue per l'ampiezza dei corridoi, i sedili ergonomici, l'insonorizzazione acustica. La dotazione per i viaggiatori comprende luci a led, climatizzazione, accessibilità per le persone a ridotta mobilità, monitor e prese di corrente per il pc, connessione wi-fi. Fino al 31 ottobre sei treni Frecciarossa 1000 effettueranno in tutto otto collegamenti giornalieri tra Roma e Milano, con alcune corse prolungate su Napoli e Torino. La fornitura, che conta 50 treni, verrà via via completata nel corso dei prossimi mesi. (segue)
Grazie all'enorme successo di questi modernissimi convogli, il nome di "Freccia" è ormai diventato di uso quotidiano, tanto da sostituire la parola "treno". In realtà, da sempre i treni italiani vengono contraddistinti da nomi e soprannomi. Accanto a quelli ufficialmente attribuiti dalle Fs, ne esistono molti altri nati dalla fantasia di ferrovieri e appassionati. Avete mai sentito chiamare una locomotiva "Tartaruga" o "Caimano"? O nominare la "Micetta" o la "Regina"? E sapevate che esistono anche il "Cubo" e la "Sogliola" (nella foto)? Nomignoli affettuosi, particolari, indicativi di tante peculiarità e a volte accompagnati da pittogrammi all'esterno e all'interno dei treni. (segue)
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Già ai tempi del vapore, le eleganti locomotive 625 erano soprannominate "Signorine" per la loro estetica e per il tipico "ancheggiamento" durante la marcia in rettilineo, dovuto alla particolare disposizioni degli assi delle ruote. A essere incoronata "Regina" delle locomotive fu però la S 685 (nella foto), che coi suoi 1350 cavalli di potenza negli anni Trenta trainava a 120 l'ora il celebre Simplon Orient-Express nel tratto italiano da Milano a Venezia. (segue)
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Funzionava a vapore pure il "Cubo" (nella foto), una piccola locomotiva da manovra nata dalla trasformazione di un altro modello al quale era stata asportata una parte notevole. Accorciata fino ad assumere la forma di un cubo, la locomotiva 800 fu adibita alle manovre negli scali. Anche la "Sogliola", alimentata però a nafta, era utilizzata per le manovre. Costruita col solo posto per il guidatore, dal muso piatto e tozzo, era senza dubbio più larga che lunga: mai nome fu più indovinato. (segue)
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L'origine del nome "Littorina" non è certa. Pare si debba all'applicazione di un fascio littorio sul frontale del primo veicolo di questo tipo - l'automotrice a benzina Alb 48 - a bordo del quale Mussolini compì un viaggio inaugurale da Roma a Littoria (la futura Latina). Sul finire degli anni Cinquanta, una versione aggiornata della Littorina, e cioè il gruppo Aln 668, si guadagnò il soprannome di "Micetta" per la presenza di una fascia color rosso sul muso, che ricordava un gigantesco baffo. (segue)
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I celebri Etr, elettrotreni rapidi, furono a loro volta battezzati in vari modi. L'Etr 220, uno dei primi bolidi d'acciaio dal classico muso a testa di vipera, fu soprannominato "Polifemo" per il vetro frontale della cabina, realizzato in un'unica lastra, che ricordava un grosso occhio. Ma è esistito anche un Etr 230 "Valentino", destinato alle sfilate di moda ad alta velocità e perciò tutto decorato a fiori. L'Etr 300 "Settebello", icona dell'Italia del dopoguerra, era un supertreno di lusso composto da sette carrozze di prima classe che offrivano il meglio - il "bello" appunto - del trasporto nazionale. Sulle fiancate delle vetture campeggiava un suggestivo pittogramma raffigurante sette carte da gioco col settebello in primo piano. Una versione più ridotta, di sole quattro carrozze (Etr 250), fu ufficialmente denominata "Arlecchino" per i raffinati arredamenti interni di diverso colore. (segue)
Negli anni Settanta e Ottanta si viaggiava sul "Pendolino", così chiamato per il caratteristico pendolamento in curva alle alte velocità (segue)
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I nomi per i treni presi a prestito dalla zoologia ebbero particolare fortuna tra le locomotive elettriche. L'E.554 "Mulo dei Giovi" (anni Trenta) era una macchina trifase realizzata apposta per il traino dei treni più pesanti sulla difficile linea Genova-Tortona-Milano. Nel 1967 nasce la ben nota E.444 (nella foto) "Tartaruga", la prima locomotiva elettrica a corrente continua per i treni superveloci destinati alla Direttissima Roma-Firenze. Il suo nome, vincitore di un concorso bandito attraverso la rivista aziendale Fs Voci della rotaia, fece e fa tuttora da contrappasso alle ottime doti di velocista a 200 chilometri l'ora. Indimenticabile il pittogramma di una piccola tartaruga sull'esterno delle cabine di guida, oggi purtroppo cancellato. (segue)
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Nel 1975, a diventare simbolo di grande potenza fu l'E.656 "Caimano", un capolavoro di ingegneria veloce, robusto e affidabile, capace di trainare migliaia di tonnellate sulle linee più ripide e tortuose, divorando chilometri su chilometri. Estetica e nome azzeccatissimi, così come quelli dell'E.633 "Tigre", il primo locomotore Fs a sfruttare l'elettronica per la regolazione della potenza. Dunque, più aggressivo e grintoso dei rotabili tradizionali quanto a prestazioni. Una tigre, appunto. E la tradizione continua...(Fine)